Inizio, centro, fine

Il talento non basta

Va bene, forse tutte le tecniche di cui mi hai parlato fino a oggi esistono, posso accettarlo. Sono sicuro, tuttavia, che autori come Gustave Flaubert, Lev Tolstoj, Ernest Hemingway o Charles Dickens scrivessero guidati solo da un genio ineguagliabile. In fondo erano talmente calati nella società del loro tempo, che non avevano bisogno di “dettami” per raccontare storie.

Se sei convinto che la narrativa, dall’ottocento ai giorni nostri, abbia progredito solo grazie al talento innato degli autori, oggi faremo insieme un esercizio pratico che ti mostrerà come certi “meccanismi” siano immutati da più di cento anni.

Negli advice precedenti abbiamo parlato della stesura di una sinossi, di arco narrativo, di come trarre ispirazione dalla propria vita e da quella degli altri. Sarò sincero, è difficile mettere in pratica questi avvertimenti, specialmente se procediamo a tentoni, senza una buona programmazione delle scene, o lo sviluppo adeguato di una scheda personaggio. Ci sediamo alla scrivania con la speranza di non interromperci, quindi perché mai dovremmo fermarci a riflettere sui dettagli tecnici? E se così facendo perdessimo la vena creativa? È proprio la difficoltà nel mettere in pratica le regole, a convincerci che infondo il talento, di per sé, possa bastare.

Ma i bestseller sono scritti solo da persone di talento? Io non credo. Puoi avere un’idea da bestseller, ma se non sai come realizzarla, rimarrà uno delle centinaia di migliaia di romanzi che prendono polvere nella libreria di qualche biblioteca comunale. Solo alla Sormani di Milano, per rendere l’idea, ci sono 665 mila volumi. Capire che altri autori, come noi, hanno utilizzato e utilizzano tuttora norme precise, e comprenderne la metodologia può aiutarci a fare un passo o due in avanti nell’apprendimento della narrativa in generale, ma non solo, porterà il nostro livello di lettura da qualcosa di superficiale “intravisto con la coda dell’occhio, di sfuggita” (V. S. Pritchett) a qualcosa di diverso, si potrebbe dire tridimensionale. “Il compito dello scrittore […] è di investire quel qualcosa appena intravisto con tutto ciò che è in suo potere. Egli deve metterci tutta l’intelligenza e tutta l’abilità letteraria che possiede […] tutto il suo senso delle proporzioni e della forma” (R. Carver). Una lettura accurata e critica.

Inizio – Centro – Fine

Oggi ti mostrerò pertanto come dividere un testo per acuire la tua attenzione su quei dettagli che distinguono lo stile di uno scrittore da un altro. Comincia sempre col trovare l’Inizio, il Centro e la Fine. Concentrandoti singolarmente su ciascuna di queste parti coglierai meglio l’ingranaggio che spinge il/i personaggio/i da una situazione “A” a una situazione “B”. Come faccio a capire quali sono l’Inizio, il Centro e la Fine?

Nella parte iniziale di un romanzo, o più in generale di qualunque storia, ci sarà sempre l’introduzione del/dei protagonista/i, con le sue caratteristiche. Potremmo incontrare dei personaggi secondari (più o meno importanti). Sicuramente vedremo la problematica che il personaggio deve affrontare e quali sono le soluzioni che può intraprendere per risolvere questa problematica.

Nella parte centrale incapperemo negli ostacoli che il personaggio trova quando cerca di risolvere il problema. Lo seguiremo per capire quali rimedi deciderà di adottare e per provare come queste azioni lo condurranno a un’altra serie di conflitti e di alternative fino a giunge alla soluzione definitiva.

Naturalmente, entrati in questo meccanismo, nella parte finale non potremo che aspettarci il risultato della soluzione definitiva adottata.

