“Il romanzo del grande Torino” di Franco Ossola e Renato Tavella

La storia esaltante di una memorabile e irripetibile squadra di calcio e dei suoi protagonisti che hanno accompagnato la vita italiana dei travagliati anni Quaranta.

“Lentamente, ora con fervore, ora con cautela e prudenza, ora con impeto o dimessa mestizia, la conoscenza di un padre mai veduto, mai sentito, mai toccato, mai baciato, e con lui di tutto il suo mondo, la sua storia, la sua epoca, i suoi compagni, la sua squadra, la sua gente, si è dipanata piano piano, trasformandosi, a volte, in una sorta di maledettissima ossessione”

Franco Ossola

Lo stesso nome

Franco Ossola nasce all’alba degli anni Cinquanta, pochi mesi dopo quella tragedia che sconvolse il mondo calcistico e le famiglie della squadra del Grande Torino, dei giornalisti e dei membri dell’equipaggio, periti in quel funesto 4 maggio 1949. Sua mamma Piera è una giovane vedova costretta a allevare da sola la figlia Daniela e il neonato Franco, il piccolo che porta il nome di un padre mai incontrato.

Cosa vuol dire crescere privi della figura paterna si può raccontare attraverso le parole di tante persone, ma che significato assume l’assenza quando il genitore è in realtà una personaggio conosciuto da una nazione intera che, dopo aver raggiunto la gloria, è morto in circostanze tragiche di cui chiunque ha sentito parlare? La risposta è nelle parole, in quelle dette, in quelle scritte e in quelle narrate, come in questa storia.

Un’accoppiata vincente

Franco Ossola e Renato Tavella iniziano la loro proficua collaborazione editoriale negli anni Novanta scrivendo diverse opere e ricevendo riconoscimenti prestigiosi. Tra queste spicca, appunto, “Il romanzo del grande Torino”, aggiudicatosi il Premio Selezione Bancarella Sport 1995 e il Premio Coni 1994. La narrazione, inoltre, ispira la fiction “Il grande Torino” diretta da Claudio Bonivento e trasmessa dalla Rai nel 2005, che ripercorre le gesta della squadra diventata simbolo del calcio italiano a perenne ricordo.

La storia: i compagni, le famiglie e la guerra 

Il libro racconta tutti gli episodi, tra i più conosciuti e i meno, che hanno visto il formarsi di una squadra capace non solo di raggiungere ambìti traguardi sportivi, ma anche di farlo in uno dei momenti più drammatici della storia del nostro Paese. Mentre il Presidente Ferruccio Novo pensava a mettere insieme una squadra di calcio, l’Italia era in guerra a fianco della Germania. 

Ciò che è stato è tristemente noto a tutti e tra le righe di risultati sportivi mescolati alla nascita di amori e nuove famiglie l’ombra del conflitto è lì in agguato, pronta a palesarsi in ogni momento. Le competizioni sportive hanno, ovviamente, subìto forti ripercussioni visto il propagarsi dei combattimenti, ma alcuni giovani hanno continuato a portare avanti le loro passioni, giocando a calcio, sposandosi e scegliendo di guardare al futuro, nonostante tutto. Il Torino è diventato Grande, perché non ha perso la speranza. 

Il libro è un viaggio alla scoperta di un gruppo di calciatori e amici, fra leggi razziali, fascismo, paure, resistenza e rinascita. A corredare i fatti e le parole sono state inserite fotografie in bianco e nero, a immortalare volti e particolari, istantanee di un’epoca passata, ma costantemente viva nei ricordi. Scatti rubati durante incontri calcistici, ma anche di vita di gruppo, tra cene, risate e convivialità. Non mancano poi simpatici aneddoti, storie sul mitico “Fila” e dialoghi diretti (con incursioni di dialetto piemontese) di persone che hanno imparato a sorridere insieme e a prendersi in giro, perché è solo restando uniti e tirandosi su le maniche, come era solito fare Capitan Valentino, che si superano gli ostacoli e si ottengono le vittorie più belle.

“Può sembra strano, addirittura assurdo, ma mentre l’Europa era in fiamme e da lì a poco con i fatti di Pearl Harbor il mondo intero sarebbe stato coinvolto nell’immane conflitto, in un proliferare di follie senza precedenti, Ferruccio Novo pensava ad una squadra di calcio. Pensava alla costruzione di una compagine perfetta, ad un mosaico che avrebbe, nei suoi piani, dovuto risultare meraviglioso e unico”.

Una nota personale

Ho conosciuto personalmente uno degli autori, Franco Ossola. Uniti dalla stessa fede e passione calcistica abbiamo condiviso attimi ed emozioni dalle forti tinte granata. Ho saputo cogliere la sua sensibilità e soprattutto la sua umanità scorgendo, nel corpo di un grande uomo, gli occhi di un bambino capaci di accendersi con una scintilla mentre qualcuno parla del compianto padre. Ho apprezzato la sua spontaneità e la sua gentilezza. E soprattutto ho visto, in alcuni momenti di forte commozione a ricordo della tragedia, l’amore di un figlio verso il padre. Un amore che, a prescindere dalla mancanza fisica fatta di carezze ed abbracci, è sopravvissuto e si manifesta ancora e ancora.

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