Felicia Kinglsey: la scrittura prima e dopo il self publishing

Ho conosciuto Felicia Kingsley durante il Salone Internazionale del libro di Torino del 2018, eravamo sedute vicine al firmacopie organizzato da Newton Compton Editori. Non ci eravamo mai viste prima, ma io ho avvertito subito una certa affinità. Ho avuto la sensazione che fosse una persona piena di qualità da scoprire e il tempo mi ha dato ragione. Ricordo che ad un certo punto, mentre stava autografando uno dei suoi romanzi, si è voltata e mi ha detto: “Lo sai che ti sto invidiando tantissimo?”. Le ho chiesto per cosa e lei ha risposto: “Per i tuoi ricci, come diavolo è possibile che restino immacolati nonostante il caldo, l’umidità, le ore a girovagare per gli stand e il viaggio?”. Le ho svelato il mio ‘segreto’ (bigodini tutta la notte, una tortura medievale), dopodiché siamo scoppiate a ridere e da allora non abbiamo più smesso di scambiarci opinioni. 

Quando le ho proposto di rispondere a qualche domanda per l’Accademia per spiegare ai lettori il mestiere dello scrittore, ha subito accettato perché lei è così, si lancia con entusiasmo in ogni progetto. Ma è anche una persona molto determinata e puntigliosa, se i suoi romanzi sono in vetta alle classifiche nazionali, è perché dietro ogni libro c’è un grande lavoro e una messa in discussione costante. Le lettrici italiane la seguono ovunque, sui social, alle presentazioni perché è un’autrice versatile e energica.

Felicia ha esordito con il romanzo Matrimonio di convenienza, inizialmente autopubblicato. Dopo essere stata notata dalla Newton Compton Editori, il suo ebook è entrato nella classifica dei romanzi più letti del 2017. Stronze si nasce è stato pubblicato nel 2018 ed è tutt’ora tuttora uno dei libri più venduti nella categoria romanzi d’amore, così come Una Cenerentola a Manhattan, una favola rivisitata in chiave moderna con un pizzico di erotismo che davvero non guasta. Due cuori in affitto è la sua ultima fatica letteraria, un romanzo divertente, profondo con due protagonisti fortemente caratterizzati. 

Ma ora, parliamo di scrittura.

  • Ciao Felicia, grazie per aver accettato l’intervista. Dunque, raccontaci come hai iniziato a muovere i primi passi nel mondo dell’editoria. 

Da principiante sono partita con il self publishing. Scrivere mi è sempre piaciuto, fin da ragazzina l’ho fatto per me stessa su bloc notes e quaderni, ai tempi delle superiori ho scoperto i siti di fanfiction e lo scrivere per me stessa si è evoluto in scrivere per condividere. Al tempo, i siti di fanfiction non erano un bacino di scouting per le case editrici, quindi chi pubblicava i propri lavori lo faceva per puro spirito di divertimento. Quando mi sono staccata da quel mondo, nel momento in cui ho iniziato a lavorare e non avevo più la costanza di aggiornare le mie storie a cadenza regolare, ho messo un attimo in stand-by la scrittura. Tuttavia la mia immaginazione continuava a lavorare e sono arrivata a un punto in cui le storie erano così nitide e definite che scriverle è diventato un bisogno. In quel momento, vedi i casi della vita, sono venuta a conoscenza del self-publishing, che ho tentato in modo del tutto sperimentale senza alcun tipo di aspettativa. 

  • Hai pubblicato il tuo primo romanzo in self ricevendo ottime recensioni, dopodiché sei stata notata da Newton Compton Editori e la tua carriera di scrittrice è schizzata alle stelle. Cosa significa pubblicare autonomamente? E quali sono i vantaggi di avere un grande editore alle spalle?

Pubblicare in self significa essere l’editore di sé stessi e con questo, bisogna rivestire tutti i ruoli che in una casa editrice coprono diverse figure. Si deve essere editor, correttori di bozze, impaginatori, illustratori, tecnici informatici, amministratori e anche addetti stampa. Il self richiede flessibilità e autocritica. Avere un editore alle spalle ti inserisce in una cerchia di professionisti con competenze di settore che un autore, da solo, non può avere. Da self non potevo neanche immaginare che lavoro ci fosse dietro un romanzo edito, oggi sono molto più realista.

