“Il misterioso caso di Villa Grada” di Gavino Zucca

Un giallo d’altri tempi

L’ultima fatica di Gavino Zucca è Il misterioso caso di Villa Grada, un giallo appassionante, ben costruito e per nulla confusionario. La storia è capace di catturare il lettore, fagocitandolo e lasciando che si perda fra le pagine dell’intricato caso.

La trama

Giorgio Roversi è un giovane tenente dell’arma dei Carabinieri che è stato trasferito da Bologna alla Sardegna, apparentemente per motivi disciplinari. La verità è che si è trovato alle prese con un caso difficile, in cui è coinvolto il suo amico d’infanzia Roberto Della Grada. Gli indizi sembrano tutti contro di lui, ma non sempre ciò che si vede è ciò che realmente è. Roversi ha seri dubbi sulla faccenda, ma il suo imminente cambio di residenza gli impedisce di proseguire a occuparsi della questione.

Quando, però, ottiene la licenza per tornare nella sua Bologna ha la possibilità di riprendere in mano, in gran segreto, la vecchia indagine. Il tenente non è solo, può contare su un amico fidato, Luigi Gualandi, ex ufficiale dell’Arma. Roversi sa bene che, se non vuole rischiare di distruggere la sua carriera, deve prestare molta attenzione e agire nel massimo della discrezione.

L’indagine si rivela più ardua del previsto, poiché il delitto affonda le sue radici in un tempo lontano, dalle vicende dure e con difficili verità su cui Roversi e Gualandi devono fare luce per risolvere il caso.

Il libro

Non bisogna lasciarsi trarre in errore dalla trama, sembra una storia senza scossoni e che non impegna, ma, come nel libro, le apparenze tendono a ingannare. Il romanzo è redatto con sapienza e senza giri di parole. La scrittura è lineare così come lo sono le vicende narrate, che non creano confusione nel lettore, permettendo di non fargli perdere il filo. La storia, a discapito della linearità con cui è scritta, risulta intricata e intrigante, senza scene violente e ricorda i “gialli” scritti da Agatha Christie o Arthur Conan Doyle.

Durante la lettura è facile fare deduzioni ma, quando il quadro sembra essere finalmente chiaro e la nebbia meno fitta, ecco che ci si trova di fronte a uno specchietto per le allodole. Allora si deve ricominciare da capo, con nuove domande e maggiore diffidenza, scavando più a fondo, nella memoria di un tempo lontano mai dimenticato.

Il lettore risulta così sempre più coinvolto, con la voglia di procedere pagina dopo pagina, scivolando attraverso una scrittura fresca e di ampio respiro, in cui i personaggi si delineano poco a poco prendendo forza e consistenza.

Il romanzo assomiglia a un cibo goloso che, come si dice in Sicilia, nun si leva da ucca (non si toglie di bocca, non si riesce a smettere di mangiarlo).

 

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