Pasta al pesto tricolore 

Per dirla tutta, so che la pasta al pesto va già molto bene in originale ma la cuginetta Auro preferisce la variante che ho escogitato una quindicina d’anni fa per carezzare il suo gusto in tema di sapori e colori.

Da che è piccola, nata bionda come una figura di Oslo ma irsuta come un pellisquadra di Scilla o Cariddi, coi peli superflui che scandagliavano la schiena di lattante fino a tutto l’orlo delle orecchie – e che il buon cielo ha voluto poi le siano cascati tutti -, ella ha sempre amato il bianco e il rosso. Colorare la pasta al pesto di lei seienne, dunque, era facile soluzione allorquando Cabau me la lasciava in cura. 

Già perché Auro è la figlia di zia Cabau e di Roberto, quella del “cabau cabau” urlato alla finestra e quello del paese montanaro ove i candidati a sindaco si disonorano in piazza. Epperciò, nel midollo, codesta pupa non poteva essere del tutto normale, una vena di bizzarria difatti essendosi conclusa nei suoi geni.

Intorno agli occhi enormi ma gattineggianti di Auro, nel viso a triangolo in mezzo a una montagna di boccoli biondo cenere, è poi tutto piccolo: il nasino, le orecchie, la boccuccia. Tutto piccolo e felino anche oggi ch’è ragazza in stadio avanzato. Sotto codesta faccia da cucciolo di leonessa, ella ha infatti un inatteso piglio mascolo aggressivo. Talmente ribellino che, sempre per amor del rosso, Auro a quindici anni s’azzardò ad acquistare un paio di sandali ciliegia tacco dodici con le cinquanta euro che le avevo regalato giusto per comprare il diario di scuola, o poco più, e ad indossarle sotto una minissima gonna nera. Dipoi pubblicò sui primi social codesta immagine a indebolimento non solo dei coetanei maschi ma anche dei genitori, il cui diniego ella virilmente osteggiò, eterna vincitrice di battaglie, fra una carezza e una smorfia a presingiro. 

Evaporata la lanugine della prima infanzia, resta dunque una pelle gloriosa di bionda e un’allarmante femminilità che si respira solo a vampate, giacché v’è da dire che Auro conserva ancora dei tratti puerili da cui non s’è tutta liberata, oggi così facendo di lei una personalità soprannaturale che zigzaga tra l’essere bimba monella e mirabile donna. Per esempio la voce. Se la senti al telefono, la concepisci come una scanzonata ragazzina delle elementari; così se la sbirci col pigiamino a cuori, mentre la lingua sfrega l’interno delle labbra sull’arcata inferiore dei denti come un principio d’imperituro imbarazzo di bambina. 

Ma se invece la peschi il sabato sera, messa d’impegno a portarsi sui tacchi, architetatta col trucco ruffiano, le unghie delle mani pittate di smalto che s’inselvaggiscono sul cellulare per comunicare con chissacchì, il decolleté che si sprigiona come un trofeo sulla soglia e le chiavi di casa in pugno, allora simbolicamente scommetteresti ch’ella abbia superato i trent’anni.

È roba dell’altro mondo questo turbinoso passaggio che ingoia le bambine e, in un girone quotidiano d’incalcolabili litigate che friggono tutte le mamme e i papà, si disattorciglia pian piano quella donna incastrata che sciaborda a colpi di chioma e coda per affogare l’altra sé e restare la sola entità a galla.

Ricordo bene la profondità di quest’oceano da attraversare per farsi donna. 

Dell’Auro bambina non restano che sbavature, dacché manca giustappunto l’ultimo sussulto facciatosta per perfezionare il salto, ed è a lei com’è oggi, quasi fatta donna, che dedico questa pietanza nota e semplice ma che, con piccoli accorgimenti in bianco e rosso, si fa un tantino più sfiziosa. Sfiziosa proprio come l’età delle fanciulle sempre pure che, con i dettagli acchiappati da un po’ di verità e un po’ di teatralità, imparano naturalmente a praticare l’avvantaggiarsi d’essere nate femmine. 

 

Ingredienti per 4/5 persone:

 

 

160 g di basilico fresco

15 g di pinoli

15 g di pistacchi 

Sale qb

150 ml di olio evo

2 zucchine verde chiaro

150 g di pomodori pachino 

500 g di pasta corta, meglio se fusilli

60 g di parmigiano grattugiato

15 g di pecorino grattugiato

150 g di ricotta vaccina 

 

ESECUZIONE

 

1. Prima d’ogni cosa lavate perfettamente il basilico ed asciugatelo bene, avendo cura di non sciuparlo. Mixate basilico, pinoli, pistacchi, parmigiano e pecorino fino ad ottenere un composto sommariamente trito (nel Bimby 10 sec, vel 7), indi accorpate sale ed olio a pioggia lenta (nel Bimby 10 sec, vel 4). 

2. Tagliate a rondelle molto sottili le zucchine, non essendo necessario pelarle, e riducete a dadini il pomodoro condendolo con sale ed olio direttamente nel colapasta ma salvandone il succo.

 

 

3. Mettete a bollore l’acqua in una capiente pentola e, dopo aver iniziato a cuocere la pasta, versatevi sopra tutte le zucchine. Ciò voi farete solo tre minuti prima di scolare la pasta che, dunque al dente, riverserete entro quel medesimo colapasta nel quale è ad attenderla il pomodoro a dadini. Regolate di sale e rammentate di conservare abbondante acqua di cottura. 

4. Versate la pasta in una capiente padella e, a fuoco spento, amalgamatevi il pesto. Quando sarete certi che codesto sia ben distribuito, a tal uopo aiutandovi con l’acqua di cottura e il succo di pomodoro accantonati e nei quali l’avrete allentato, regolate di sale, d’olio e di formaggi.

5. Impiattate disponendo la pasta al centro e, su un lato del piatto, un paio di cucchiaiate di ricotta. Quest’ultima accompagnerà piacevolmente ogni forchettata, rendendola più sfiziosa.

By Rossella Arinisi

4 pensieri su “Pasta al pesto tricolore 

  1. Avatar
    Antonella De Tommaso dice:

    Mi chiedo come puoi trasformare la descrizione di una ragazza di oggi con le sfumature classiche di una bimba che circondata da una solida famiglia diventa una donna, in una storia che sa di favola, così come hai impreziosito un piatto semplice rendendolo eccezionale. La tua penna magica continua ad incantare!

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