Ezio Bosso: il pianista che sapeva commuovere

«Respiriamo sempre come se fosse il primo e l’ultimo respiro»

Io li conosco i domani che non arrivano mai
Conosco la stanza stretta
E la luce che manca da cercare dentro
Io li conosco i giorni che passano uguali
Fatti di sonno e dolore e sonno
per dimenticare il dolore
Conosco la paura di quei domani lontani
Che sembra il binocolo non basti
Ma questi giorni sono quelli per ricordare
Le cose belle fatte
Le fortune vissute
I sorrisi scambiati che valgono baci e abbracci
Questi sono i giorni per ricordare
Per correggere e giocare
Si, giocare a immaginare domani
Perché il domani quello col sole vero arriva
E dovremo immaginarlo migliore
Per costruirlo
Perché domani non dovremo ricostruire
Ma costruire e costruendo sognare
Perché rinascere vuole dire costruire
Insieme uno per uno
Adesso però state a casa pensando a domani
E costruire è bellissimo
Il gioco più bello
Cominciamo…

Questa la poesia di un pianista e di un musicista che verrà ricordato nella storia della musica italiana per sempre. Muore oggi, 15 maggio 2020, Ezio Bosso, a soli 48 anni a causa di una malattia neurodegenerativa contro cui combatteva dal 2011.

Ezio la musica ce l’ha nel sangue. Comincia a suonare all’età di quattro anni, spinto dalla prozia pianista e dal fratello musicista; conosce il cantante degli Statuto e si esibisce con loro per un anno e mezzo fino al suo esordio, a sedici anni, in Francia. L’incontro con Ludwig Streicher determina la sua carriera e lo porta a studiare “Composizione e Direzione d’Orchestra” all’Accademia di Vienna.

Negli anni ’90 tiene numerosi concerti sia come solista sia come direttore d’orchestra e la sua musica viene commissionata da molti registi famosi, tra cui Gabriele Salvatores, per cui compone le colonne sonore di Io non ho paura, Quo Vadis, baby? e Il ragazzo invisibile.

«La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi»

Nel 2011 subisce un intervento per l’asportazione di una neoplasia e viene colpito da una sindrome autoimmune, erroneamente scambiata per sla. Inizialmente la malattia non lo ferma ed Ezio riesce ad andare avanti con la sua musica e la sua forza unica. Purtroppo però, nel settembre del 2019, la malattia peggiora, compromettendogli l’uso delle mani. Bosso non si ferma, dedicandosi alla direzione d’orchestra.

Dalla primavera del 2017 è ambasciatore e testimone internazionale dell’“Associazione Mozart 14”, eredità dei princìpi sociali ed educativi del Maestro Abbado.

«Sono un uomo con una disabilità evidente, in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono»

Raggiunge l’apice del suo successo nel 2016, quando viene invitato da Carlo Conti a Sanremo, dove emoziona il pubblico, in sala e in diretta TV, con Following a Bird dall’album The 12th Room, che si può riascoltare qui.

Ezio non ha mai smesso di sorridere e di vivere appieno la sua vita, nonostante gli haters (assurdo pensare che anche lui li avesse). Ha affrontato le avversità con coraggio, forza d’animo e con un forte sorriso sulle labbra.

Ha sempre amato e protetto con tenacia e passione il suo repertorio musicale. In un’intervista ha dichiarato di salire sul palco senza spartiti e che con l’orchestra ha «un contatto visivo, dirige con gli occhi, con i sorrisi, mandando anche baci quando qualcuno ha fatto bene». È proprio con uno di quei baci musicali che vogliamo salutarlo. 

Ciao Ezio, continua a coltivare la tua grande passione e a comporre la tua musica. 

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