“Un capitano” di Francesco Totti e Paolo Condò

“Che cosa devi fare per essere degno di un amore così folle, così assoluto, così esagerato?”

Francesco Totti è un’icona del calcio italiano. Nato e cresciuto a Roma, romanista nel cuore, è diventato non solo simbolo di una città, ma in un mondo calcistico dove contano di più titoli, ingaggi e prestigio lui ha scelto di restare a Roma, nella sua squadra. Ha rifiutato a grandi club che avrebbero arricchito la sua bacheca di trofei e riconoscimenti. Ma il cuore è il cuore. E al core non si comanda.

Il prescelto

Francesco Totti cresce in Via Vetulonia ed inizia ben presto a tirare calci al pallone, dapprima sotto casa e poi nelle squadre. Comincia a farsi notare e, ad appena sei anni, vince il suo primo premio come capocannoniere e miglior giocatore di un torneo. È un bambino con la chioma bionda, lo sguardo fisso a terra, timido e silenzioso. Il suo cammino verso la gloria è agli albori, ma in parecchi gli hanno già messo gli occhi addosso e l’idea che Francesco possa diventare un calciatore professionista si fa largo anche in famiglia. Passa di squadra in squadra, giocando sempre sotto età, aumentando velocemente sia il livello tecnico che umano. Impara a convivere con il suo talento, modellando il suo carattere e aggiungendo un abbozzo di leadership. E poi finalmente arriva dove è destinato da sempre: la Roma, in serie A.

Rispettoso verso lo spogliatoio e verso i compagni che era abituato a seguire in televisione Francesco si guarda intorno, cresce, impara, fa gol e piano piano trova la sua dimensione.

La lunga marcia della Roma

Le partite si susseguono e Francesco, appoggiato dalla Presidenza Sensi e dai compagni di squadra, ha deciso: è Roma la città dove vuole stare. Ed è anche il destino a far sì che la sua volontà diventi certezza. Cresciuto sotto l’ala protettiva di Capitan Giannini, con il numero 10 cucito sulla schiena, Francesco è pronto alla sfida più grande: la fascia di capitano stretta al suo braccio. È un sogno ad occhi aperti. Ma non solo. Quel piccolo pezzo di stoffa simboleggia onore, ma anche impegno e responsabilità. Francesco deve limitare i suoi comportamenti in campo, per il bene suo ma soprattutto della squadra che rappresenta. La Roma cambia allenatori, ma ognuno di loro riesce a stimolare il talento di Totti. E, sotto la guida di Capello, inizia per la Roma la lunga marcia verso lo scudetto. È il 2001, il Campionato è emozionante, le concorrenti al titolo vivono ogni partita con entusiasmo, grinta e determinazione. Ed è la Roma a vincere lo scudetto, all’ultima giornata, all’Olimpico davanti a migliaia di tifosi in delirio. E la festa è solo all’inizio. Francesco si sente l’uomo più felice e rilassato del mondo. La felicità non si somma, si pesa. 

6 unica

Francesco non ha dubbi, quando incontra Ilary è amore a prima vista. Lui, che è già capitano della Roma, di fronte a quella ragazza si sente semplicemente Francesco, innamorato e timido. Lei, distante dal mondo del calcio, non cede subito alle sue lusinghe. Ma lui ha in serbo un’improvvisata per sorprenderla. E dove se non nel luogo dove lui si sente più a casa? In una partita all’Olimpico, nell’esultare dopo un gol capolavoro, Totti corre sotto la tribuna Monte Mario dove è seduta lei, si alza la maglietta e ne scopre un’altra con una scritta rossa: 6 unica. È l’inizio di un amore con la A maiuscola, che esula dal classico cliché velina-calciatore. Loro sono molto di più o semplicemente Ilary e Francesco. Una coppia sotto i riflettori, ma che ha saputo con la sua solidità resistere agli urti della popolarità a cui inevitabilmente si espone. Era il tassello che mancava a Totti per diventare un uomo completo. Dentro e fuori dal campo. E la Basilica di Aracoeli è pronta a suggellare questo amore che custodisce già un piccolo segreto. Ilary è incinta del loro primogenito Cristian a cui poi si aggiungeranno Chanel e Isabel. Una famiglia da copertina, che però dietro le mura domestiche diventano mamma, papà e figli. Come tutti.   

Andate, segnate e vincete

Vestire la maglia azzurra è un’emozione per ogni calciatore italiano. Ascoltare e cantare l’inno nazionale stretto ai compagni riempie il cuore di gioia ed entusiasmo. Il mondiale in Germania del 2006 è ormai alle porte e il commissario tecnico Lippi è stato chiaro: Totti sarà uno dei protagonisti. Ma qualcosa rischia di compromettere tutto. A soli quattro mesi dall’esordio mondiale, Francesco si infortuna, rottura del perone. E mentre i suoi compagni sono ancora sul campo, lui è già in clinica. E poche ore dopo è reduce da un intervento chirurgico. Ce la farà a rimettersi in tempo? Non è solo una questione di fisico, ma soprattutto di testa e volontà. Ed è così che, grazie anche al supporto della sua famiglia, della squadra, degli allenatori e dei compagni, parte per la spedizione tedesca. E cresce, partita dopo partita, risultando fondamentale per il cammino verso la finale con il rigore segnato all’Australia. E, in quella magica notte di Berlino, tutto va come deve andare. La rivincita sulla Francia ai rigori e i tricolori che sventolano in ogni angolo in cui è presente un italiano. È la vittoria di un’Italia colpita da Calciopoli. È una vittoria per tutti. Vincere un Mondiale è un evento troppo grande per essere definito. Totti esplode di gioia ma con una consapevolezza aggiuntiva, ha deciso che non vestirà più la maglia azzurra. Ha lasciato all’apice, meglio non avrebbe potuto.

Speravo de morì prima

Sono trascorsi venticinque anni, ora Francesco ne ha compiuti quaranta. È giusto così. Deve smettere di vestire la maglia numero 10 e appendere ufficialmente gli scarpini al chiodo. Vorrebbe che la sua ultima stagione durasse all’infinito, ma sa che anche se è dura da accettare, è ormai finita. Ciò che lo aspetta all’Olimpico nella sua ultima partita va ben oltre le sue aspettative. È un concetto troppo grande per riuscire a razionalizzarlo. Lacrime, cuori impazziti, striscioni, canti e inni in suo onore. Migliaia di tifosi stipati all’interno dello stadio si stringono in un enorme abbraccio al loro Capitano, un romano romanista, una bandiera del calcio italiano ma soprattutto della loro città. Con la musica de Il Gladiatore, Totti fa commuovere tutti, grandi e piccini, uomini e donne. Nessuno può sfuggire all’emozione dell’ottavo re di Roma che lascia il trono del campo. Ma non lascerà mai il cuore dei suoi tifosi. Lui che è, come direbbe Venditti, “core de sta città. Unico grande amore, de tanta e tanta gente m’hai fatto ‘nammorà…”.

Paolo Condò accompagna il lettore in un viaggio nelle pagine più intime di un’icona del calcio italiano. Pochi numeri e statistiche, ma soprattutto aneddoti e particolari di un uomo, prima del calciatore. La timidezza, il suo amore per la famiglia, la dedizione alla Roma, la sua passione per le carte fanno di Francesco un personaggio da amare, non solo dai suoi tifosi giallorossi, ma da tutti gli appassionati di calcio che riconoscono in lui un campione, un vero numero 10.

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Ileana Cavurina

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