Pretty Woman

Film cult degli anni 90, diretto da Garry Marshall, che ha consacrato Julia Roberts e Richard Gere come interpreti di una pellicola dal successo senza tempo, al punto da essere riproposta in TV ancora oggi, a ben trent’anni di distanza dall’uscita nelle sale.

La trama è nota ai più, Vivian, prostituta di Hollywood Boulevard, incontra Edward, miliardario impegnato in complicate operazioni finanziarie. Il motivo non è quello che si può pensare vista la professione di lei, bensì una semplice richiesta di aiuto per alcune indicazioni stradali. Inizia nel più banale dei modi il rapporto tra Vivian e Edward, che, dopo vicissitudini personali, professionali e culturali, scopriranno un inaspettato sentimento reciproco, al di là di preconcetti e ipocrisie.

Edward: “E che succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?”
Vivian: “Che lei salva lui!

Ma dietro a questa relazione si cela la favola romantica, un classico cliché alla cenerentola o addirittura un messaggio misogino?

L’Accademia della scrittura ha deciso di dare voce alle nostre due redattrici: Anna Rizzo e Silvia Novara, con due personali recensioni del film. E voi, con chi siete d’accordo?

LA VERSIONE DI ANNA

Pretty Woman, ad una prima visione superficiale può sembrare la solita storia che racconta di una ragazza che svolta la sua vita, incrociando sulla sua strada – neanche a dirlo – un uomo, come quella “gran culo di cenerentola” (citazione liberamente presa dal film). 

Edward e Vivian si incontrano per puro caso. 

Durante la loro conoscenza, Edward, con alcuni suoi atteggiamenti, è scrupoloso e attento, richiamando un tipo di uomo (forse) senza sentimenti, ma che sa trattare la donna che lo sta accompagnando con classe e rispetto, nonostante la sua professione. Vivian, dal canto suo, avrà anche un (fintissimo) cuore di pietra dovuto al suo lavoro, ma indubbiamente sogna la svolta della sua vita.

I loro due mondi non potrebbero essere più distanti, e, in diverse occasioni, si scontrano contro una realtà che etichetta entrambi in una specifica categoria culturale e sociale. A farne maggiormente le spese è soprattutto Vivian, su cui spesso gli occhi non sanno andare oltre ciò che le sue scelte l’hanno portata a rappresentare. E anche Edward finisce, suo malgrado, in una trappola di comportamenti e convinzioni, nonostante il sincero rispetto e un’ombra di sentimento che sta nascendo per lei. Quando il suo avvocato Philip viene a scoprire la vera identità di Vivian ad essere rappresentata è una scena in cui il tasso di misoginia è alle stelle: sono uomo, lei è una donna di strada quindi posso farne quello che voglio. 

Vivian ed Edward saranno capaci di abbattere le barriere sociali che rischiano di dividerli e di dare sfogo al loro amore, a prescindere da tutto e da tutti?

Vivian: È molto più facile credere alle cattiverie, ci hai mai fatto caso?

L’ultima scena svela i loro sentimenti regalando un lieto fine romantico ad una delle “favole” moderne più belle degli anni ‘90 con cui tutte un po’ abbiamo sognato. 

LA VERSIONE DI SILVIA 

Questo film viene spesso definito una trasposizione di “Cenerentola” in chiave moderna: come in qualsiasi fiaba che si rispetti, arriva il fascinoso principe a salvare la povera fanciulla e, aggiungendoci un pizzico di “Brutto Anatroccolo”, le rifà il guardaroba e le insegna le buone maniere così da trasformarla in principessa, per poi portarla in salvo nella sua lussuosa vita da nababbo.

Chiaramente si tratta di un puro prodotto di intrattenimento a sfondo romantico senza grosse pretese, però non c’è forse il rischio di scambiare una storiella rosa un po’ ammiccante e a tratti misogina come un ideale romantico?

Vivian passa come una creatura sventurata, che ha la fortuna di incontrare un benefattore per poter accedere all’ambito lieto fine, mentre invece è una donna in gamba, assolutamente in grado di farcela da sola, come e quanto Edward. Certo, non ha gli stessi soldi, lo stesso successo e riconoscimento sociale. Ma proprio in questo dimostra la sua forza: nella condizione di estremo svantaggio in cui si trova riesce comunque a cavarsela, e a badare a se stessa, da molto prima che giungesse il principe sulla sua auto di gran lusso.

Edward: “Che cosa vuoi Vivian?”
Vivian: “Voglio la favola.”

Ma, nel momento stesso in cui la protagonista dichiara che è la favola che sta cercando, devo arrendermi. In fondo tutte noi siamo cresciute convinte che questa fosse una gran bella storia d’amore senza che ci venisse poi più di tanto in mente che grattando appena appena la superficie patinata sarebbero emersi messaggi forse non del tutto edificanti.

Anna Rizzo                                                                                                                                                                        Silvia Novara

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