Pinuccio Sciola: storia di un piccolo uomo, di un paese dipinto e della musica delle pietre

Esiste un paese in Sardegna che si chiama San Sperate, un minuscolo borgo nel cagliaritano, teatro di un’importante rivoluzione culturale. L’artefice di tutto è un piccolo grande uomo, nato nel 1942 in questa terra di pietre e di contadini, che con la caparbietà tipica dei sardi ha perseguito il suo sogno di creare arte: Pinuccio Sciola.

Talento autodidatta, nel 1959 vince una borsa di studio per frequentare il liceo artistico di Cagliari. Da li ha inizio il suo percorso e la sua passione per la creazione artistica che dalla natia San Sperate lo porta in giro per il mondo, dall’America Latina all’Africa, dal caldo Mediterraneo al clima freddo della Germania, per acquisire raffinare e infine insegnare i linguaggi e le atmosfere dell’arte contemporanea.

Ma è il suo borgo, con le strade, le case e la mentalità della gente che Pinuccio vuole coinvolgere nella scoperta delle immagini e dei colori dell’arte. E lo fa trasformando l’intero paese in un museo a cielo aperto. Con la complicità degli abitanti e di molte persone conosciute nei suoi viaggi, San Sperate diviene così il luogo della pittura murale. Sul finire degli anni ’60 del secolo scorso, ogni casa e povero muro del borgo vedono artisti di fama come Fosco Fois, Primo Pantoli, Giorgio Princivalle, Gaetano Brundu, ma anche i bambini del paese, trasformare in opere pittoriche le superfici disponibili, per mutare il paesaggio brullo e scarno in un susseguirsi di emozioni, ricordi e suggestioni. Tutto ciò porta il paese all’attenzione dell’UNESCO e Pinuccio in terra brasiliana a conoscere David Alfaro Siqueiros, uno dei padri della pittura murale.

La musica delle pietre

Nel 1989 il musicista tedesco Stephan Micus, artista d’avanguardia che ama utilizzare strumenti tradizionali o poco usuali, realizza un concerto acustico nella cattedrale di Ulm. Una performance che ha per protagonisti principali i suoni di una grande pietra cubica, intagliata dallo scultore Elmar Daucher. L’acustica e la vastità del luogo, insieme alla freschezza dei suoni, conferiscono a “The music of stones”  un’atmosfera di sacralità e di raccoglimento interiore molto coinvolgenti.

Pinuccio Scola, dal 1996, riprende ad occuparsi di scultura, approfondendo e ampliando il concetto del suono delle pietre. Realizza con le rocce calcaree o basaltiche grandi menhir o blocchi intagliati in modo da poter essere solcati da fenditure parallele. Opportunamente percossi o sfiorati con le mani, con altre pietre, o semplicemente lasciate in balia del vento, le rocce rivelano il loro suono nascosto: primordiale e armonico, profondo e intimo, divulgatore della natura antichissima della loro formazione.

Le “pietre sonore” di Scola vengono esposte in molti musei e sono protagoniste di concerti e suggestive performance. Ma è San Sperate ad avere il privilegio di ospitarne la collezione più vasta. Opere pittoriche e scultoree fanno del borgo sardo un paese unico, ricco di arte e di cultura, grazie all’audacia di un suo piccolo grande figlio.

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