INTERVISTA A LICIA TROISI

 

a cura di Andrea Cova

 

  • Ciao Licia, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Dunque, che cosa ti ha spinto a scegliere il fantasy come genere narrativo per raccontare le tue storie?

In genere, quando mi fanno questa domanda cito la risposta di un autore col quale ho condiviso il palco di un festival molti anni fa, Andrea D’Angelo: non sei tanto tu a scegliere il genere, quanto il contrario. Per molto tempo, prima di scrivere le Cronache, avevo cercato una storia intorno alla quale raccogliere tutte le idee che avevo in mente. Poi, in un periodo in cui stavo iniziando a leggere fantasy, genere che fino a quel momento conoscevo solo per i fumetti, i cartoni animati e i videogiochi, mi è venuto in mente il personaggio di Nihal, e ho capito che quella era la dimensione nella quale mi sentivo più a mio agio a raccontare le mie storie.

  • Ti sei laureata nel 2004 in astrofisica e sempre nel 2004 è uscito in libreria le Cronache del mondo emerso, come si coniuga il tuo interesse per le materie scientifiche e la passione nei confronti del fantasy?

Le ho sempre considerate due passioni parallele e non contrapposte, semplicemente due cose che mi piacevano. Poi, più avanti, qualche volta si sono mescolate: ho messo al centro delle mie storie oggetti astronomici, e ho usato la mia capacità narrativa per il mio libro di divulgazione sull’astronomia.

  • Hai mai avuto paura che il tuo primo romanzo potesse essere rifiutato per una discriminazione di genere? E cosa ne pensi dell’idea generale che si ha sul fantasy in Italia? 

No, non mi è mi venuto in mente, anche perché la scrittura spesso viene declinata anche al femminile, a differenza della fisica, che tutt’ora viene considerata, erroneamente, una cosa “da maschi”. Per quel che riguarda la percezione del fantasy in Italia, non è una cosa che mi preoccupi poi molto: certo, ci sono dei pregiudizi, ma chi ci perde è soprattutto il lettore, che si preclude certe esperienze solo perché le ritiene “da bambini”. Io sono contenta del mio pubblico, che per altro è anche molto trasversale.

  • Cosa si prova a creare un intero mondo da zero e quale è stato il tuo processo creativo?

È sicuramente molto divertente e anche faticoso; in generale preferisco la parte puramente narrativa, tutto il resto mi sembra un preludio al momento in cui potrò finalmente scrivere. In generale, parto da un’idea o da un personaggio, e per un po’ di tempo lascio che le varie suggestioni sedimentino, limitandomi solo a prendere appunti. Una volta raggiunta la massa critica, cerco di tirarne fuori una storia, interrogando la materia. Più o meno parallelamente costruisco il mondo, cercando di essere più dettagliata possibile ma cercando anche soluzioni che so potranno essermi utili per l’intreccio. Una volta arrivata a uno schema in cui annoto quel che devo scrivere capitolo per capitolo, inizio la prima stesura.

  • La scrittura è un’attitudine personale, ma è anche vero che il talento non si presenta sempre in maniera evidente, hai mai seguito dei corsi di scrittura creativa? Li consiglieresti a un aspirante scrittore?

No, non ne ho mai seguiti. Per la mia personale sensibilità, è soprattutto importante il contatto con gli altri scrittori. Sono un po’ ragazza di bottega, ho bisogno di maestri, e per me questa figura è quella di Sandrone Dazieri. Poi, certo, molte cose le ho imparate anche solo leggendo. Per quel che riguarda l’esperienza corso di scrittura, è comunque una palestra, nella quale esercitarsi e soprattutto cercare il confronto col lettore, per cui credo possa essere utile.

  • Per poter scrivere fantasy, quale credi che sia la capacità più importante da apprendere e rendere propria?

La capacità di mantenere la sospensione di incredulità, che si ottiene in due modi: con un intreccio e dei personaggi appassionanti, che tengano alto l’interesse del lettore, e con una costruzione il più possibile attenta del mondo. È come in un numero di prestidigitazione: occorre catturare l’attenzione del lettore in modo che non veda il trucco, che c’è sempre. Parlando di mondi inventati e cose che il lettore sa essere impossibili è indispensabile riuscire a coinvolgerlo il più possibile.

  • Dei romanzi che hai scritto, ce n’è uno a cui sei più affezionata? E perché?

Ognuno ha qualche ragione per la quale lo amo particolarmente. Ora sono molto appassionata della mia ultima serie, I Casi Impossibili di Zoe&Lu, che sto scrivendo proprio in questo periodo. Ma forse, al di là di tutto, il mio preferito resta La Setta degli Assassini, il primo libro de Le Guerre del Mondo Emerso. Per certi versi lo considero il mio secondo libro, avendo scritto in origine le Cronache come un tomo unico, e contiene soluzioni narrative che ancora oggi mi piacciono molto.

  • Oltre al fantasy, quale altro genere narrativo ti è più affine?

Mi piacciono il giallo e il noir. Spesso infatti nelle mie storie ci sono indagini di qualche genere.

  • Sul tuo sito hai scritto che leggi moltissimo. Quali sono i tuoi autori preferiti? E quali ti hanno ispirato a scrivere?

Non ho un singolo autore preferito, fatta eccezione per il fantasy: in questo genere adoro Jonathan Stroud. Per il resto, amo più che altro singoli libri, che di sicuro mi hanno formata e ispirata. Tra questi, Il Nome della Rosa e Il Signore degli Anelli. Ho anche un forte debito nei confronti del fumetto: indubbiamente Berserk, di Kentaro Miura, è l’opera che più ha influenzato le cose che scrivo.

  • Ti ispiri a luoghi reali e che magari hai visitato per creare i luoghi dei tuoi mondi?

Sì. Anzi, sono una persona che si fa ispirare molto più dai paesaggi che dalle persone; le persone le conosco soprattutto attraverso i libri, mentre i luoghi devo visitarli in prima persona per poterli raccontare, e mi colpiscono sempre.

  • Se dovessi pensare a una trasposizione cinematografica delle “Cronache del mondo sommerso”, quale potrebbe essere secondo te la location ideale? Per intenderci, gireresti le scene in Italia o all’estero?

Dipende dalle singole ambientazioni. Certo, trovare un deserto in Italia non è facile, ma c’è almeno un’ambientazione dei miei libri che è stata presa di peso dal nostro paese: il canyon che si vede a un certo punto ne Le Due Guerriere sono in realtà le Gole di Celano, in Abbruzzo.

  • Sappiamo che ricevi tante richieste d’aiuto da parte di coloro che vogliono fare della scrittura il proprio mestiere. Succede spesso quando si pubblica per un grande editore e si ha successo che gli aspiranti scrittori chiedono consigli. Come ti poni nei confronti dei tuoi lettori che aspirano alla scrittura?

Cerco di dare loro qualche consiglio, ma non mi sono mai trovata troppo bene nei panni dell’insegnante, anche perché sento di avere ancora moltissimo da imparare io stessa. Cerco più che altro di parlare loro della mia personale esperienza.

  • Puoi darci qualche anticipazione sulle tue future pubblicazioni?

Tra un paio di settimane uscirà il secondo libro della nuova serie, I Casi Impossibili di Zoe&Lu, e sto già scrivendo il terzo. Nella primavera del prossimo anno, invece, dovrebbe uscire un libro divulgativo che ho finito da poco in prima stesura.

  • Qualche ultima parola per i nostri lettori?

Fatevi sempre guidare dal piacere e dalla necessità della scrittura. Tutto il resto è semplice conseguenza.

Grazie per essere stata con noi.

Andrea Cova

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