IL GRANDE GATSBY 

Il sogno americano – 

Ultima trasposizione cinematografica di Baz Luhrmann dell’omonimo romanzo scritto da Francis Scott Fitzgerald nel 1925, Il Grande Gatsby è l’affresco dei Ruggenti Anni Venti, nonché dell’Età del Jazz. 

A dire il vero, quest’opera è un insieme di storie. Innanzitutto è un pezzo di storia. Una storia che persiste. È l’ascesa di Wall Street, di quel nascente capitalismo megalomane che con le sue speculazioni finanziarie si espanderà a macchia d’olio sul resto del mondo, monopolizzando il pensiero di interi Stati sovrani e corrompendo l’animo umano. È la storia dell’uomo che tocca con mano la modernità e l’avvento del progresso. È una storia di speranze e sogni a portata di mano. È la luce verde in fondo al pontile di Daisy che Gatsby tenta di afferrare disperatamente. Questa è una storia di promesse, utopie e surrealismo, dove tutto è sgargiante e mondano. Una convulsione di felicità inesauribile. Ma questa grande festa nasconde un ventre penzolante che corre verso la tragedia. La società liquida come direbbe Bauman. Tutto questo è solo l’ostentare il luccichio vacuo del vetro di una bellissima finestra che nasconde dietro sé una stanza vuota, sola, indifferente, egoista e ipocrita. Nel 1929 implode questo castello di sabbia sotto il sole cocente della Grande Depressione. 

A raccontarcelo più da vicino è proprio la nostra voce narrante, direttamente dalla clinica del Dottor Perkins, Nick Carraway. 

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“Quando tornai da New York ero disgustato da tutti e da tutto. Soltanto un uomo sfuggiva al mio disgusto.” 

ESTATE 1922 

Nick si è appena trasferito a New York nella splendida baia di West Egg nel Long Island ed è in cerca di fortuna vendendo obbligazioni. Ci racconta i fatti con neutralità anche se non è difficile scorgere in lui una persona conservatrice e moralista. 

Ciò che incuriosisce fin da subito Nick, è il misterioso proprietario della suntuosa villa accanto alla sua umile dimora. Un certo Jay Gatsby, uomo ricco e potente ma anche romantico sognatore e perfezionista che si è costruito da sé, seppur nel mondo del contrabbando, e 

che riserva grandi ambizioni per la sua vita. Un tipo che aspetta, solo e infelice, coltivando la speranza come nessun’altro uomo, una speranza molto affine ad una ossessione. Un sogno incorruttibile. 

“Il suo sorriso era uno di quei sorrisi che capita forse di vedere quattro o cinque volte nella vita. Pareva comprenderti e credere in te tanto quanto tu vorresti essere compreso e ispirare fiducia.” 

Nessuno sa chi sia ma le sue feste sfavillanti sono aperte a chiunque vi voglia partecipare. Ancora più curioso è che Nick una mattina riceve da un coiffeur in divisa azzurra un invito di partecipazione a firma di Gatsby ed è l’unico a possederlo. Scoprirà presto che l’amicizia di Gatsby non è del tutto disinteressata. Nick 

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dovrà fare da anello di congiunzione tra lui e sua cugina Daisy, vecchio amore giovanile di Gatsby ancora perdutamente innamorato e disposto a qualsiasi cosa per riaverla. 

Daisy, donna frivola che si crogiola nello sfarzo del suo ambiente ovattato, nel frattempo è convolata a nozze con Tom Buchanan, uomo arrogante, razzista e fedifrago che intrattiene rapporti extraconiugali con la moglie del suo meccanico, Myrtle Wilson, abbagliata dalla fama gloriosa di giocatore di polo di Tom. 

Con la complicità di Nick e Jordan Beker, fredda giocatrice di golf amica di Daisy, Jay Gatsby ottiene un incontro con Daisy e, dopo i primi imbarazzi, riesce a riallacciare la vecchia relazione. Ma questo chiaramente non gli basta. 

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Lei deve dire a Tom che non l’ha mai amato!”

“Io non le chiederei troppo!” 

“Ho fatto tutto questo per lei …”

“Jay, non si può ripetere il passato!”

“Si può di certo. Sì può di certo!” 

Tom Buchanan, intanto, inizia a sospettare dei due e affronta Gatsby, in un afoso pomeriggio presso il Plaza Hotel, con piglio provocatorio, rinfacciandogli le sue umili origini e gli affari illeciti. Gatsby, alla presenza di Daisy, Nick e Jordan, rivela che ama sua moglie e che questo amore è corrisposto. Daisy, in lacrime e confusa, scappa via montando nell’auto gialla di Gatsby che l’accompagna. Il sogno inizia a sgretolarsi. Sono entrambi agitati. Daisy guida a folle velocità con gli occhi pieni di lacrime. Nel passare dinanzi alla stazione di rifornimento del meccanico di Tom, Myrtle confonde Gatsby per il suo amante correndo verso l’auto in corsa cercando un disperato aiuto poiché il marito ha scoperto la sua infedeltà. Myrtle viene travolta morendo sulla strada. 

Gatsby e Daisy, terrorizzati dall’accaduto, scappano senza prestare soccorso.
Più tardi Tom, giunto sul posto dell’incidente apprende la terribile scomparsa della sua amante e temendo di perdere anche sua moglie per il folle amore che Gatsby prova per lei, confessa a George Wilson il nome di chi ha travolto sua moglie.

Il mattino seguente, mentre Gatsby aspetta nella sua piscina una telefonata da Daisy per andare via da New York, appare alle sue spalle George Wilson con una pistola in mano. Parte un colpo. Va a conficcarsi dritto nel petto di Jay che, cadendo all’indietro nell’acqua della piscina, muore pronunciando le sue ultime parole: Daisy.
I giornali scaricarono le colpe tutte su Gatsby: la relazione con Myrtle, l’incidente mortale, ogni cosa. Era tutto falso. Daisy si ritraeva nella noncuranza, continuando la sua vita di sempre.
Nessuno degli innumerevoli ospiti di Gatsby che avevano goduto delle sue feste si presentò al suo funerale. E da Daisy nemmeno un fiore. 

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“Pensai alla meraviglia di Gatsby quando per la prima volta aveva scorto la luce verde in fondo al pontile di Daisy. Era venuto da così lontano e il suo sogno deve essergli sembrato così vicino da non credere di non poterlo afferrare. Ma non sapeva di averlo già alle spalle. Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgastico che anno dopo anno si ritira davanti a noi. Ieri c’è sfuggito ma non importa, domani correremo più forte, allungheremo di più le braccia e un bel mattino… così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.” 

Francesco Scarciolla @libretto_giovanile 

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