Uova in padella con baci rossi e carezze verdi

di Rossella Arinisi

Lino è piccolo di statura ma ha cervello fine e forte tempra.

Approdato in tutti i porti del mondo a capo di mercantili e petroliere, ha ospitato clandestini sotto stiva poi abbandonati in terre promesse, mercanteggiato con chi l’aspettava sui moli a faccia dura e braccia conserte, affrontato l’assalto di pirati neri, convissuto con marinai avvezzi a pugnalate in mensa fino ad ammazzare pure il cuoco di bordo. E, quando il giudice convoca Lino alla ricostruzione dell’omicidio, egli si limita a rispondere a ogni udienza con cadenza da metronomo: “ricordo vagamente…” Ne pagò le conseguenze per omertà sua di lasciare che i fatti di nave restassero fatti di nave. Poi fu libero.

Gran pelo sullo stomaco. Appassionato di donne boteriane di facili costumi per scelta o per forza. Come quella carnosa madre e quella carnosissima figlia ch’egli acquistò in tandem dal marito – padre che le aveva impalate entrambe dinanzi a un bar di Cuba a inequivocabile rapimento dell’interesse dei turisti danarosi, potendo le due misere offrire solo qualcosa di personale in iniquo contraccambio di qualche pacchetto di sigarette da consegnare al loro maschio.

Moglie e figlio di Lino sempre a casa, nell’entroterra siciliano, cuore e cervello schiacciati dalla perenne attesa e dalla personalità granitica del capo famiglia. Pessimo marito e peggior padre, egli finalmente torna alla base allorché complotta l’affondo dell’ultima petroliera di cui s’era fatto proprietario, con buona pace dell’assicurazione. Il suo paese, a seicento metri d’altezza dalla costa messinese, lo acclama e gli premia la grand’esperienza di vita graziandolo nientemeno che a Sindaco. Egli governa la sua gente per due mandati. Al primo, è costretto a stilare da sé la lista avversaria poiché non ha nemici ma, dopo cinque anni, si fanno in tanti quelli che muoiono dalla smania di tradirlo, avendolo scoperto sì amico di tutti ma anzitutto amico di se medesimo!

Il comizio elettorale si tiene in piazza, cinti dalle montagne guardiane dei segreti. Se nessuno sente, ci si può dire la qualunque cosa ché tanto i monti non parlano! E, se ci fosse un forestiero a curiosare tra la folla, questa l’inquadrerebbe subito nel suo mirino e seriamente l’allontanerebbe a farsi i fatti propri. Gremìta che non manca nessuno – ci sono pure i bambini che devono imparare come si fa a farsi rispettare da grandi -, la piazza offre in pasto al paesino gli avversari feroci, l’uno di fronte all’altro, dirimpettai sui due balconi più in vista del centro storico, presi a noleggio per dar conto a tutti dei rispettivi programmi politici ma specialmente delle rispettive indegnità private. Un botta e risposta ad altissima voce, megafoni e indici puntati, quello fra Lino ex comandante di mare e ‘Ncuzzo dottore d’altura! Lo scambio pubblico di accuse indicibili muove teste di ogni età come agli spettatori del tennis. Nessuno però in piazza pecca l’ingenuità d’imprimersi un sentimento o tradire un giudizio sulla propria faccia perché, codesti, sarebbero fotografia dell’intenzione di voto. E il voto invece sì che è segreto! 

Nessuna mimica di poro manco quando i candidati a sindaco cadono sul personale e si sbottonano sulla promiscuità di mogli, madri e figlie. Né quando si confrontano urlando vicendevolmente nomi e cognomi delle rispettive amanti, con gli insulti reciproci “la tua è più depravata della mia” e “ma la tua la devi pagare… la mia è gratis”. Mogli, madri, figlie e amanti dei candidati offrono agli spettatori le loro maschere fisse poiché nei piccoli paesi s’è tutti parenti e, si sa, in famiglia arriva lesta l’occasione di pareggiare i conti al chiuso o quella di sedersi alla medesima tavola del nonno per brindare col vino buono e perdonarsi ogni cosa la domenica per finta.

Lino vince anche la seconda volta, sol perché più scaltro di chi non ha esperienza di porti di mondo. Coi secondi cinque anni d’amministrazione l’odio di tutti lo veste dalle scarpe fino al colletto bianco ma, egualmente, la sua gente s’attiva di nuovo per farlo eleggere deputato giacché lui sa far credere che, solo fuori di lì e nell’alte sfere, potrà rintracciare ed importare affari d’oro per il bene del paese. I pochi uomini di montagna riescono a fare un parlamentare.