  • Quali sono, secondo te, gli aspetti positivi e negativi del self publishing?

Aspetti positivi: si bypassa lo sbarramento selettivo di una casa editrice e si arriva direttamente al lettore, il tutto a costo zero. Se un romanzo in self ha successo, vuol dire che piace e non c’è feedback più genuino. L’aspetto negativo è la velocità. È vero che le case editrici hanno dei tempi di lavorazione lunghi, ma un motivo c’è: dal momento in cui l’autore finisce il romanzo, l’editor dà un riscontro sul lavoro che spesso porta a correzioni strutturali massicce, riscritture, tagli, interventi di una certa severità. Segue l’editing formale, poi la correzione, poi l’impaginazione… insomma, da self, una volta messa la parola “fine” alla prima bozza, l’autore pensa effettivamente di aver finito e potrebbe pubblicare il manoscritto su tutte le piattaforme in quello stesso istante. Ciò porta a distribuire dei prodotti semilavorati che avrebbero avuto bisogno di un tempo di decantazione maggiore, e lavorazioni più attente. Spesso la fretta di pubblicare ha la meglio.

  • C’è qualche autore self che secondo te meriterebbe di comparire tra gli scaffali delle librerie?

Non faccio nomi, ma qualche romanzo valido l’ho letto e mi auguro che presto qualche casa editrice si faccia viva e decida di pubblicarlo.

  • Quali sono i consigli che senti di voler dare a chi pubblica tramite self publishing?

Di essere severi con sé stessi, la qualità, oggi, fa la differenza. Avere fretta di caricare sulle piattaforme il proprio manoscritto è deleterio. Bisogna avere la pazienza di metterci le mani con occhio distaccato e mente fretta. Gli errori (e non parlo solo di quelli grammaticali) si vedono dopo molti mesi. E tagliare. La seconda stesura, rispetto la prima bozza deve perdere almeno il 10%. E avere già pronto il secondo romanzo da pubblicare a stretto giro. 

  •  Tornando indietro, modificheresti qualcosa del tuo percorso autoriale?

Del senno di poi son pieni i fossi, dicono. Di sicuro, cercherei di farmi più autocritica. Quando parlavo della fretta di pubblicare, mi riferivo anche all’errore che ho fatto io. Ogni lavoro merita attenzione e se avessi avuto più pazienza avrei pubblicato dei prodotti di certo qualitativamente migliori. Non mi lamento, ma avrei potuto fare meglio. Si può sempre fare di meglio.

  • Il tuo approccio alla scrittura è cambiato dal momento in cui hai iniziato a collaborare con Newton Compton Editori?

Assolutamente. Lavorare con dei professionisti ti insegna tanto. La cosa più importante che ho imparato è stata farmi delle domande. Mentre scrivo, mentre edito, ormai automaticamente, mi chiedo “Funziona così?”, “Manca qualcosa?”, “Ho esagerato?”, “Posso dirlo meglio?”. Non mi sostituisco all’editor, ma il romanzo oltre che a scriverlo, lo ragiono, in modo poi da poter anche confrontarmi sui dubbi che mi sono venuti. Se non abbiamo nessun dubbio su ciò che abbiamo fatto, di sicuro ci sono dei problemi gravi che abbiamo sottovalutato.

  • E quanto conta il riscontro dei lettori?

È importantissimo. Ogni lettore ci fornisce un punto di vista diverso, quindi da tutti si può raccogliere un’informazione in più. Si impara anche a conoscere il proprio pubblico, ed è importante, perché quando scriviamo dobbiamo tenere bene a mente a chi ci stiamo rivolgendo.

  • Pensi sia necessario l’editing di un romanzo?

L’editing è fondamentale. Senza, il romanzo non è un romanzo, è una prima bozza.

  • Che tipo di rapporto si crea tra editor e autore?

