AUSTRALIA di Irena Trevisan

Vedere una propria pubblicazione in libreria fa sempre piacere. Dopo tanti giri di bozze, affidare il proprio libro alla vista e alle mani del pubblico è un’emozione curiosa. Quando tra gli scaffali scorgo la copertina di Australia, tuttavia, è come se la vedessi per la prima volta. Quella strada deserta e polverosa che corre verso il vuoto orizzonte arancione, quel cielo di un denso blu, quel solitario segnale stradale a collegare i due piani. La disarmante immensità del paesaggio cattura l’occhio e fatica a lasciarlo, costringendolo a perdersi nella profonda prospettiva.

Quando ho iniziato a scrivere questo libro mi sono imposta sin dalle prime parole di svincolarmi da ogni stereotipo. I canguri, i deserti, l’oceano; l’annosa questione aborigena. Dell’Australia sembra di sapere tutto e niente. Ho deciso, così, di fare tabula rasa. Di ripartire dai dettagli, dai colori, dalle forme di una terra che sembra appartenere alle epoche più disparate. Sapevo che avrei dovuto costruire un libro fotografico: ed è nelle fotografie che ho trovato il capo del filo conduttore che stavo cercando.

Mi sono trovata davanti immagini di formazioni rocciose millenarie che sfidano ogni giorno la forza del vento. Ho lasciato che il mio sguardo si riempisse delle tinte forti e aspre del Red Centre, il rosso cuore del continente. Ho seguito le striature dei canyon ritagliati dai corsi d’acqua come burro sotto una lama, per individuare nelle pareti di pietra le radici geologiche. Ho permesso alle candide vele dell’Opera House di Sydney di abbagliarmi, come specchi tra il cielo e il turchese delle onde. Ho immaginato di ascoltare i canti degli aborigeni, a scandire i riferimenti spaziali di una terra bruciata dal sole. 

Ho scoperto, così, un mondo che sembra appartenere a una realtà parallela. Un’immensa isola incastonata nell’oceano, tuttora in grado di custodire un temperamento spontaneo. Nemmeno l’atmosfera familiare e rassicurante delle sue città cosmopolite riesce a sviare la sensazione che, in Australia, sia sempre la terra stessa a governare le briglie. Ogni cosa è inafferrabile, e la luce stessa sembra plasmare continuamente i paesaggi con un’onda variabile, in grado di colorarne i profili e di trasfigurarli con straordinaria intensità. Un panorama antichissimo ma sempre diverso, nuovo, arcano.

Il mio obiettivo si è reso presto palese. Ho voluto impostare il volume come una ricerca continua, volta a individuare nelle contrapposizioni una realtà armonica. Perché tra una semplice foglia di eucalipto e la mole chilometrica di Uluru non c’è poi tanta differenza; perché non è l’ordine di grandezza a determinare l’intensità di un continente in cui, di fronte a una bellezza così antica da sembrare eterna, ci si sente sempre infinitamente piccoli.

Mi auguro che, sfogliando le pagine di questo libro, ogni lettore possa trovare una risposta alla propria curiosità. Che la cerchi nello sguardo di un koala, tra le vie di Melbourne o tra le foreste della Tasmania. Con un atteggiamento non giudicante, in attesa che un dettaglio, un colore o una forma lo catturi per sempre.

QUARTA DI COPERTINA

Il territorio australiano, scandito dalle “vie dei canti” degli aborigeni, sembra appartenere a una realtà parallela. Aspra e delicata, calpestata silenziosamente per migliaia di anni e bruciata dal sole, quest’immensa isola nel lontano cuore dell’oceano custodisce ancora un temperamento spontaneo. Nemmeno l’atmosfera familiare e rassicurante delle sue città cosmopolite riesce a sviare la sensazione che, in Australia, sia sempre la terra stessa a governare le briglie. Ci si sente infinitamente piccoli nelle sconfinate distese dei canyon aranciati, dei deserti rossi, delle foreste lussureggianti, delle spiagge bianche, delle acque cristalline, delle aree del bush solcate dai nativi durante i loro walkabout. È come se la luce stessa, su quest’isola, plasmasse continuamente le pietre con un’onda variabile, in grado di colorare i profili dei paesaggi e di trasfigurarli con straordinaria intensità in una gamma di tinte calde e corpose. Ogni cosa, qui, è inafferrabile: la natura è ancora padrona, grazie all’implacabilità di un clima rovente, all’asprezza dei deserti, al silenzio delle rocce solitarie e incuranti. In Australia, tuttavia, rimane sempre la percezione di far parte di una realtà armonica, unica ed equilibrata; perché è proprio nell’intensità delle sue manifestazioni naturali che questa terra individua il giusto contrappeso alla sovrabbondanza del presente.

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