“Acqua di Sole” di Bianca Rita Cataldi

Due famiglie distanti legate da un delicato profumo. 

Trama

Puglia, 1956. Durante la notte di Capodanno la famiglia Gentile è scossa da un evento straordinario: la nascita di Nella. Ogni cosa è in subbuglio. Per un attimo il silenzio e la paura sembrano prevalere sui respiri di tutti, ma poi un urlo squarcia il petto, le emozioni sgorgano e i cuori riprendono a battere all’unisono. 

Poco lontano, in una casa lussuosa con tappeti persiani che accompagnano i passi e divani imbottiti su cui sorseggiare tazze di tè, la vita della famiglia Fiorenza, fatta di profumi agrumati e villeggiature al mare, sembra scorrere noiosamente.

Ciò che unisce i Gentile e i Fiorenza è il lavoro: i primi, confinati nel piccolo borgo di Terlizzi, coltivano campi di fiori da vendere ai secondi che poi, attraverso complicate formule chimiche, trasformano in boccette di profumo. I destini di questi nuclei così lontani, però, si uniscono ancor di più grazie all’amicizia tra Michele Gentile e le cugine Teresa e Vittoria Fiorenza. Il legame diventa talmente forte fra Teresa e Michele da spingere quest’ultimo a iscriversi nello stesso istituto privato frequentato dalle ragazze. I primi giorni di scuola, però, risultano pesanti e complicati. Il giovane viene additato come “il contadino” e si imbatte anche in non poche difficoltà didattiche. Intricate vicende colpiscono i destini dei protagonisti tra segreti, amarezze, distanze e incomprensioni che attanagliano ciascuno di loro senza un’apparente via d’uscita.

Riflessioni

Cosa colpisce di questo romanzo? Tutto. Dalla prima all’ultima pagina. È uno di quei testi che vorresti non finisse mai. Uno stile chiaro, lineare e semplice utilizzato da una giovanissima Bianca Rita Cataldi. Sfogliando il libro si riescono a sentire gli odori che emanano le parole, a vederne i colori e ad avvertire sentimenti come la fierezza degli uni e la malinconia degli altri. 

I Gentile, antica famiglia di coltivatori, sono ancorati alle tradizioni e all’onore da portare sempre in alto, nonostante la vita imponga pesanti sacrifici. Tra loro spiccano le figure di Michele, attento e curioso che grazie alla sua determinazione riesce a fuggire da un destino già segnato, della splendida zia Elisa con la passione per la lettura e di zia Maria che ama tutti i bambini di casa come fossero figli propri al punto tale da spronare e sostenere il nipote nell’ardua impresa dell’istruzione a Bari. 

E poi ci sono loro, i Fiorenza, tra le famiglie più ricche del circondario, ma schiacciati da un senso di oppressione da cui non riescono a liberarsi. Possono permettersi tutto ma tanti piccoli nei macchiano l’apparente perfezione. 

Leggendo le loro storie, non ci si può non immedesimare in ciascuna di esse e provare sentimenti contrastanti, ora di gioia, ora di rabbia, ora di tenerezza.

Un chiaro messaggio viene lanciato dall’autrice: quando, sentendosi come morti dentro, ogni cosa sembra essere finita e non si intravedono vie d’uscita è proprio lì che, in realtà, la vita pulsa, ritornando a vibrare per regalare ancora un nuovo inizio. 

“C’è vita dopo ogni morte e a noi tocca ricominciare ogni volta che finiamo. Perché finiamo e finiremo tantissime volte prima di finire per davvero” 

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