L’ARCO NARRATIVO

L’ARCO NARRATIVO

“Nessuno può insegnare cosa si venderà o meno, cosa sarà un successo o un fiasco, perché nessuno lo sa” (Story di Robert McKEE)

Eppure posso garantirti che senza tecnica sarai più vicino al fiasco che al successo.

Dopo i precedenti advice hai capito che la scrittura non è fatta solo di istinto ed emozioni, per questo andrò a mostrarti un elemento che non deve mancare all’interno della tua trama, e senza il quale una buona narrazione non può dirsi tale.

L’organizzazione della trama:

Ti sarà capitato di ricevere la valutazione di un manoscritto (se così non è puoi farti un’idea adesso) e leggere recensioni come: la trama è altalenante. Oppure: la trama cala di tensione anziché aumentare. O ancora: non si capiscono gli obiettivi del personaggio principale, e qual è il viaggio dell’eroe. Per alcuni non è chiaro chi sono i protagonisti, per altri la situazione iniziale non è descritta in maniera esaustiva. Cosa ancora peggiore ti potrebbero recriminare l’assenza di ostacoli per il protagonista. Quando riceviamo critiche fa dannatamente male, vorremmo sfogarci sul nostro manoscritto riducendolo in brandelli (i più coraggiosi che scrivono ancora a mano), o esercitando tutta la nostra forza sul tasto [Canc] del computer. Con l’esperienza maturata in questi anni, tuttavia, posso dirti che nello sconforto non ti getta una valutazione più o meno oggettiva, ma la profonda comprensione che, infondo, qualcosa di vero c’è. Il problema, come per quella delicata macchina che è l’essere umano, sta nella colonna vertebrale.

L’arco narrativo:

Se non approfondisci la conoscenza della fabula e dell’intreccio, ovvero, se non costruisci un Arco Narrativo in grado di sostenere la tua trama, allora l‘opera sarà priva di spina dorsale. Alla base di ciascuna storia, si tratti di libri, film, fumetti, quadri, a volte canzoni, c’è un’organizzazione ben precisa che comincia dalla Stabilità, quel momento di quiete che presto o tardi (meglio presto) viene interrotto il più bruscamente possibile da un Conflitto. Tutto questo ovviamente non basta, perché il nostro personaggio non sarà un soggetto così facile, e al suo conflitto seguiranno delle Complicazioni che dovranno sfociare in un punto di massima tensione, dunque il Climax.

Ti faccio un esempio.

   Una nave sprofonda nell’Oceano Atlantico, insieme alla passione straziante di due amanti. Rose è innamorata di Jack, e consumano il loro amore sui sedili posteriori di una Renault disposta nella stiva della nave. È il 1912, Rose DeWitt Bukater si imbarca sul Titanic assieme alla madre Ruth e al fidanzato Caledon, che ha accettato di sposare su pressione della madre perché il padre è morto lasciandogli solo debiti. Il Titanic urta un iceberg, la collisione provoca uno squarcio nel lato destro della prua. Rose, la prima sera di navigazione, vuole gettarsi dalla poppa della nave, ma viene salvata da Jack Dawson. Durante il giorno Rose e Jack trascorrono molto tempo insieme, e tra i due si instaura una complicità che diventa ben presto amore. Per ringraziarlo, Caledon invita Jack a cena per la sera seguente. I due giovani amanti vengono pedinati dal maggiordomo di Caledon, il quale gli riferisce del tempo che hanno trascorso insieme. A cena Jack rimane disgustato dell’alta società che lo ospita. Decide allora di portare Rose a ballare nella terza classe. Caledon e Ruth vietano a Rose di frequentare Jack, e le intimano di rimanere fedele a Caledon. Rose trova appoggio su una porta galleggiante, sopravvivendo al freddo. Jack muore di ipotermia, e il suo corpo scivola nelle viscere del mare insieme alla carcassa del più grande transatlantico del ‘900.

Non ci hai capito un granché vero? Ti sembra quasi una storia diversa da quella che hai visto al cinema? Beh, il motivo è molto semplice, in questa versione del Titanic l’Arco Narrativo è disorganizzato. Non c’è una Stabilità, ed è ancora meno evidente il Climax. Sembra una sequenza di complicazioni gettate a caso nelle tumultuose acque dell’Oceano Atlantico.

Proviamo in questo modo allora.

   È il 1912, Rose DeWitt Bukater si imbarca sul Titanic assieme alla madre Ruth e al fidanzato Caledon, che ha accettato di sposare su pressione della madre perché il padre è morto lasciandogli solo debiti. Rose, non sopportando la situazione, la prima sera di navigazione vuole gettarsi dalla poppa della nave, ma viene salvata da Jack Dawson, squattrinato artista. Per ringraziarlo, Caledon invita Jack a cena per la sera seguente. Durante il giorno Rose e Jack trascorrono molto tempo insieme, e tra i due si instaura una complicità che diventa ben presto amore. A cena Jack rimane disgustato dell’alta società che lo ospita. Decide allora di portare Rose a ballare nella terza classe. I due giovani amanti vengono pedinati dal maggiordomo di Caledon, il quale gli riferisci del tempo che hanno trascorso insieme. Caledon e la madre vietano a Rose di frequentare Jack, e le intimano di rimanere fedele a Caledon. Rose tuttavia è ormai innamorata di Jack, e consumano la loro passione sui sedili posteriori di una Renault disposta nella stiva della nave. Nello stesso momento il Titanic urta un iceberg, e la collisione provoca uno squarcio nel lato destro della prua. Il Titanic inizia a inabissarsi e per i due amanti, e tutti i passeggeri della nave, comincia una straziante discesa verso l’abbraccio mortale dell’oceano. Rose trova appoggio su una porta galleggiante, sopravvivendo al freddo. Jack muore di ipotermia, e il suo corpo scivola nelle viscere del mare insieme alla carcassa del più grande transatlantico del ‘900.

Meglio vero? 

Spesso ci facciamo sommergere dal flusso della narrazione, e ignoriamo deliberatamente che le scene debbono avere una consequenzialità logica. E non si tratta della nostra logica, per noi il testo sarà sempre chiaro, ma della logica di chi ci legge. È il lettore che deve capire qual è l’inizio, il centro e la fine, senza avere la vertiginosa impressione di girare a vuoto sulle montagne russe, o senza provare lo spaesamento di camminare in tondo all’interno di un labirinto intricato e senza via di uscita.

Scrivere Creativamente:

Se non sai come evitare di ingarbugliare la testa del lettore, e hai difficoltà a organizzare il tuo manoscritto, la cosa migliore che puoi fare è quella di frequentare un buon corso di scrittura creativa. La fabula e l’intreccio sono un argomento cardine, e il corso ti permette di apprendere gli elementi qui descritti, capendo inoltre come i tuoi personaggi si devono muovere all’interno dell’Arco Narrativo. Porterai così la tua esperienza nello scrivere dalla stesura passionale a quella professionale, con l’enorme vantaggio di condividere, insieme ad altri aspiranti autori, i tuoi dubbi. Se hai già capito che l’arco narrativo delle tue storie ha bisogno di essere ristrutturato, prima di aggiungere confusione ad altra confusione, e intricare ulteriormente il labirinto, ti ricordo che l’Accademia della scrittura organizza per te il corso base “Scrivere Creativamente” e il corso avanzato “Academy Masterclass”, e che le iscrizioni chiuderanno il 20 Dicembre. La differenza tra una buona storia, e una cattiva storia, è data solo dalla capacità dell’autore di mettersi alla prova e rischiare.

E tu… ti sei già messo alla prova?

Davide Corbetta

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