Scrivo YOU e leggo serie Netflix

In verità, dovrei leggere Caroline Kepnes, l’autrice che ha scritto il libro da cui prende spunto la storia, ma questa è una divagazione poco nazionalpopolare e fingo di non averla scritta. 

In ogni caso, il libro non l’ho letto (da fonti certe so che è una ottima storia di partenza) e oggi parliamo della serie televisiva edita Netflix, arrivata alla seconda stagione. 

Premetto che la prima mi era piaciuta. 

Ho sorvolato su alcune scelte narrative forzate, per così dire obbligatorie, per incastrare la trama e semplificare gli eventi. Ho finto di non osservare con occhi troppo disincantati il fatto che stalkerare in maniera così facile una persona non è proprio un gioco da ragazzi e affermo in tutta onestà che gli sceneggiatori, Kepnes in prima fila, e Penn Badgley, l’attore protagonista a noi noto come Dan Humphrey nella serie televisiva Gossip Girl, hanno fatto un lavoro egregio per quanto riguarda l’immedesimazione. 

Insomma, per dirla con parole semplici:

chi non ha tifato per il maniacale Joe? 

Chi non fremeva sulla poltrona per la paura che venisse scoperto? 

Chi non avrebbe dato una badilata a Beck? 

Chi non ha tirato un sospiro di sollievo quando l’ha fatta franca? 

Io senza ombra di dubbio ed era da tempi di Sons of Anarchy che non empatizzavo con un personaggio negativo. 

Con questi presupposti e una buona dose di entusiasmo, mi sono approcciata alla stagione seconda. 

Anzi, a essere sincera, ho riattivato il mio abbonamento quasi esclusivamente per YOU. 

E poi? 

E poi niente, tutto si è afflosciato come un soufflé al formaggio davanti allo sportello del forno aperto in anticipo. 

Acqua, acqua da tutte le parti. Buchi narrativi, salti temporali che nemmeno Juri Chechi con la tallonite.  

Punto primo: le forzature necessarie su cui sono passata sopra durante la prima stagione diventano banali, semplicistiche, povere nei nuovi episodi. 

Passa una volta, ma la seconda no.

E poi, diamine! Siamo a Los Angeles e questa cricca di gente si conosce tutta nemmeno abitassero nel centro storico di San Benedetto del Tronto? La sua ex, seppellita viva, non può far nulla contro di Joe e persino una poliziotta la invita a NON denunciarlo. (A quella scena stavo per lanciare il telecomando) 

Joe, rimanendo fedele alla sua natura psicotica, si invaghisce di una nuova YOU che però sembra l’ombra, un pallido ricalco di Beck. Stesso plot, stessa evoluzione della storia: nella prima stagione Beck aveva la migliore amica, in questa Love ha il fratello onnipresente. 

I personaggi secondari, dai nuovi vicini di casa ai colleghi di lavoro, sono banali, a tratti assolutamente inutili in un domino con pedine che cadrebbero comunque da sole. 

Love, a differenza di Beck è poi più psicopatica di Joe. Il colpo di scena poi è… Boh, doppio, boh, boh al cubo. Per non parlare di quel finale che lascia intravedere una terza stagione (confermata in questi giorni)

Insomma, YOU parte prima è un sì. 

YOU parte seconda è un MA ANCHE NO! 

Attendo la terza stagione? La vedrò, non saprei, forse. La mia vena masochista mi suggerirà di rallentare l’auto come accade davanti a un incidente stradale, quindi probabilmente guarderò cosa altro è venuto in mente agli sceneggiatori. 

Forse, invece, avrò meglio da fare. 

E chi può dirlo? Per il resto, attendo i vostri pareri e credo che l’obiettivo degli sceneggiatori, ovvero immedesimarsi in uno stalker maldestro e fortunato allo stesso tempo, sia stata un’operazione riuscita a metà.

Naike Ror

 

 

Un pensiero su “Scrivo YOU e leggo serie Netflix

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