Deve esserci confidenza ma allo stesso tempo distacco. L’editor deve potermi dire cosa non funziona senza filtri, io a mia volta devo accogliere le note di correzione in modo razionale, senza scatenare conflitti. Bisogna tenere a mente che l’editor sta lavorando al nostro romanzo per migliorarlo, non per peggiorarlo (come molti complottisti spesso sostengono).

  • Chi è l’editor secondo te?

Diciamo subito chi NON è. Non è la maestrina che ci segna i congiuntivi sbagliati con la biro rossa. L’editor è un analista del romanzo, lo guarda da vicino, da lontano, intero, per parti, ci dice cosa funziona, cosa no, ci dice se ci sono scene superflue da tagliare, altre troppo asciutte da approfondire, se i personaggi sono piatti e bisogna caratterizzarli meglio. Chi confonde l’editor con uno spazzino che passa sul romanzo con una scopa e te lo ridà pulito da tutti i refusi, si sbaglia. L’editor ci dice come ristrutturare un romanzo. A volte possono servire poche modifiche, altre volte c’è bisogno di una riscrittura totale. 

  • Puoi raccontarci qualche aneddoto?

Il mio primo editing professionale, quello fatto su “Matrimonio di convenienza” è stato il mio primo vero bagno di realtà. La mia editor mi mandava ogni giorno le scansioni delle cinquanta pagine da lei editate e ognuna era un’ecatombe di correzioni, quasi una per riga. Caso strano, tra queste, una pagina era pulita. Io tutta orgogliosa ho pensato che, per una volta, non ci fosse stato nulla da correggere. Il giorno dopo, la mia editor mi ha mandato una mail dicendomi che aveva saltato un foglio e che me l’allegava corretto. Non ero io ad essere stata stranamente brava, ma a lei, nel marasma, di fogli, era sfuggita quella pagina. Inutile dire che anche quella era tutta una correzione. Un editor bravo non fa nessun tipo di sconto. Dubitate degli editor che vi lasciano pagine senza correzioni.

  • Quando hai deciso di pubblicare in self, hai pensato di rivolgerti a un professionista per la revisione del tuo romanzo?

Purtroppo no. Nella mia inconsapevolezza, al tempo, non sapevo che si potessero assumere editor, e non avevo nemmeno idea di dove trovarne uno. Oggi, i social stanno semplificando la vita di tutti e chiunque scriva in self, può accedere facilmente a una rete di professionisti come se si lavorasse con una casa editrice.

  • Come nascono le tue storie?

Nei modi più improbabili. Di solito le idee mi vengono quando non ho proprio modo di scrivermi un appunto, tipo mentre guido o mentre sono sotto la doccia. Prima di metterle su carta, me le rielaboro in testa per giorni, il che è anche un bene perché ho il tempo di capire se sono buone o è fuffa.

  • Prima di passare alla stesura vera e propria, prepari del materiale tipo scalette, sinossi e schede dei personaggi? 

All’inizio non lo facevo, andavo a braccio, poi ho imparato a scrivermi sinossi, schede personaggi e piano dei capitoli. In questo modo ho più controllo sulla storia e so sempre dove sto andando, evitando così di perdermi in capitoli inutili che non si sa se servano o meno alla progressione della trama. Ciò mi agevola anche con i tempi di scrittura. 

  • Quanto è importante la trama? E quali sono i segreti per scrivere un pitch accattivante?

La trama è la cosa più importante del libro. Da essa dipende la scelta del lettore, se leggere il romanzo che ha in mano o no. La trama (scrivere trame è un vero e proprio lavoro) deve presentare il romanzo senza fare spoiler, deve catturare e incuriosire il lettore, deve fargli dire, una volta finito di leggere quelle dieci righe “Accidenti! Devo assolutamente sapere cosa succede!”. Scrivere una trama è una questione di scelta di parole, di lunghezza delle frasi, di ritmo. Non è un semplice riassunto.

Il pitch fa la stessa cosa in tre righe, ci serve per convincere l’editore che deve pubblicare il nostro romanzo. Quindi, oltre alla giusta scelta di parole e ritmo, bisogna abbinare un discreto dono della sintesi. Il pitch migliore è quello che possiamo scrivere quando il romanzo lo abbiamo ancora in testa e non abbiamo messo giù neanche una parola, perché ci focalizzeremo solo sulle cose importanti.

