GLENN COOPER: TRA SCIENZA E CREATIVITÀ

Glenn Cooper è il classico esempio di self-made man: laurea in Archeologia a Harvard, dottorato in Medicina, presidente e amministratore delegato di un’industria biotech, scrittore, sceneggiatore e produttore cinematografico. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo libro, The Library of the Dead, pubblicato in Italia dalla Editrice Nord. Un romanzo basato sulla scoperta di una vasta e misteriosa libreria sotterranea di testi medievali. Dopo il successo internazionale del suo primo romanzo, ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla scrittura. E noi dell’Accademia non potevamo lasciarci sfuggire la possibilità di intervistarlo.

  • Ciao Glenn, ti ringrazio per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Dunque, facciamo un passo indietro. Eri un medico affermato, ti sei specializzato in malattie infettive e nel 1985, sei stato assunto da una grande compagnia di biotecnologie per la ricerca di nuovi antibiotici divenendone successivamente presidente. Negli anni Novanta hai iniziato a scrivere e il tuo mondo ha radicalmente cambiato prospettiva. Medicina e scrittura sono due ambiti molto diversi, cosa ti ha spinto ad abbandonare il rigore scientifico in nome della creatività?

Come tutti gli scrittori, avevo un profondo bisogno di scrivere e di creare nuove versioni della realtà. Per molti anni mi sono occupato di scienza e scrittura creativa simultaneamente e credo che i due mondi possano coesistere perfettamente, almeno dentro di me. Ammetto che non è qualcosa che funziona per tutti, ma quando lo si fa, può essere molto soddisfacente (vedi sotto). Mi sentivo di avere realizzato molto nel mondo della scienza e in quello degli affari, quindi quando mi si è presentata l’opportunità di scrivere a tempo pieno, dopo che il mio primo libro La Biblioteca dei Morti aveva avuto successo, ho deciso di provare a scalare un’altra montagna.

  • Hai affermato che la scrittura è capace di farti stare in equilibrio, pensi che la scrittura creativa abbia un potenziale terapeutico?

È risaputo che la scienza e la matematica siano funzioni della parte sinistra del cervello e le abilità artistiche e creative siano funzioni della parte destra. Quando lavoravo nel campo scientifico a tempo pieno, notavo che, anche dopo una estenuante giornata passata utilizzando l’emisfero sinistro, la sera riuscivo a sentirmi riposato abbastanza da scrivere una sceneggiatura o un romanzo, utilizzando l’emisfero destro. Per qualche motivo, passare da una parte all’altra del cervello mi faceva sentire più completo e soddisfatto. E anche se ora scrivere è il mio lavoro, mi piace ancora leggere letteratura scientifica e lavorare come consulente aziendale. Avere un equilibrio è positivo.

  • All’inizio della tua carriera letteraria ti sei concentrato sulle sceneggiature. Anche se una ventina delle tue sceneggiature poteva essere sviluppata, soltanto una venne realmente prodotta sebbene tu abbia aperto una casa di produzione. Alcuni dei tuoi romanzi sono difficili da realizzare per via delle location, altri, invece, si presterebbero bene al grande schermo. Puoi spiegarci come mai i tuoi romanzi non sono ancora stati trasposti in film?

I miei libri non si prestano facilmente ad adattamenti cinematografici, specialmente quelli che includono spostamenti temporali e cambi di prospettiva. Potrei scrivere dei libri più adatti alle trasposizioni, ma non voglio, sarebbe come snaturare la mia creatività. Il consiglio che darei agli aspiranti scrittori che sperano che i loro romanzi siano adattati e prodotti è di scrivere in uno stile più lineare e diretto.

  • Hai detto che per scrivere un romanzo, solitamente leggi almeno 250 libri. Quanto conta la ricerca nella stesura di una trama?

Bè, quel numero è il limite massimo! La maggior parte dei miei libri richiede molta meno ricerca. Mi piace usare parentesi o preludi storici nelle mie opere. Se tu scegli di scrivere narrativa d’ambientazione storica, questa deve essere veritiera, secondo me l’unico modo per raggiungere questo obiettivo è di leggere fonti primarie e buone fonti secondarie. Se la tua idea di ricercare è leggere un articolo su Wikipedia, allora non stai rendendo un buon servizio alla tua arte e ai tuoi lettori.

