“Favolacce” di Damiano e Fabio D’Innocenzo

 “Quanto segue è ispirato a una storia vera. La storia vera è ispirata a una storia falsa. La storia falsa non è molto ispirata”

Dopo l’esordio con “La terra dell’abbondanza”, i gemelli D’Innocenzo fanno parlare ancora di loro con un nuovo lungometraggio. Definito come uno dei film italiani più potenti e interessanti degli ultimi anni, questa “favola nera” racconta, per direttissima, scene di vita reale crude e drammatiche, che hanno lo scopo di far ragionare e non quello di conciliare il sonno. Tra gli interpreti ci sono Elio Germano, Barbara Chichiarelli, Gabriel Montesi e Max Tortora, la voce fuori campo rassicurante, che tiene compagnia allo spettatore dall’inizio del film.

“C’era una volta un sogno che oggi non c’è più”

Spazio e tempo

Lo spazio e il tempo sono sospesi: la vicenda si svolge a Spinaceto, sobborgo della capitale, in cui è stato ricreato un quartiere fittizio di case a schiera, progettate in serie. L’ambientazione viene presentata attraverso la mente del narratore, che condivide con il pubblico le pagine ritrovate, di un diario mai concluso, scritte da una bambina sconosciuta.

Questo spazio indefinito, riconducibile a un ordinario e universale quartiere del “primo mondo”, aiuta lo spettatore, consentendogli di non entrare mai in empatia completa con la scena e di mantenere il distacco necessario.

“Devi esse’ contento che c’hai due genitori così”

In questa favola non esistono nonne gentili e cacciatori eroici, ma solo lupi cattivi e fate madrine ambigue, travestite da professori di chimica. Le scene iniziali riportano a una normalità solo apparente, in cui famiglie per bene si ritrovano a cenare in giardino e a vantarsi delle pagelle dei figli. Ma, nell’intimità della sera, emergono le invidie, le bugie e gli egoismi di adulti non completamente maturi. Involontariamente, diventano lo specchio dei loro figli, che si fanno spugne esplosive di rancore e frustrazione, nell’attesa di un innesco.

“Oh come t’inganni, se pensi che gl’anni non hann’ da finire. Bisogna morire”

La tensione cresce esponenzialmente e le scene diventano sempre più aspre, ma mai in maniera cruenta. Le violenze fisiche si percepiscono, accompagnate da quelle psicologiche a colmarne i vuoti. I fratelli D’innocenzo presentano la realtà senza filtri, anche nel suo estremo più basso, creando binomi che intaccano gli assiomi evolutivi più rigidi: innocenza e sesso, minori e alcool, bambini e morte.

Proprio la morte diventa la protagonista risolutiva.

E gli spettatori, dal divano, già abilmente distanziati dalla vicenda, la guardano come fosse stampata sulla pagina della cronaca nera: con le famiglie del film ascoltano la notizia, restano immobili, si trasformano, facendosi ammaliare dall’originalità del male.

Favolacce

L’anteprima del film è stata proiettata al Festival internazionale del cinema di Berlino a fine febbraio 2020. Dopo un’ottima accoglienza, la pellicola si è guadagnata un Orso d’Argento come miglior sceneggiatura. Era prevista la distribuzione nelle sale per il 16 aprile, ma, data l’emergenza sanitaria, è stata inserita a pagamento, dallo scorso 11 maggio, nelle maggiori piattaforme on-demand.

Da spettatrice posso aggiungere solo una cosa: la produzione e la messa in scena sono eccellenti e portano il cinema nostrano a un livello indiscutibilmente più alto.

 

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