TRARRE ISPIRAZIONE DALLA PROPRIA VITA

LO SCRITTORE NAVIGATO

Ho fatto tante esperienze nella vita, e vorrei condividerle con gli altri, un romanzo sarebbe perfetto!

Dunque: “C’era una volta…” mmm no… 

Riproviamo: “Quella mattina mi alzai di buon’ora per…” mmm, neanche questo… 

Ok, dove comincio?

Da lettore accanito potrebbe esserti capitato tra le mani un romanzo di Erri de Luca, il diario di Anne Frank o, più di recente, “Mi vivi dentro” di Alessandro Milani. Sono tre autori che hanno ricavato un impulso creativo dalla propria storia personale, ma in modi differenti. Erri de Luca ha esordito raccontando dell’atmosfera di un’infanzia trascorsa a Napoli: “molte cose finite sotto i miei sensi evocano un altrove” (Non ora, non qui). Anne Frank ci ha commosso con la quotidianità di un’esistenza celata nelle piaghe dell’olocausto: “ah, quante cose mi vengono in mente di sera quando sono sola, o durante il giorno quando debbo sopportare certa gente che mi disgusta o che interpreta male tutte le mie intenzioni! Perciò finisco sempre col ritornare al mio diario, è il mio punto di partenza e il mio punto di arrivo” (Diario). Alessandro Milani ci ha mostrato il concetto di resilienza, come reazione positiva a una perdita: “e così a mezzanotte, mentre in lontananza qualcuno fa scoppiare qualche mortaretto e il gruppo sul palco intona un’improbabile melodia brasiliana, sono nel lettone con i miei figli. Loro ronfano già, io guardo in TV una partita di Premier League. Auguri, Franci. Ovunque tu sia.” (Mi vivi dentro).

Un progetto narrativo che rispecchi la propria esperienza implica due cose: un trascorso davvero interessante e la capacità di scegliere.

Già, perché non basta che qualcuno ti dica: scrivici un libro. Non basta nemmeno conoscere a fondo la storia di nostro nonno che ha fatto la seconda guerra mondiale. Anche il lettore avrà ai piedi del letto un baule di aneddoti interessanti, forse alcuni migliori dei nostri. Certo, lui non amerà come noi giocare con le parole, tuttavia per evitare che si interessi ad altre storie più meritevoli, dobbiamo porci una domanda.

Quale degli avvenimenti che mi sono capiti può insegnare qualcosa di nuovo?

Se poi ai piedi del letto c’è solo un tappeto, ricordati questa strofa dei Nomadi: “e se vuoi scrivere una canzone apri il giornale c’è l’ispirazione.” 

Elaborazione e ricerca:

Il lavoro dello scrittore, in fondo, riguarda la ricerca e l’elaborazione. Se nei miei trentacinque anni non ho scalato l’Everest o non ho toccato il suolo lunare, posso comunque raccontare la storia di un alpinista o di un astronauta, l’importante è approfondire la conoscenza, imparare come un alpinista scala l’Everest, o come un astronauta arriva sulla Luna. Certo, se poi conosciamo di persona un alpinista, o un astronauta, ancora meglio. Anche così, però, dobbiamo prestare molta attenzione a cosa decideremo di mettere in scena, e cosa fuori scena.

Molti scrivono per sé stessi, i più caparbi per gli altri. Non c’è un giusto o uno sbagliato, ma come abbiamo detto nel primo articolo di questa rubrica, lo scrittore ha comunque un obbligo morale: la correttezza della parola.

La correttezza, tuttavia, non riguarda solo l’italiano, o la sintassi, ma anche l’onestà del contenuto che vogliamo trasmettere.

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”

(Gabriel García Márquez, “Vivere per raccontarla”)

Se impari a scrivere una storia, la tua o di altri, rendendola “vita”, riuscirai a far entrare il lettore nella tua famiglia, e allora guarderà Napoli con gli occhi di un bambino, scorrerà le pagine di un diario nascosto alla Gestapo, amerà Franci e i suoi figli.

Lo sviluppo dell’idea:

Per prima cosa stabilisci le tappe del percorso, costruisci un arco narrativo che culmini col messaggio che vuoi dare, seleziona con scrupolo solo quei dettagli davvero, ma davvero interessanti. E se quando arrivi alla fine hai paura di aver scritto l’enciclopedia bibliografica della tua esistenza, o ancora stai impazzendo su come sviluppare l‘idea, puoi sempre chiedere supporto a un Writer Coach.

Chiediti: quando ho un’idea a chi la racconto per primo? A un amico? A un familiare?

Spesso dalle persone vicine a noi riceviamo troppe critiche, o troppo poche. In entrambi i casi, quasi sempre, non fanno bene alla nostra scrittura.

Il mentore letterario:

Il Writer Coach invece è un “mentore letterario” professionista, che ti aiuterà a migliorare le tue capacità, a sviluppare l’idea originale o a trovarla, soprattutto a stabilire una strategia ben pianificata nel tempo che farà in modo che la tua storia, il tuo vissuto prezioso, non venga sprecato o gettato nel cassetto dei desideri irrealizzati.

Il Writer Coach è una presenza a volte ingombrante, ma dura e decisa quanto basta a far sì che il tuo testo venga rispettato dal lettore, perché non c’è nulla di peggio di una prosa confusa che lo faccia irritare.

“Lo scrittore non istruito può raccontare con successo le storie delle persone che gli stanno intorno, può mettere per iscritto i loro desideri e le loro sofferenze in maniera comica, profondamente commovente o tale da ispirare un timore reverenziale; e se è uno scrittore autodidatta, uno di quelli che legge libri, va a vedere buoni film, e ascolta attentamente le storie che sente circolare tra amici e colleghi di lavoro, potrebbe perfino diventare un narratore abile e originale […] le cui opere di narrativa ci colpiscono non solo per la loro aderenza alla vita ma anche per la loro genialità.”

(Il mestiere dello scrittore, John Gardner)

Sta a te, ora, decidere che tipo di narratore vuoi essere.

Davide Corbetta

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