  • A quali dei tuoi romanzi sei più affezionato?

Sinceramente, è sempre il mio “lavoro in corso”. Vivo, mangio e dormo pensando al mio attuale libro. È sempre lì che mi perseguita. Una volta completato, mi posso distaccare. Direi che sono molto affezionato a La Biblioteca dei Morti, perché è stata un’idea grandiosa e il primo libro che ho pubblicato, La Mappa del Destino, perché sono appassionato di archeologia, la trilogia de I Dannati, perché è stata molto divertente da scrivere, e Il Segno della Croce perché ha presentato un nuovo protagonista che mi piace molto, Cal Donovan.

  • Nonostante tu sia uno scrittore best seller, è stato facile contattarti. Hai risposto subito alla mia email. Devo essere sincera, questa cosa mi ha positivamente sorpreso. Spesso avere a che fare con gli autori italiani non è altrettanto facile. So che ti piace il contatto con il pubblico. cosa ti spinge ad assecondare le richieste dei tuoi lettori con così tanto entusiasmo?

Non capisco gli autori che non rispondono. C’è un’arroganza intrinseca dell’essere “troppo impegnati” per interagire con lettori e altri scrittori. Inoltre, mi piace essere in contatto con i lettori che mi danno la possibilità di continuare a scrivere. Apprezzo tutte le risposte e le recensioni che ricevo, anche quelle negative. Non smetto mai di imparare.

  • La scrittura creativa è un’attitudine personale, ma è altresì vero che il talento non si presenta sempre in maniera evidente. Secondo te cosa dovrebbe fare un aspirante scrittore per affinare la tecnica?

Alcuni scrittori, veramente pochi, hanno un talento innato o sembra che siano nati con la capacità di scrivere. La maggior parte, incluso me, deve imparare l’arte. E l’unico modo per imparare è leggere e scrivere molto. Ulteriormente, consiglio di accettare le critiche, prenderle seriamente e cercarle da persone al di fuori del proprio gruppo, perché famiglia e amici a volte non riescono ad essere onesti. 

  • Il primo consiglio che ti viene in mente per chi aspira a intraprendere la carriera di scrittore?

Devi volerlo così tanto da essere pronto a sacrificare molti aspetti della tua vita personale. E devi scrivere più che pensare a scrivere. Tutti i giorni. Inizia con un diario. Inizia con racconti brevi. Non scrivere un romanzo come tua prima opera di scrittura creativa. Sarebbe come chiedere ad un escursionista di scalare l’Everest.

  • L’Accademia è un service editoriale, ma anche una scuola di scrittura, il nostro obiettivo è aiutare gli scrittori ad acquisire il metodo. Che consiglio potresti darci per potenziare il nostro percorso didattico?

Penso che un gruppo di scrittura mediato dove aspiranti scrittori si criticano le opere a vicenda sia un eccellente strumento di apprendimento. Inoltre, è utile assegnare la lettura di autori di un particolare genere e discutere di questi libri.

  • Il tuo successo in Europa è indiscusso. I lettori aspettano il tuo prossimo romanzo con entusiasmo. Stai lavorando a un nuovo progetto? Puoi darci qualche anticipazione? 

Per l’Italia, ho due nuovi libri non ancora pubblicati, entrambi diversi dal mio solito genere. Mi piace variare per mantenermi fresco. Vedremo se ai lettori piacciono le mie nuove opere…

  • Thank you for your time. I hope to see you soon in Italy.

Traduzione a cura di Noemi Fraraccio.

🇬🇧English version:

Interview with Glenn Cooper:

  • Hi Glenn, thank you for agreeing to answer our questions. So, let’s take a step back: you were an established doctor, you specialized in infectious diseases and in 1985 you were hired by a large biotechnology company to research new antibiotics, and later you became the company’s president. But in the 90s you started writing and your world radically changed perspective. Medicine and writing are two very different fields, what prompted you to abandon scientific rigor in the name of creativity?

Like all writers, I had a deep need to write and to create new versions of reality. For many years I pursued science and creative writing simultaneously and I believe the two worlds can perfectly co-exist, at least within me. Admittedly, it’s not something can can work for everyone, but when it does, it can be quite satisfying (see below). I felt I accomplished a lot in the business and science world, so when I had the opportunity to write full time, after my first book, LIBRARY OF THE DEAD was a commercial success, I decided to try to climb a different mountain.

