Furore (The Grape of Wrath) di Steinbeck

Quando i soldi portano via i diritti

Nel Midwest, fra il 1931 e il 1939, a causa dell’agricoltura inappropriata e della mancanza di rotazione delle colture, che indebolisce ed inaridisce il terreno, si scatenano violente tempeste di polvere. I raccolti vengono così distrutti, impoverendo le famiglie che, impossibilitate a pagare i debiti contratti con le banche, si ritrovano sfrattate e costrette a lasciare le loro case.

Inizia così un grande esodo verso la California, nella speranza di iniziare una nuova vita. Purtroppo però la realtà sarà ben diversa da quella auspicata ed immaginata.

Il romanzo

Attraverso la storia della famiglia protagonista si narrano le vicende di coloro che sono stati costretti all’esodo. I Joad, cognome immaginario, indebitati con le banche, vengono cacciati dalle terre in cui hanno sempre vissuto. Fra loro c’è Tom, all’oscuro di tutto, in quanto ha trascorso gli ultimi anni in prigione. Appena tornato in libertà ha un unico desiderio: riabbracciare la famiglia. Nel cammino verso casa, però, scopre che molto è cambiato. Case, paesaggio, persone, tutto sembra appartenere ad un passato che esiste solo nei suoi ricordi. Appena riunitosi ai suoi cari non ha neanche modo di apprezzarne nuovamente la compagnia, perché un’altra sfida li attende. È tempo di mettersi in viaggio verso una nuova meta. Ma la California sarà davvero la terra promessa? Sogni infranti, delusione, rabbia e sfruttamento accompagnano i Joad in questo lungo peregrinare. Niente sarà più come prima.

Il finale lascia il lettore stupito, donandogli un’immagine toccante ed impossibile da dimenticare, che dimostra grande solidarietà ed altruismo.

La realtà dietro il romanzo, le polemiche e il fascismo

Nel 1939 il romanzo viene pubblicato a New York e scatena non poche polemiche. Arrivato nel vecchio continente fa paura al fascismo, che lo censura ritenendolo “troppo rivoluzionario”. A pubblicarlo in Italia, nel 1940, è Valentino Bompiani, che dà all’opera il titolo di “Furore”. La traduzione si attiene alla censura fascista ed è solo grazie ad una nuova edizione del 2013 che l’opera originale sarà restituita ai lettori.

Furore e il moderno caporalato

Questo libro ha una peculiarità, il lettore non può non rimanere colpito dal modo in cui, dinnanzi al denaro, i diritti, la pietà e la comprensione diventino inesistenti e la disperazione possa essere sfruttata senza ritegno. “Furore” dà voce a quelle famiglie rese invisibili da un sistema che non si cura degli ultimi. 

Le pagine dell’opera inducono a riflettere sul moderno caporalato e sui nuovi schiavi delle campagne, che, come le famiglie di cui Steinbeck parla, lasciano la loro casa in cerca di un futuro migliore in un’Italia che non si rivela essere la terra promessa. Persone che, dopo un lungo viaggio, rischiano di ritrovarsi succubi di mafie e datori di lavoro, aguzzini in grado di far leva su miseria e disperazione per trattarli come oggetti, privandoli di diritti, libertà e dignità. 

“Furore” è un romanzo ancora drammaticamente attuale, poiché, a tutt’oggi, non si è smesso di lottare per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Steinbeck ha lasciato a tutti noi un’importante lezione, un tesoro capace di aprire gli occhi, la mente ed il cuore.

“La banca è qualcosa di più di un essere umano. È il mostro. 

L’hanno fatta degli uomini, questo, sì, 

ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo” 

Steinbeck

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