La redazione dell’Accademia della scrittura vi propone una rassegna letteraria di due giorni per scoprire i romanzi in concorso al Premio Strega 2020.

LA NUOVA STAGIONE di Silvia Ballestra

(a cura di Serena Passani)

Questa è la storia delle sorelle Gentili, Nadia e Olga, due donne marchigiane che devono vendere i terreni di famiglia. Ormai nulla è più come un tempo, loro stesse si sono trasferite, la modernizzazione ha giocato un ruolo chiave e la terra viene considerata pensando unicamente al suo valore commerciale. La narrazione comprende tutta la trafila burocratica, tra ricordi e proposte dei vari acquirenti, aggiungendo storie misteriose, scandali di paese, visite dal geometra, dal ragioniere e dal notaio, scartoffie di consorzi ed uffici, pretese di commercianti, affittuari ed ex mezzadri. Nel mentre, le bellissime descrizioni del panorama, il dialetto, le tradizioni e le usanze si fondono dando vita ad un racconto che segna l’inizio di una nuova stagione, un principio di rinascita a chiusura di un vecchio percorso.

Questo romanzo, dalla trama semplice in apparenza, nasconde molte particolarità. Prima di tutto è ambientato in Valferonia, un nome fittizio per rappresentare tutte le città e i paesi del centro Italia con quelle caratteristiche. Anche il collocarlo ai piedi dei Monti Sibillini non è stato un caso, poiché la leggenda della Sibilla e il termine derivato rivestono un ruolo chiave in tutta la storia.

Silvia Ballestra regala un’opera a metà strada tra passato e presente, con uno stile che spazia dall’essere ricercato e armonioso nelle descrizioni bucoliche per divenire più diretto, sarcastico e graffiante nei dialoghi. Una storia sull’importanza delle origini, sullo scorrere del tempo, sull’ostile mentalità maschilista e/o materialista e sulla forza o al contrario sulla falsità dei rapporti famigliari.

 CITTÀ SOMMERSA di Marta Barone

(a cura di Daniela Zacchi)

Un libro introspettivo, doloroso e molto curato che si fa leggere come un romanzo, ma che ha tutte le caratteristiche di un memoir dei cupi “anni di piombo”.

Marta Barone è la figlia di Leonardo Barone, arrestato agli inizi degli anni ’80 per il grave reato di partecipazione a banda armata. Nel tentativo di ricostruire la storia del padre, finisce con il raccontare anche la propria, in una delicata e sofferta sorta di autobiografia. Città Sommersa inizia con un vuoto: Leonardo Barone muore. Non in maniera inaspettata, ma la sua assenza fa maturare in Marta la voglia di scoprire di più dell’uomo incostante e spesso scontroso che era stato con lei. Un uomo complicato, dai lunghi silenzi e dai profondi conflitti, accusato di aver militato tra le fila dell’organizzazione armata Prima Linea. Sarà proprio il ritrovamento della memoria difensiva a farle desiderare di ricostruire la vita di L.B, come lo chiamerà nel romanzo per definire una figura autonoma, scissa da quella paterna. Per l’autrice, voce narrante e personaggio, inizia così una ricerca fra i racconti delle persone che lo hanno conosciuto, amici che poi si sono allontanati, compagni nel primitivo senso della parola perché la storia di suo padre diventa la storia collettiva dell’Italia degli anni ’70, del PCIM-L, delle lotte di partito, delle fabbriche e degli attentati.

È in questa commistione di ricordi autobiografici e fatti che Marta Barone ritrova un uomo pieno di carisma. La prosa efficace, aulica e bellissima, a volte addirittura poetica, commuove e fa riflettere, fino alla dolce consapevolezza di aver ritrovato, attraverso il padre, anche se stessa.

FEBBRE di Jonathan Bazzi

(a cura di Giulia Licciardello)

Jonathan è un insegnante di yoga, vive a Milano, ma è nato a Rozzano, alle porte del capoluogo lombardo. Ha una febbre che non va più via, nemmeno dopo un mese di medicinali. A seguito delle analisi, fatte per trovare una risposta al suo malessere, scopre di essere sieropositivo. È così che inizia il suo cammino verso la cura e la vita insieme all’HIV. Il romanzo appartiene al genere auto-fiction e vede un alternarsi di capitoli che fanno avanti e indietro nel tempo. Da una parte c’è il passato di Jonathan a Rozzano. La nascita, l’infanzia, l’adolescenza, i suoi rapporti umani, la famiglia e la scuola. Tutto ciò che l’ha influenzato, sia positivamente che negativamente e la voglia di fuga dalla periferia verso la più grande Milano. Il sentirsi fuori posto, inadatto alla mentalità dei sobborghi e al “Sud trapiantato al Nord” come lui stesso lo definisce. Dall’altra parte affronta la malattia, in tutte le varie fasi, dalla negazione alla liberazione di un peso, che lo porta a raccontare la sua storia su Internet.

Il libro è scritto in maniera scorrevole, quasi un flusso di coscienza. Non ci sono molte descrizioni e i dialoghi sono limitati al discorso indiretto. L’autore riporta le frasi che lo hanno segnato, i ricordi più importanti della sua vita e, spesso, i capitoli legati al passato risultano maggiormente interessanti di quelli del presente, perché segnano  il suo carattere. Con una narrazione chiara e intima, l’autore rivela segreti e paure al limite dell’ipocondria. Lo stile di scrittura, privo di abbellimenti inutili che appesantirebbero la narrazione, cattura il lettore, nella sua semplicità.

LA MISURA DEL TEMPO di Gianrico Carofiglio

(a cura di Rosa Santi)

A quasi due decenni dalla creazione del suo personaggio, Carofiglio assegna un nuovo caso all’avvocato penalista Guerrieri: il tentativo di scarcerazione e assoluzione del figlio di una sua vecchia fiamma, Lorenza Delle Foglie. Iacopo Cardace, con molteplici prove indiziarie a suo carico, è appena stato dichiarato colpevole in primo grado per omicidio. Guerrieri si fa quindi portatore di un fardello professionale notevole e di uno morale forse anche più grande. Al suo fianco gli aiutanti storici: Consuelo, collega penalista dall’etica inossidabile, Tancredi, ex “sbirro” in pensione reduce da trent’anni nella squadra mobile e Annapaola, ex cronista convertita in investigatore privato.

Il romanzo è ambientato in una Bari buia e insonne, dove si trovano locali come l’Osteria del Caffelatte e una libreria notturna, tana di consulenti filosofici e di voraci e insospettabili lettori.

L’autore sviluppa il suo romanzo con un montaggio alternato tra il tempo attuale e l’estate del 1987. Guerrieri si presenta al lettore con ampie sequenze riflessive sul rimpianto di occasioni perse e di amori lasciati andare. Sottolinea l’idea di quanto il tempo, la maggior parte delle volte, non sia gestito in prima persona dagli individui.

Carofiglio si presenta con una scrittura fluida ed estremamente attraente. In questo libro si fa riflessivo, come se effettivamente questa divagazione sul tempo stesse in realtà coinvolgendolo da molto e volesse raccontarlo. L’aspetto legale nella sua narrazione ha un peso notevole, trascinando il lettore in un realismo da tribunale a volte pesante a volte coinvolgente. Riesce comunque a mantenere l’ironia e la caratterizzazione dei personaggi, ormai care al grande pubblico.

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