Rientrerà da vecchio, malato per cibo e per troppi soldi guadagnati e altrettanti svaniti, e saprà farsi perdonare ancora una volta per essersi scordato di tutti. Sulla faccia a terrazzi di solchi, quell’espressione tenera di chi ora è innocuo nonno, contadino e gallinaro e “tutto quello che è successo, ti venga un accidente se lo rivanghi, è acqua passata e se questi paesani mi perdonano sempre non muore nessuno… e poi loro l’hanno capito che non è stata colpa mia se non ho portato lavoro qua ma di quei bastardi che non m’hanno mai voluto fare mezzo favore perché io non sono nato politico come loro!”

Lino coltiverà un noccioleto in campagna e, sul retro di una casa fuori povera e dentro ricca, un fazzolettino di terra a pomodori, basilico e fagiolini. Tirerà via le uova calde da sotto il sedere delle sue quindici galline bianche e, quando andrò a trovarlo per condividere il ricordo delle nostre risate al tempo dei suoi gran poteri e privilegi, l’obesa moglie mi preparerà sulle di lui affettuose indicazioni una bella cesta di quanto sbocciato dalle mani di quell’ex comandante maledetto, ex parlamentare inetto ed ex cliente di obese donne da letto. Nonostante i misfatti e la vanga, mani ancora ben curate.

Quella cesta profumerà di terreno in buona salute e trasborderà di uova bianche, basilico, nocciole, fagiolini e pomodori. Intrecciati sul tovagliolo a quadretti come affettuosi baci rossi e carezze verdi, i frutti della terra impregneranno la mia cucina del fiato buono che c’ha l’aria tersa di quel paese imprigionato sulla vetta e che non ha manco una strada vera da lì alla città.

Con quel cibo tenero ma pure sodo combinerò tutto in un piatto, toccata nell’animo dall’epilogo d’un uomo e d’un luogo come forse non ve ne sono di uguali al mondo per pregi e per difetti.

   

ESECUZIONE

INGREDIENTI per 4/5 persone

  1. 8/10 uova freschissime di tipo 0, nella peggiore delle ipotesi che siano da allevamento bio all’aperto
  2. 250 gr di pomodori pachino
  3. Una manciata di nocciole fresche, tritate a mano grossolanamente
  4. 500 gr. di fagiolini freschi e tonici
  5. 500 gr di pomodori perini
  6. 10 quadrettini di parmigiano reggiano
  7. 20 foglie piccole di basilico
  8. 1 spicchio d’aglio intero
  9. Olio extra vergine d’oliva qb
  10. Fette di pane

ISTRUZIONI

  1. Prima d’ogni cosa lavate e sfilate i fagiolini, spezzando le due estremità, e cuoceteli al vapore ma parecchio al dente. Per intanto, realizzate una salsa alla carrettiera coi pomodori perini senza buccia e l’aglio incamiciato. A salsa cotta e lasciata a pezzettoni, eliminate l’aglio. Terminate la cottura dei fagiolini in padella con la carrettiera, dove li avrete aggiunti solo una volta ben scolati. Lasciate riposare il tutto con la metà delle foglie di basilico fino a che la salsa sarà tiepida. Regolate quindi di sale ed olio crudo.
  2. Condite i pomodori pachino al piatto, con sale ed olio buono, e mescolate fino a che non formino il loro naturale succo. Se i pomodori saranno di tipo mignon, non tagliateli tutti. Versateli in una padella (antiaderente e molto ampia) con il liquido da insalata e, quando questo sarà caldo ma non bollente, spaccatevi sopra le uova facendo ben attenzione a non romperle. Salate leggermente uovo per uovo e tenete sotto coperchio per qualche secondo a fiamma alta. Abbassate il fuoco, tirate via il coperchio, integrate i tocchetti di parmigiano e il trito di nocciole sparsi omogeneamente. Ancora il coperchio per qualche secondo e, quando vedrete gli albumi sodi e i tuorli ancora molto morbidi, spegnete all’istante. Aspettate un minuto prima di appoggiarvi il restante basilico.
  3. Se durante i brevi istanti di cottura delle uova notate che la padella tende ad asciugarsi, ricreate il succo pestando qualche pomodorino col cucchiaio di legno, facendo attenzione a non scottarvi per via degli schizzi, ma anche integrando qualche cucchiaino di latte.
  4. Impiattate le uova insieme ai fagiolini in carrettiera, senza omettere di inumidire il fondo dei piatti con qualche cucchiaiata del magnifico sughetto rimasto in padella. 
  5. Servite con bruschette di pane.

                                                                                                                               

By Rossella Arinisi

2 pensieri su “Uova in padella con baci rossi e carezze verdi

    • Avatar
      Rossella dice:

      Grazie a te, Pina! È un piacere grandissimo sapere che le mie semplici ricette vengano apprezzate e finiscano su altre tavole. Alla prossima!

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