Il canto di natale

Prendiamo come esempio “Il canto di natale” di Charles Dickens. Per tutti quelli che non l’hanno letto riassumo brevemente la trama:

Ebenezer Scrooge è un vecchio e avaro banchiere, egoista e risparmioso fino alla paranoia. Infastidito dal natale, obbliga il suo impiegato a lavorare anche i giorni delle feste, con uno stipendio da fame. Allontana chiunque si avvicini, a partire dal nipote Fred, unico parente, e dei gentiluomini che gli chiedono un’offerta per i poveri. La sera della vigilia di Natale gli fa visita il fantasma del suo defunto socio, Jacob Marley che lo mette in guardia: la sua chiusura verso gli altri sta formando una catena lunga e pesante, che lo porterà alla morte, come lui. Gli annuncia che riceverà la visita di tre spiriti: il Natale Passato, Presente e Futuro. I tre natali trascineranno Ebeneze in un viaggio nel tempo, da quando era un bambino fino alla sua prima giovinezza, passando per un amore non coltivato e approdando al giorno del suo funerale. È in questa circostanza che Ebeneze apre gli occhi, e si rende conto di dove il suo comportamento l’ha condotto. Tornato alla realtà trova il modo di ravvedersi, e soprattutto di scusarsi con le persone che ha allontanato dalla propria vita, diventando così un uomo molto amato.

Bene, come fa il nostro Dickens a mostrarci tutto questo?

Inizio

Nella prima parte cercheremo, come abbiamo detto, la presentazione del protagonista e dei personaggi secondari. Di fatti il racconto inizia proprio da Ebeneze e dal socio Marley, da poco defunto:

“Scrooge e il morto erano stati soci per non so quanti anni. Scrooge era il suo unico esecutore testamentario, unico amministratore, unico procuratore, unico legatario universale, unico amico, unico guidatore del mortoro. Anzi il nostro Scrooge, che per verità il triste evento non aveva fatto terribilmente spasimare, si mostrò sottile uomo d’affari il giorno stesso dei funerali e lo solennizzò con un negozio co’ fiocchi.” (“Il canto di natale” di Charles Dickens).

Leggendo è già chiara la caratterizzazione del personaggio, quel “si mostrò sottile uomo d’affari il giorno stesso dei funerali” che anticiperà la vera problematica che lo riguarda, e che sarà la causa di tutti i suoi conflitti:

“Aspro e tagliente come una pietra focaia, dalla quale nessun acciaio al mondo aveva mai fatto schizzare una generosa scintilla; chiuso, sigillato, solitario come un’ostrica. Il freddo che aveva di dentro gli gelava il viso decrepito, gli cincischiava il naso puntuto, gli accrespava le guance, gli stecchiva il portamento, gli facea rossi gli occhi e turchinucce le labbra sottili, si mostrava fuori in una voce acre che pareva di raspa. Sul capo, nelle sopracciglia, sul mento asciutto gli biancheggiava la brina. La sua bassa temperatura se la portava sempre addosso; gelava il suo studio né giorni canicolari; non lo scaldava di un grado a Natale. Caldo e freddo non facevano effetto sulla persona di Scrooge.” (“Il canto di natale” di Charles Dickens).

Dickens ci mostra anche come Scrooge reagisce ai problemi tramite il rifiuto, per lui soluzione probabile in ben tre circostanze: rifiuterà l’invito a pranzo del nipote, per il giorno di Natale. Negherà l’elemosina a due gentiluomini. Concederà al proprio commesso Bob Cratchit di stare a casa solo il giorno di Natale, obbligandolo a lavorare, col proprio stipendio da fame, sia la vigilia che il giorno di Santo Stefano. Bob il cui figlio più piccolo, Tiny Tim, è storpio e molto malato (tenete a mente anche questo dettaglio riportato dall’autore a inizio racconto). Scrooge rientra dunque a casa, e qui farà la sua apparizione il fantasma di Marley. Da questo punto potremmo tirare una linea, e iniziare ad analizzare la parte centrale.

