Orphan Black: Tatiana Maslany e la clonazione umana

Orphan Black è una serie televisiva canadese targata BBC America e trasmessa per la prima volta in Canada nel 2013. In Italia è arrivata nel 2018 e ha subito avuto una grande riscontro di pubblico. 

Grazie anche all’interpretazione della giovane Tatiana Maslany, vincitrice di un Emmy Awarad nel 2016 come miglior attrice drammatica e di una nomination ai Golde Globe, la serie, dotata di una struttura narrativa già di per sé originale, acquisisce sostanza in termini estetici. L’attrice, infatti, si è dovuta calare in dieci personaggi diversi e lo ha fatto dando a ognuno un’identità riconoscibile e mettendo in campo una performance forse unica nel suo genere.

Contenuti, riflessioni e ideologie

Orphan Black si inserisce nel genere fantascientifico, ma è ricca di suspance al pari di un thriller e ogni episodio è caratterizzato da molteplici contenuti ideologici. Il tema portante riflette sulle implicazioni morali della clonazione umana e sui risvolti psicologici ad essa correlati. Non mancano, tuttavia, momenti comedy e il drama si consolida sulla relazione che unisce e divide il sistema dei personaggi. 

Cinque stagioni per un totale di cinquanta episodi in cui tutto ruota attorno a un concetto esistenziale: l’unicità dell’essere umano. Ma gli sviluppi coinvolgono molte delle riflessioni figlie del nostro tempo che, in un contesto teorico assai fertile, assumono una rilevanza decisiva ai fini dello sviluppo strutturale. 

C’è grande spazio per la rappresentazione della diversità. La clonazione intesa come tema portante diventa un pretesto narrativo per dare voce alle minoranze e l’eterno conflitto tra religione e scienza, intese però nella loro accezione più estrema, viene approfondito e scandagliato nelle sue molteplici varianti.

Il fanatismo è il file rouge che lega il tessuto narrativo.

Trama

Sarah Manning, giovane criminale dal passato difficile e madre assente della piccola Kira, diventa testimone di un suicidio. La donna, che si chiama Beth Chlids, si butta sulle rotaie della metropolitana di fronte al suo sguardo impotente. A colpire Sarah, oltre al tragico evento, è il fatto che Beth è in tutto e per tutto identica a lei. 

Nel tentativo di capire chi è Beth, Sarah decide di assumere la sua identità e inizia a indagare sulla sua vita. Grazie alle ricerche già portate avanti da Beth e alla sua rete di contatti, Sarah scopre l’esistenza dei cloni e del movimento scientifico della Neoluzione. Il movimento si propone la creazione di un essere umano perfetto grazie all’utilizzo di competenze orientate all’evoluzione della specie.

Il Dyad, l’istituto che conduce le ricerche, fa pressione affinché le istituzioni politiche promuovano il programma di eugenetica. Per raggiungere l’obiettivo, i suoi rappresentanti sono disposti a tutto, anche a sacrificare vite umane.

Insieme al suo miglior amico e fratello adottivo, l’eccentrico Felix, e a un gruppo di persone a lei care, Sarah entrerà in contatto con quelle che successivamente definirà le “sue sorelle”, tre cloni, ognuno con peculiarità e attitudini diverse, che l’aiuteranno a dipanare l’intrico di vicissitudini in cui saranno loro malgrado coinvolte. 

Alison Handrix, moglie e madre adottiva di due bambini, la scienziata Cosima Niehaus e Helena, la serial killer di origini russe addestrata inizialmente per eliminare i cloni. 

In generale, la struttura narrativa regge fino alla fine, l’epilogo giunge puntuale e giusto. I personaggi sono ben caratterizzati e i significati vengono approfonditi nella loro complessità. Un prodotto seriale per gli amanti della fantascienza, ma non solo. L’originalità della narrazione non può non essere apprezzata dai tv series addicted. 

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