  • Parlando della famosa cassetta degli attrezzi tanto cara a Stephen King, qual è secondo te lo strumento necessario per costruire una trama efficace?

Credo che gli elementi della trama debbano rispondere alle classiche domande: “chi-cosa-come-dove-quando-perché?”. Facciamo un esempio: se io sostengo che un mio personaggio è a Roma e lo mando a Londra, deve esserci un perché, una motivazione forte: amore, lavoro, denaro… Il romanzo inizia nel momento in cui una di queste cose, il motivo per cui è a Londra, gli sfugge. Arriva a Londra e scopre che l’amore della sua vita sta con un’altra persona. BANG! Il romanzo inizia. Arriva a Londra e il lavoro che gli avevano promesso è stato dato a un altro. Ecco un altro inizio di trama. Il nostro eroe arriva a Londra e scopre che i soldi che doveva ricevere sono stati rubati. Ora abbiamo un thriller.

 Andare a Londra perché gli va, non è una risposta sufficiente a sviluppare una trama.

  • Il tuo consiglio agli aspiranti scrittori. 

Mai smettere di autoistruirsi. Che sia attraverso un corso, che sia leggendo classici e opere di autori premiati, che sia consultando manuali di scrittura, mai pensare di essere arrivati, di sapere tutto. Una volta, chi voleva farlo, doveva spostarsi chilometri per trovare una scuola di scrittura creativa da frequentare, oggi con internet, è tutto a portata di scrivania, non approfittarne sarebbe sciocco.

  • Due cuori in affitto è il tuo ultimo romanzo, stai già lavorando al prossimo libro? 

Ne ho già uno pronto e un altro in stesura, anche se è molto articolato e non so quanto tempo mi prenderà. Però cerco di non smettere mai di scrivere per non uscire dal tunnel creativo. 

  • Hai mai pensato di cambiare genere narrativo?

Per adesso ho in testa nuovo progetti sempre romance ma nei quali voglio inserire un elemento di variegazione della trama. Un po’ di giallo o un po’ di mistery, poi per il futuro si vedrà. A parte il fantasy e sci-fi non mi precludo nulla.

  • Cosa pensi di coloro che non reputano il romance al pari un genere letterario? 

Che sono loro ad avere un problema. Purtroppo, non so dirti il “paziente zero” che ha diffuso l’epidemia, si è radicata l’idea che il romance non è parte della narrativa, ma la narrativa, così come la intende la storia della letteratura, esclude solo due cose: la poesia e la saggistica. Quindi, significa che anche il romance ne fa parte. A dispetto di qualcuno, ma ne fa parte. Basti guardare i dati delle vendite per capire che il romance non è solo un genere letterario ma un vero e proprio traino economico.

  • Tempo fa hai lanciato l’hashtag #pinkpride per difendere la categoria del rosa, credi che il messaggio sia stato recepito oppure incontri ancora difficoltà a livello di credibilità?

Roma non è stata costruita in un giorno e un hashtag non basta a fare cambiare una mentalità. Serve un presidio continuo da parte di autori, editori e lettori per portare avanti la “causa” se così vogliamo chiamarla. Non ci sarebbe bisogno di un pinkpride se non ci fossero degli ostinati detrattori del genere.

  • Parlando di narrativa, cos’è cambiato nel panorama editoriale contemporaneo rispetto al passato e quali sono, secondo te, i generi più in voga?

L’editoria è un mondo che va velocissimo, cambia nell’arco di qualche mese e ogni genere in voga oggi, non è detto che lo sia anche l’anno prossimo. Bisogna prendere l’onda giusta. C’è stata l’onda del fantasy-vampire, quella dell’erotico, ora mi sembra molto forte la richiesta di young e new adult. Ciò che è impossibile, è prevedere cosa verrà dopo.

  • Grazie Felicia per essere stata con noi, aspetto con ansia il tuo prossimo romanzo. 

Grazie mille a te per avermi intervistata!

Questo elemento è stato inserito in Blog. Aggiungilo ai segnalibri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *