LA CASA DI CARTA – PRIMA STAGIONE

CAPITANATI DA EL PROFESOR UN GRUPPO DI CRIMINALI SI ORGANIZZA PER ASSALTARE LA ZECCA REALE DI SPAGNA 

La casa di carta è uscita il 20 dicembre 2017 su Netflix, ottenendo diversi riconoscimenti, e noi dell’Accademia ci tenevamo a dire la nostra. Non a caso, infatti, è stata premiata dal pubblico come miglior serie tv spagnola, catalogata come la più vista della storia, non in lingua inglese. Ideata da Álex Pina, conquista i fan di ogni età mantenendo in parte quello stile tipicamente spagnolo della telenovela, riuscendo tuttavia a incantare lo spettatore con colpi di scena ben strutturati e una caratterizzazione dei personaggi per nulla da invidiare ad altre serie di successo targate Netflix.

I PROTAGONISTI

La storia è quella di una grande rapina in stile Ocean’s Eleven, e ci viene narrata da Tokyo (Úrsula Corberó), uno dei membri della banda, nonché testa calda del gruppo (a mio parere il personaggio con la peggior caratterizzazione dell’intera serie). Man mano ci verranno presentati anche gli altri membri del gruppo: Il Professore (Álvaro Morte), la mente dietro l’intero piano; Berlino (Pedro Alonso), il misterioso braccio destro del Professore; Rio (Miguel Herrán), l’hacker e amante di Tokyo; Mosca (Paco Tous), un esperto scassinatore padre di Denver; Denver (Jaime Lorente) figlio di Mosca e inserito nella rapina per richiesta di quest’ultimo; Nairobi (Alba Flores), esperta falsaria; Helsinki (Darko Peric) e Oslo (Roberto García Ruiz), due cugini, ex militari serbi.

GLI ANTAGONISTI

Apprenderemo del loro passato e impareremo a conoscerli meglio, ma non sono solo loro al centro di situazioni rischiose o con dei trascorsi interessanti. A far parte di una meticolosa caratterizzazione ci sono anche i membri della polizia, antagonisti naturali della banda, e composti principalmente da: Raquel Murillo (Itziar Ituño), ispettore che si occuperà dei negoziati durante la rapina. Divorziata, con una figlia e una madre a carico, si innamorerà del Professore sotto mentite spoglie. Poi c’è il colonnello Prieto (Juan Fernández), capo dei servizi segreti, e interessato solo a liberare Alison Parker; Ángel Rubio (Fernando Soto), viceispettore e collega di Raquel, di cui è follemente innamorato; e Suárez (Mario de la Rosa), uno dei poliziotti che tenterà più volte di porre fine alla rapina.

LE VITTIME

Per concludere abbiamo anche i sequestrati, vittime della banda, tra i quali spiccano maggiormente: Arturo Román (Enrique Arce), direttore della zecca di stato e amante della sua segretaria; Mónica Gaztambide (Esther Acebo), la segretaria incinta di Arturo, che ne rifiuta la paternità e che successivamente si innamora di Denver; Alison Parker (María Pedraza), figlia dell’ambasciatore del Regno Unito, amico intimo della regina Elisabetta II, venuta in gita alla zecca di stato con la sua classe; e Ariadna Cascales (Clara Alvarado), una dipendente della zecca di stato che per sopravvivere alla rapina si concede a Berlino per il quale prova disgusto e paura.

Ognuno di questi personaggi è unico nel suo modo di affrontare la situazione e nel suo modo di pensare, permettendo allo spettatore di riuscire a immedesimarsi in almeno uno di loro e comprendere, seppur non condividendo, anche il motivo che sta dietro a ciò che li spinge ad agire. Questo è il vero cuore pulsante di ogni singola puntata, una tecnica con cui la serie, furbescamente, spinge lo spettatore a tifare per i rapinatori, che si dimostrano molto umani e sensibili a quelle che sono le necessità dei loro prigionieri. Umanizzazione che toglie il velo ai veri cattivi, come il Colonnello Prieto o Arturito, in vero stile la Resistenza, come più volte ricorda il Professore.

LA MENTE DEL COLPO

La trama, oltre a essere continuamente sospinta dai sentimenti e dalle azioni dei personaggi principali e secondari, prosegue con imprevisti e sfortune che il Professore non aveva calcolato, e che proprio per questo spetta a lui affrontare e risolvere. Il tutto dovendo combattere contro i nuovi sentimenti nei confronti di Raquel.

I colpi di scena in questa serie non vengono mai a mancare, partendo dal primo episodio con Tokyo che non rispetta il piano e quasi infrange la prima regola, sparando contro i poliziotti e ferendoli. All’episodio in cui Denver non obbedisce all’ordine di Berlino e risparmia la vita a Monica, fino all’ultimo episodio, dove in un flashback, sotto la spettacolare canzone “Bella Ciao” cantata dal Professore e Berlino, questi ultimi rivelano di avere uno misterioso legame inerente al loro passato, trasgredendo a una delle regole imposte dal Professore stesso: niente legami tra i membri della banda.

Ad alternare questa scena vi è il tempo presente, dove la polizia trova la casa e tutti gli appunti del piano del Professore, con annesse impronte digitali dei membri della banda. Questo dà vita a una delle scene più belle dell’intera stagione, nonché della storia delle serie televisive, lasciando lo spettatore in balia di con un colpo di scena completamente inaspettato: il piano perfetto è fallito. Qui, però, si interrompe bruscamente il sogno narrativo, rinviato alla seconda stagione.

Concludo l’articolo invitando coloro che (se esistono) non hanno ancora visto questa serie, a recuperarla in fretta perché, per quanto non sia impeccabile come il piano del Professore, è una storia meritevole e unica nel suo genere, che saprà intrattenervi come poche.

Andrea Cova

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *