Schindler’s List: chiunque salva una vita, salva il mondo intero.

L’offerta cinematografica riguardante la memoria dell’Olocausto, della Shoah e del periodo più buio per l’Europa intera è sconfinata e piena di pellicole degne di nota. 

Schindler’s List è uno dei più rappresentativi film sull’Olocausto. Vincitore nel 1994 di 7 Oscar, tra cui “Miglior film” e “Miglior regia”, è un successo conclamato. Per coglierne le diverse sfaccettature andrebbe visto e rivisto. Ancora e ancora.

“La lista di Schindler” di Thomas Keneally

Il regista Steven Spielberg si ispira al romanzo La lista di Schindler di Thomas Keneally, basato sulla vera storia di Oskar Schindler, abile imprenditore nelle pubbliche relazioni nella Cracovia del 1939. Visto il divieto imposto agli ebrei di avere attività commerciali, Schindler approfitta di questo delicato momento economico per recuperare soldi da investire nell’apertura di una fabbrica di pentole e tegami, atta a rifornire l’esercito tedesco.

Per avviare l’attività si affida al contabile ebreo-polacco, Itzhak Stern. Tra i due nascerà un sincero sodalizio e una tacita collaborazione basati su rispetto, stima e fiducia reciproci. Dietro indicazione di Stern, nella fabbrica vengono assunti come operai gli ebrei di Cracovia in procinto di essere deportati nei campi di concentramento. Fra questi nomi spiccano soprattutto insegnanti, intellettuali e scrittori, definiti “non necessari” dalle autorità naziste e pertanto maggiormente a rischio. 

Schindler, Itzhak Stern e “la lista”

La furia delle SS sta travolgendo Cracovia, lo stesso Oskar Schindler ne è testimone durante una passeggiata a cavallo. Violenza, crudeltà e sadico cinismo si abbattono quotidianamente sugli ebrei polacchi per mano dei nazisti. L’imprenditore, profondamente turbato, è combattuto tra la paura di perdere la fabbrica, nonostante la tessera del Partito Nazista, e la voglia di contrastare quest’assurda ferocia. A prevalere però è il suo buon cuore e la fondata convinzione che tutto l’accanimento intorno a sé è profondamente sbagliato.

Aiutato dal fidato Stern, Schindler inizia a compilare la “lista” dei suoi operai, nomi su nomi battuti a macchina, uno dopo l’altro. Far parte di quell’elenco significa una sola cosa: avere la possibilità di vivere. Oskar Schindler, con questo suo stratagemma, riesce a salvare più di mille ebrei, tenendoli al sicuro nella fabbrica, diventata una sorta di zona franca.

Terminata la guerra, l’imprenditore, facente formalmente parte del Partito Nazista, deve lasciare la fabbrica per evitare la cattura da parte dei sovietici. Al momento del congedo, i suoi operai gli consegnano un documento firmato in cui dichiarano ciò che lui ha fatto durante la guerra e un anello da loro forgiato, utilizzando il poco oro rimasto tra le macerie di un mondo che non esiste più. Nella fede viene incisa una frase del Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo: “Chiunque salva una vita salva il mondo intero”. Oskar è visibilmente commosso e scosso. E, nonostante tutto, pensa che forse avrebbe potuto fare di più, magari vendendo i suoi beni, per salvare altre vite. È ancora una volta il suo fidato amico ad aprirgli gli occhi. Grazie alla sua ardita impresa ha garantito l’esistenza di una nuova generazione di ebrei. 

Oskar Schindler: Avrei potuto avere una persona in più… E non l’ho fatto…
Itzhak Stern
: Ci saranno altre generazioni per quello che Lei ha fatto.
Oskar Schindler: Non ho fatto abbastanza.
Itzhak Stern: Ha fatto tanto, invece.

Il simbolismo di Spielberg: la bambina con il cappottino rosso, le candele e il bianco e nero.

Il film è interamente girato in bianco e nero, per una scelta dello stesso Spielberg, che definì l’Olocausto “vita senza luce”. Le uniche scene a colori sono presenti all’inizio del film dove si vede una famiglia ebrea, in epoca moderna rispetto all’Olocausto, che celebra lo Shabbat. Le candele si spengono lentamente, per simboleggiare l’oscurità che sta arrivando, per riaccendersi soltanto nel momento in cui Oskar Schindler permette agli operai di preparare e festeggiare lo Shabbat. 

Escluse le scene iniziali e finali, l’unico elemento di colore è il cappottino rosso di una bambina che sta vagando da sola tra le persone del ghetto. Poco più avanti nel film è lo stesso Schindler a vedere il corpo esanime della piccola sui nastri trasportatori che portano i corpi nei forni crematori, una scena straziante fino all’inverosimile.  Come afferma lo stesso Spielberg, la bambina rappresenta le atrocità perpetrate nei confronti degli ebrei sotto gli occhi di tutti.  Troppa gente ha taciuto, per paura, per mancanza di iniziativa o per istinto di sopravvivenza. Schindler no. Ha fatto ciò che ha sentito giusto, nel profondo del suo cuore.

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