L’importanza di affidarsi a un editor

Hai messo la parola fine al tuo manoscritto. Congratulazioni! Sei convinto di aver scritto il romanzo del secolo e adesso ti aspetti che le case editrici faranno carta false per poterti pubblicare. Così, preso dall’entusiasmo, selezioni tutti gli editori che ti vengono in mente e li metti in copia (non nascosta) inviando un unico messaggio con allegato il tuo lavoro di oltre trecento pagine. Passano i mesi e nessuno ti risponde. Ma proprio nessuno. Perché? 

Forse il romanzo del secolo di cui sopra non è poi così tanto perfetto.

Hai considerato la possibilità di chiedere aiuto a un editor?

Questa figura non è qualcuno che si può bypassare. Anche se un editore acquisterà i diritti del tuo romanzo e ci sarà un editor interno pronto a lavorare sull’opera, sarebbe bene rivolgersi a un professionista prima dell’invio del manoscritto. Gli editori ricevono ogni giorno migliaia di proposte, se vuoi catturare la loro attenzione devi dargli più di un motivo per leggerti.

Scopriamo la figura dell’editor

L’editor è colui/colei che, prima di tutto, aiuta lo scrittore a sviluppare il suo potenziale. Non si occupa di correggere i refusi, per quello c’è il correttore di bozze. L’editor si concentra sulla storia partendo dal contenuto, controlla la forma e allinea lo stile. Riconosce se un libro è valido a seconda del target a cui è rivolto, analizza la trama per capire se funziona, se è originale e soprattutto attua dei miglioramenti.

L’editing si divide in due livelli, il macro-editing e il micro-editing. Nel macro-editing ci si sofferma sulla storia per capire se è valida. Al di là del gusto personale, l’editor valuta come e se può migliorare il romanzo, spostando o modificando i capitoli, le scene, tagliando il superfluo e accertandosi che tutto fili liscio.

Dopodiché si passa al micro-editing. In questa fase ci si concentra su forma e stile, valutando cosa tagliare o mantenere, quale tipo di linguaggio utilizzare e l’impronta da dare al romanzo.

La voce dell’autore

La bravura dell’editor sta anche nell’approcciarsi all’autore. Da un lato deve essere amico e confidente, un supporto emotivo, dall’altro deve saper mantenere il pugno di ferro. Un editor capace non apporta delle modifiche senza dare spiegazioni, ma giustifica ogni suo inserimento portando l’autore a compiere delle riflessioni logiche. Dà consigli, insinua dubbi, propone accorgimenti e induce l’autore stesso a modificare il suo libro nel rispetto del suo stile.

Un bravo editor sa utilizzare bene i trucchi Jedi!

Percepisce la voce dell’autore e ne intuisce le intenzioni rispettandole in relazione anche al target di riferimento. Un editor potrebbe anche non essere incline a leggere romanzi chick-lit, ma sa che l’utilizzo dell’umorismo, dei cliché e un registro linguistico più informale appartiene al genere. In un libro per ragazzi, per esempio, l’uso di termini da trattato filosofico polacco non sono opportuni…

Quindi devo rivolgermi per forza a un editor?

Sì e no. Un autore può essere editor di se stesso, specialmente se svolge un egregio lavoro di world building, controlla le incongruenze e sa a chi si sta rivolgendo, ma è comunque difficile riconoscere i difetti nel proprio lavoro. Dopotutto, “ogni scarrafone è bello a mamma soja”. Potrebbe non scorgere i problemi perché emotivamente coinvolto. L’editor invece mantiene un certo distacco nei confronti del testo, per questo sarà più facile per lui evidenziare le criticità. 

E allora chiedo a un amico?

Se il tuo amico è del settore, sì. Se è abbastanza franco e non hai paura delle critiche, sì. Altrimenti no, non rivolgerti a un amico. Le persone migliori sono i professionisti esterni, che non avranno remore a dirti che un personaggio è caratterizzato in modo sbagliato o che un elemento della trama non ha senso; sapranno anche come approcciarsi ed essere d’aiuto nel trovare delle soluzioni. 

Un editor professionista è sempre consigliato.

Ovviamente, anche se sottoporrai il tuo manoscritto a un editing, ciò non significa che automaticamente tutte le case editrici spalancheranno le loro porte. La storia deve comunque colpire, essere adatta alla linea editoriale, avere del potenziale ed essere presentata con un pitch scritto bene. Soprattutto dovrà essere commercialmente vendibile. Brutto a dirsi, ma il libro, in fondo, è un prodotto e per essere pubblicato deve avere dei requisiti adatti.

Se il tuo romanzo nel cassetto scalpita per essere letto, perché non rivolgersi ai servizi editoriali [link] dell’Accademia della Scrittura? 

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