Scrivere non è come andare in bicicletta

Quanto tempo ci vuole per scrivere un romanzo?
Scommetto che ti sei già posto questa domanda.
Davide, ho letto tutti i tuoi tips precedenti e ho capito che scrivere è un lavoro impegnativo, ma riuscirò a gestire questa passione mentre lavoro, bado alla casa e ai figli?
In un precedente articolo ti ho dato 10 piccoli consigli per vincere la distrazione da tastiera, oggi invece parleremo di qualcosa di più importante: la costanza.

Un atteggiamento poco “creativo”

Lo capisco, è snervante essere costanti quando i momenti a nostra disposizione per la scrittura sono pochi, e incastrati tra una mezz’ora buca e l’altra.
Le distrazioni ti inseguono, sempre, come un’apocalisse zombie, e si vanno ad aggiungere a quelle difficoltà intrinseche alla stesura di un romanzo, rallentandone ulteriormente il ritmo.
Immaginali come cinque minuti che hai voluto dedicare a te stesso/a, ma tuo figlio/a ti interrompe coi compiti della scuola, lo segui qualche minuto, forse un’ora, e quando stai per piazzarti davanti al pc, ti citofona Esselunga, perché c’è la spesa da ritirare.

Decidi di chiudere tutto, andrai avanti l’indomani, ma l’indomani c’è da portare l’auto dal meccanico, allora sarà per il giorno successivo.
Trascorsi due giorni sei di nuovo sul tuo testo, butti giù qualche riga, e questo è sufficiente a procurarti una certa soddisfazione. Te ne procura parecchia, a dire il vero, anzi te ne procura così tanta che decidi che può bastare, andrai avanti il giorno dopo ancora. Anche il giorno dopo aggiunti qualche riga al tuo romanzo, e procedi così per una settimana intera.
Una settimana intera! Caspita, adesso sì che posso prendermi una pausa!… Giusto?
Sbagliato!

Una zona del tuo cervello, quella che contiene la rimandite, sta cercando d’ingannarti. Vuole farti credere che la paginetta scritta in una settimana sia più che sufficiente per terminare il romanzo prima che inizi una nuova stagione della Casa de papel. E tu gli dai retta.
Con questo spirito, non eri così ottimista dai Mondiali di calcio del 2006, dopo quindici giorni accendi il pc e apri il file Romanzo_del_secolo.docx. Ti posizioni col cursore del mouse sull’ultima riga. Schiocchi le nocche come se fossi pronto a darle a Bruce Lee, e ti fermi.
Il vuoto sostituisce la materia grigia nel tuo cervello.
A che punto sono? Di cosa sto parlando? Chi è questo personaggio? E cosa ci fa nel mio romanzo?!
Capisci una cosa all’istante: scrivere non è come andare in bicicletta.

L’autore frettoloso

Ciascuno di noi vive il rapporto con la scrittura a modo proprio, eppure nel corso degli anni ho capito che ci sono degli atteggiamenti comuni a molti autori (aspiranti e non) che depotenziano la capacità di concentrarsi a lungo su di un testo.

  • Cambiano continuamente idea: questo può accadere sia all’inizio della stesura, sia dopo aver scritto un centinaio di pagine. Il cervello inizia a stuzzicare l’autore con una serie di progetti che, a differenza di ciò a cui sta già lavorando (magari perdendoci il sonno), appaiono tutti buoni, forse le migliori idee di sempre. Come Ulisse, si sente attratto pericolosamente dal loro canto, e poco importa quanta cera metta negli orifizi. La prospettiva di cominciare qualcosa di nuovo spaventa meno che la fatica di dover concludere ciò che ha già cominciato.
  • Arriva subito al finale: forse spinto dal desiderio di cui ho parlato nel punto precedente, quando annusa nell’aria che la fine del romanzo è vicina, l’autore pone un taglio netto e frettoloso. Come se decretare la conclusione di una storia fosse eguale a stabilire in che punto staccare dall’insaccatrice un budello di salsiccia suina. Quando fa questo, l’autore frettoloso manca di rispetto a quelle ore dedicate alla costruzione dell’arco narrativo o alla conoscenza dei personaggi. La fine di un romanzo non può coincidere con la sua stanchezza mentale.
  • Scarica la responsabilità su qualcun altro: abbiamo già parlato dell’unico obbligo morale che ha uno scrittore, ma succede che per la fretta di scrivere l’autore si cura poco della forma, della costruzione della trama, dei conflitti che riguardano i protagonisti, in generale se ne frega delle regole (almeno basilari) della narrativa e della grammatica. Quando questo accade la responsabilità viene scaricata (coscientemente o meno) su qualcuno (nella fattispecie l’editor) che alla fine risolverà i problemi al posto dell’autore. La qualità della scrittura non può essere indirettamente proporzionale alla lunghezza e alla complessità del testo.
  • Si affida alle feste di Natale o alle vacanze estive: alcuni nutrono la speranza che all’aumento delle ore libere a propria disposizione, corrisponda un aumento della costanza e dell’attenzione nei confronti del romanzo che stanno scrivendo. Tuttavia, se l’autore non è abituato a concentrarsi quotidianamente, come può sperare di recuperare durante le vacanze? In giorni in cui, di solito, le ore vengono trascorse a tavola coi parenti, nei supermercati a fare la spesa o, nel caso delle ferie estive, sulle spiagge o in montagna?
  • Stabilisce un limite di pagine: per il timore di non finire mai il progetto, l’autore frettoloso determina a mente fredda di quante pagine deve essere composto il romanzo. Mette a tacere la coscienza, suggerendole che in fondo ce la può fare, ancora due paginette (magari buttate giù alla bene e meglio) ed è tutto finito. Un romanzo, però, non si scrive in proporzione delle pagine, ma della storia. Servo tante pagine, quante ne richiede la trama che vuoi narrare. Le prime dipendo dalla seconda, e non il contrario. Piuttosto è meglio concentrarsi sui conflitti, le complicazioni, sulle avventure che il personaggio deve affrontare per risolvere i suoi problemi.