  • You said that writing has the capacity to balance you, do you think creative writing has therapeutic potential?

It’s well known that science and mathematics are left-brain functions and creative artistry is a right-brain function. When I was working in science as a full-time job,  I always found that even after an exhausting day of exercising my left brain, I could still feel refreshed enough at night to write a screenplay or a novel, utilizing my right brain. Something about flipping back and forth made me feel more complete and even satisfied. And even though I write for a living now, I still like to read scientific literature and do some business consulting. Balance is good.

  • At the beginning of your literary career you focused on scripts. Although you wrote about twenty of your scripts, only one was developed into a movie, even though you opened a production company. Some of your novels could be considered difficult to produce because they take place in different eras, others, instead some others could be good for the big screen. Do you think that there could be an easier way to transpose your novels?

My books don’t easily lend themselves to film adaptations, especially the ones that employ time shifts and change in perspectives. I know HOW to write more transposable books, but I don’t want to write different kinds of books merely to have them made into film/TV. The advice I would give to aspiring writers who want to see their books optioned and produced is to write in a more linear and straightforward style than my novels. 

  • You said that to write a novel, you usually read at least 250 books. How important is research when deciding a plot?

Well, that number is the upper limit! Many of my books are far less research intensive. Research is very important for most of my books because I like to use historical digressions or preludes in my stories. If you choose to write historical fiction, it has to be accurate in my opinion and the only way to achieve this is to read primary and good secondary sources. If your idea of doing research is to read a Wikipedia article, then you’re not really servicing your art or your readers. 

  • Which of your novels are you most emotionally attached to?

Honestly, it’s always the work in progress. I live, eat, and sleep my current book. It’s always there, haunting me. Once they’re done, I can be more detached. From that point of view, I would say I’m emotionally invested in LIBRARY OF THE DEAD,  because it was a great idea and my first published book, THE MAP OF DESTINY, because I’m passionate about archaeology, THE DAMNED trilogy, because it was so much fun to write, and THE SIGN OF THE CROSS because it introduced a new protagonist, Cal Donovan, who I really like.

  • Although you are a best seller author, you were easy to contact. You immediately responded to my email. I have to be honest, this positively surprised me. Instead dealing with Italian authors is often not easy. I know you like contact with the public, what drives you to satisfy your readers’ requests with so much enthusiasm?

I don’t understand authors who are not responsive. There’s an arrogance associated with being “too busy” to interact with readers and writers. Plus, I really enjoy the contact with the readers who make it possible for me to keep writing. I appreciate all feedback and reviews, even negative ones. I’m always learning.

  • Creative writing is personal aptitude, but it is also true that talent is not always evident. What do you think an aspiring writer should do to sharpen their technique?

Some writers—a very few—are so innately talented that they seem to be born with the ability. The vast majority, myself included, have to learn the craft. And the only way to learn is to read a lot and to write a lot. Also, accept criticism—take it seriously, and seek criticism from outside your circle of family and friends because people who love you sometimes can’t give honest feedback.

  • What is the first piece of advice that comes to your mind for those who aspire to pursue a writer career?

You need to want it so badly that you are prepared to make sacrifices to all sorts of aspects of your personal life. And you have to do more than thinking about writing, you need to write. Every day. Start with a diary. Start with short stories. Don’t start writing a novel as your first piece of creative writing. It’s like asking a hiker to climb Mt. Everest. 

  • Accademia (our company) is an editorial service, but also a writing school, our goal is to help writers acquire the method. What advice could you give us to better our educational path?

I think that a sensitively mediated writing group where aspiring writers critique each other’s work can be an excellent learning tool. Also, assign reading of published writers from representative genres and discuss their work. 

  • Your success in Europe is undisputed, readers await your next novel with enthusiasm, are you working on a new project? What can we expect from your next novel?

For Italy, I have two new not-yet-published books, both of them a departure from my usual genre. I like to mix things up for me to keep it fresh. We’ll see if readers like the new material…

  • Thank you for your time. I hope to see you soon in Italy.

Monique Scisci

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