Centro

Questa sezione del racconto, come detto nella sinossi, è caratterizzata dall’arrivo degli spiriti del Natale. Ciascuno di essi recherà in dono un conflitto per l’anima di Scrooge mostrandogli come è cambiato nel corso degli anni. Dovrà guardare al sé stesso da bambino, da ragazzo e da adulto per affrontare poi la sua paura più grande nel futuro, in quello che è il Climax della storia:

“Son queste le immagini delle cose future o soltanto delle cose possibili? – Lo Spirito teneva sempre il dito abbassato verso la tomba vicina. – Le azioni umane adombrano sempre un certo fine, che può diventare inevitabile, se in quelle ci si ostina. Ma se vengono a mutare, muterà anche il fine. Dimmi che così è, dimmelo, in queste scene che mi vai mostrando! – Lo Spirito era immobile sempre. Scrooge si trascinò a quella volta, tremando; e seguendo il dito, lesse sulla pietra della tomba negletta il proprio nome: EBENEZER SCROOGE. – Son io, io quell’uomo che giaceva sul letto? – gridò cadendo in ginocchio. Il dito accennò dalla tomba a lui e da lui alla tomba.” (“Il canto di natale” di Charles Dickens)

Davanti alla propria morte, quale soluzione definitiva potrà adottare il protagonista?

Fine

Dickens dimostra tutta la sua abilità in questo momento. Tornato nel “mondo reale”, Scrooge ripercorrerà a ritroso i conflitti aperti inizialmente, pronto a sanarli e a compiere il proprio atto di redenzione. Andrà a pranzo a casa del nipote, per chiedergli perdono. Regalerà un grasso tacchino alla famiglia del commesso, diventando per il piccolo Tim come un secondo padre (ricordate Tiny Tim?). Donerà una grossa cifra come contributo per i poveri. La soluzione definitiva dunque?

“Divenne così buon amico, così buon padrone, così buon uomo, come se ne davano un tempo nella buona vecchia città, o in qualunque altra vecchia città, o paesello, o borgata nel buon mondo di una volta. Risero alcuni di quel mutamento, ma egli li lasciava ridere e non vi badava; perché sapeva bene che molte cose buone, su questo mondo, cominciano sempre col muovere il riso in certa gente.” (“Il canto di natale” di Charles Dickens)

Fai come Ebeneze

Immagina ora che anche il tuo percorso da aspirante scrittore venga suddiviso in tre parti. All’inizio ci saranno le prime bozze, e i primi feedback da amici e parenti. Vuoi diventare uno scrittore, questa è la problematica da affrontare. Decidi pertanto di scrivere il tuo primo romanzo, iniziando a risolvere tutta una serie di conflitti riguardanti la stesura del testo, lo sviluppo dei personaggi e la costruzione della trama. La tua storia, in questo momento è al Climax. Ho fatto abbastanza come autore? Il mio romanzo verrà promosso da qualche casa editrice? Sono stato in grado di costruire un prodotto professionale e all’altezza delle richieste del mercato? Come Ebeneze devi prendere la tua decisione finale.

Il tuo spirito del natale

Accademia della scrittura, in quanto service editoriale, offre una serie di soluzione al tuo conflitto: editing, correzione bozze, valutazione del testo, scheda di lettura, writing coach, tutoring di scrittura creativa, traduzioni, ghostwriting, beta reader, revisione dei testi, self book care, il corso Scrivere Creativamente e il corso Accademy Masterclass. È il tuo personale Spirito del Natale che ti aiuterà a goderti il finale di questa storia. Ti basta analizzare i testi degli altri autori per capire se puoi vivere del tuo solo talento, o hai necessità di un supporto serio, che ha interesse nella tua crescita come autore.

La domanda che ti devi porre, ora, è: come voglio chiudere la mia storia?

Davide Corbetta

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