La scrittura merita una costanza particolare, ormai l’hai capito, e non posso trovare parole più adatte di quelle scritte da Antoine De Saint-Exupery nel suo celebre “Il Piccolo Principe”:

Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti.

Certo, l’autore non si riferiva al romanzo, ma se scrivere è ciò che amiamo fare nella vita, perché non dovrebbe valere lo stesso discorso?
Anche scrivere è un rito, e l’autore deve preparare ogni giorno il proprio cuore a questo gesto.
È davvero importante? E quanto tempo ci vuole per scrivere un romanzo?

Se lo dicono loro…

Sebbene dichiari di non seguire uno schema particolare per la stesura dei suoi romanzi, anche il re dell’horror Stephen King ha una tabella di marcia ben dettagliata.

Mi piace tenere una media di dieci pagine al giorno, ovvero duemila parole in tutto. Centottantamila in tre mesi, una discreta lunghezza per un libro, sufficiente al lettore per perdersi dentro con entusiasmo, se la scrittura è efficace e scattante (On Writing)

E ci spiega anche il motivo che lo spinge a mantenere questa costanza.

Se non mi siedo alla scrivania ogni mattina, i personaggi avvizziscono, diventando monodimensionali e posticci. La narrazione perde di smalto e non riesco più a padroneggiare la trama e il ritmo della storia. Peggio ancora, l’entusiasmo di raccontare qualcosa di nuovo svanisce a poco a poco. La mia occupazione comincia a pesarmi e, per la maggior parte degli autori, questo è il bacio della morte. La scrittura è sempre al suo meglio (sempre, sempre, sempre) se è a metà tra gioco e ispirazione. (On Writing)

È inoltre convinzione di Stephen King che la prima stesura di un romanzo, la prima stesura bada bene, debba essere terminata nell’arco di tre mesi, a prescindere da quanto possa essere lungo e difficile il libro.
Ecco! Vedi Davide? Si può scrivere un libro in un tempo ragionevole!
Vero, se lavori al ritmo giusto, se hai già chiaro tutto il necessario, e se riesci a non farti distrarre da quello che ti circonda, occupando buona parte della tua giornata con la stesura del romanzo, potresti finire in un tempo ragionevole.
Se credi che affrettare la stesura significhi che sei uno scrittore migliore del tuo collega, che ci mette magari un paio di anni per completare un romanzo, lascia che ti ricordi come anche ai più grandi autori ci si sia voluto molto tempo per terminare i loro capolavori:

  • R. R. Tolkien, per finire tutta la saga del Signore degli Anelli, ha impiegato 14 anni;
  • A Herman Melville ci sono voluti 18 mesi per la stesura del suo capolavoro, Moby Dick;
  • Per non parlare di Victor Hugo, che di anni ce ne ha messi ben 17 per la stesura di un’altra grande opera letteraria, Les Miserable;
  • E se mastichi una narrativa più “contemporanea” sicuramente saprai che J. K. Rowling ha impiegato 5 anni solo per preparare la fabula, e stabilire tutti gli episodi di Harry Potter.

Ricordati che scrivere è una maratona, non una gara di velocità. E come ogni buona maratona, mantenere un ritmo costante permette di fare molti più chilometri.

I corsi di scrittura servono davvero?

Sicuramente frequentare un corso di scrittura creativa può esserti di aiuto a trovare il ritmo giusto. Perché?
Per due ragioni:

  • la prima è lo stimolo a lavorare sul tuo testo insieme a un insegnate, che può guidarti ogni giorno per superare le difficoltà che si incontrano inevitabilmente durante la stesura;
  • la seconda è la condivisione con gli altri corsisti, di cui abbiamo parlato nel tips precedente. L’obiettivo di mandare il proprio testo a qualcuno, con la speranza di un riscontro (negativo o positivo, purché costruttivo) può essere l’incentivo giusto per essere costanti.

Qualcuno può pensare che i corsi di scrittura creativa siano obsoleti, in fondo nelle librerie si trovano molti manuali, dai quali è possibile imparare tutto il necessario.
I manuali servono, in questo stesso articolo ho citato più volte On Writing, e mi trovo sovente a parlarti di Raymond Carver… ne ho letti molti, di manuali, magari ne leggerò tanti altri in futuro, ma posso assicurarti che nessuno di questi ti dirà mai quanto tempo ci vuole per scrivere un libro, o sarà pronto ad ascoltarti nel momento in cui ti troverai davanti a un ostacolo, e il tuo romanzo rimarrà fermo allo stesso punto per settimane, o addirittura mesi.

Datti tempo

Concludendo, impara a organizzare il tuo tempo e a condividere i tuoi lavori con persone che sono davvero interessate a quello che stai facendo. Fissa degli obiettivi di stesura nel breve e nel lungo periodo e cerca di ritagliare ogni giorno il tempo necessario, di qualità, per coltivare il sogno di scrivere un romanzo.

 

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