Colazione da Tiffany: storia di una cinica sognatrice

Colazione da Tiffany, film del 1961 ispirato all’omonimo romanzo di Truman Capote, è considerato un cult del cinema del ‘900. Una New York semideserta alle prime luci del mattino accoglie una giovane donna, Audrey Hepburn, con scuri occhiali da sole, una collana di perle e un lungo abito nero, intenta a far colazione di fronte alla vetrina di Tiffany, sulle note di Moon River. Scena iconica quanto insolita, se vista da un punto di vista squisitamente razionale.

La vetrina di Tiffany

Holly Golightly, la protagonista, è una bellissima ragazza che vive in un curioso appartamento insieme al suo gatto rosso, che ha scelto di chiamare semplicemente “gatto”, perché è convinta di non avere alcun diritto di esserne la padrona. Anzi, sostiene di non voler possedere nulla fino a quando non avrà trovato un posto che le farà provare le stesse sensazioni dello stare di fronte alla vetrina di Tiffany, il suo porto sicuro, dove può essere semplicemente se stessa.

Lui è buono, vero Gatto? Su, vieni qua, povero amore, povero amore senza nome… ma io penso che non ho il diritto di dargli un nome… perché in fondo noi due non ci apparteniamo, è stato un incontro casuale. E poi non voglio possedere niente, finché non avrò trovato un posto che mi vada a genio… non so ancora dove sarà, ma so com’è.

Holly è una donna libera da condizionamenti, dolce, ma a tratti cinica e caparbia. Nella vita ha chiaro quali siano i suoi obiettivi, ma si sa, talvolta, non tutto va come pianificato.  Ed è proprio così che una sera, al termine di un appuntamento finito male, si ritrova per caso in compagnia del suo vicino di casa Paul Varjiak, interpretato da George Peppard. I due si conoscono a malapena, ma iniziano a parlare e ben presto si ritrovano a scambiarsi intime confidenze in un’insolita tranquillità. Paul è quanto di più distante dall’essere l’uomo ideale di Holly, è uno scrittore, squattrinato e un incallito sognatore. Forse è proprio per questo motivo che si avvicina a lui spontaneamente, senza maschere e doppi fini.

L’amore è una gabbia

Nonostante l’amicizia che sta nascendo con Paul, Holly continua a cadere nei tranelli di uomini facoltosi e senza scrupoli, pronti a soddisfare il suo bisogno di “sistemarsi” promettendole grandi fortune. E, mentre lui piano piano inizia ad innamorarsi, lei prende le distanze. Dopo averle confessato il suo sentimento, Holly respinge Paul dicendogli che l’amore è una gabbia, preferendo accettare di trasferirsi in Brasile e sposare il facoltoso Josè da Silva Perreira. 

Riuscirà Paul con il suo profondo sentimento ad abbattere il muro di cinismo che la bella Holly ha eretto per proteggersi dall’amore? 

E Holly troverà finalmente la sua personale “vetrina di Tiffany”, la casa che tanto desidera?

 “Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.”

 Anna Rizzo

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