Intervista a Diego Galdino

Dopo gli studi superiori ha iniziato a lavorare nel bar di famiglia, il Lino Bar a Roma, attività a cui nel corso degli anni ha affiancato quella di scrittore. “Il primo caffè del mattino” (2013), primo romanzo pubblicato Spelìrling & Kupfer, è stato definito un caso letterario. La sua seconda opera, legata alla precedente storia “Il viaggio delle fontanelle”, è un itinerario alla scoperta di Roma. Nel 2014 pubblica “Mi arrivi come da un sogno” a cui segue, l’anno successivo, “Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi”. Del 2017, invece, è “Ti vedo per la prima volta” in cui affronta il tema della narcolessia. Nel 2018 esce “L’ultimo caffè della sera” sequel de “Il primo caffè del mattino”. Il 13 febbraio, in tutte le librerie italiane, sarà disponibile il suo ultimo romanzo targato Leggereditore: “Una storia straordinaria”.

Diego Galdino è pubblicato anche in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica.

  • Ciao Diego, grazie per il tempo dedicato alle domande dell’Accademia della Scrittura. Tanto per scaldarci, dopo la maturità hai iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia e nel 2013 viene pubblicato il tuo primo romanzo “Il primo caffè del mattino” che ti consacra scrittore. Hai sempre saputo di questo tuo lato creativo?

Grazie a voi per l’ospitalità. In realtà io non ho conseguito la maturità, mi manca l’ultimo anno. Ho lasciato gli studi per aiutare i miei genitori nell’attività di famiglia, continuando però a coltivare le mie passioni, come la lettura, l’arte, il cinema. Poi un bel giorno una ragazza mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era “Ritorno a casa” di Rosamunde Pilcher, e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice.

Il mio preferito era “I cercatori di conchiglie”. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere».

Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra.

Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene e poi non ho più smesso fino ad arrivare a “Il primo caffè del mattino”.

  • La scrittura, se così possiamo dire, probabilmente non è solo un mero processo creativo ma è anche frutto di uno “sfogo” riversato su un foglio bianco o schermata bianca del PC sul proprio passato, sulle proprie paure e fragilità o anche aspirazioni. È così?

Per me la scrittura è da sempre un modo per evadere dal mio contesto quotidiano, una via di fuga, un modo per fare quei viaggi che non posso fare fisicamente. Ma la scrittura a volte è anche una seduta terapica e il libro che stai scrivendo diventa quello psicologo a cui riesci a dire quelle verità che non confesseresti a nessun altro. Perché la scrittura ti giudica oggettivamente e se deve dirti che sei uno stronzo te lo dice senza avere paura di ferirti.

  • Quando hai iniziato a scrivere, ti sei ispirato a qualche autore in particolare?

Ho sempre amato Jane Austen e considero la sua opera “Persuasione” il mio libro per la vita. Lei, Nicholas Sparks, Mark Levy, Evans mi hanno aiutato a diventare lo scrittore che sono e, come loro, vorrei riuscire a lasciare un segno nella letteratura romantica.

  • Ritieni che un corso di scrittura creativa sia utile per scrittori alle prime armi o anche per i più affermati? 

Io credo che possa essere un modo appropriato per riuscire a convogliare nel modo giusto un talento narrativo. Il corso di scrittura potrebbe diventare quello che l’Obi- Wan Kenobi di Star Wars è stato per Luke Skywalker, ma la forza, la scrittura, scorre già dentro uno scrittore. A mio modesto parere credo che scrittore si nasca e non si diventi. Bisogna trovare il modo o qualcuno che ci faccia capire, scoprire di esserlo. Per me è stato l’amore a farmelo capire.

  • Com’è nato il tuo rapporto con la casa editrice che pubblica i tuoi romanzi?

Dopo la fine del mio rapporto editoriale con la Sperling & Kupfer, con cui ho pubblicato cinque romanzi, ho vissuto un periodo di riflessione, d’ispirazione, sentivo che era giunto il momento di scrivere una storia straordinaria e poi è arrivata la mia attuale casa editrice. Io e la Leggereditore ci siamo trovati, evidentemente eravamo destinati a farlo, e tutti gli eventi hanno contribuito a far sì che finissimo insieme. Mi sono bastati pochi minuti durante il nostro primo incontro faccia a faccia per capire che avevo trovato la mia “casa” editrice.

  • È risaputo che lo sforzo artistico richiede un dispendio di energie non indifferente. Tu, essendo anche genitore, come organizzi il tempo per scrivere?

Da sempre mi sveglio tutte le mattine alle quattro per scrivere un’ora e mezza, per poi travestirmi da barista e andare a preparare il caffè ai personaggi dei miei due romanzi dedicati al caffè. So che quel momento è solo mio, le mie figlie dormono e quindi posso dedicarmi alle favole che racconterò loro quando si sveglieranno.

  • Nei tuoi progetti di scrittura hai già in mente una trama più o meno definita o la storia prende forma in corso d’opera?

Ho la fortuna d’iniziare a scrivere le mie storie avendole già tutte nella testa, dalla prima all’ultima scena, forse è anche questo che i miei libri non sono eccessivamente lunghi, perché so come vanno a finire e da buon romantico non vedo l’ora di far mettere insieme i due protagonisti.

  • Scrivendo, ti è mai capitato di mettere in dubbio il tuo operato e sentirti scoraggiato? Come hai reagito?

Sono sempre convinto delle storie che scrivo, infatti faccio impazzire i miei editor, perché odio rimettere le mani su ciò che ho scritto. Ovviamente io sono convinto, ma non lo sono altrettanto di come lo giudicheranno i lettori e questo mi mette molta ansia, per questo amo le recensioni in anteprima, specialmente quelle positive.

  • Luca e Silvia, i protagonisti del tuo ultimo romanzo “Una storia straordinaria”,  si trovano ad affrontare eventi traumatici e una parte di loro è persa irrimediabilmente. Pare che quando la vita è in debito con noi ci restituisca il maltolto sottoforma di amore. Allora è questo il destino più autentico per l’uomo e la donna?

Almeno nei romanzi e nei film l’amore può vincere su tutto e ho la fortuna di scrivere romanzi d’amore quindi di permettere all’amore di compensare le cose più  brutte, riportando la chiesa al centro del villaggio.

Per prenotare il romanzo, clicca qui.

L’amore può essere tanto potente da superare i confini dei nostri limiti e delle nostre paure?

  • In conclusione, siamo curiosi di sapere tre classici della letteratura e tre film che più ami. 

I tre libri sono “Persuasione” di Jane Austen, “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, “Via col vento” di Margaret Mitchell, per quanto riguarda i film… “Notting Hill”, “Amarsi un po’” e “C’era una volta in America” principalmente per la colonna sonora di Ennio Morricone.

Grazie Diego per la tua disponibilità e un grande in bocca al lupo da tutto il team dell’Accademia!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *