Tenet: il film di Nolan che sorprende

Nell’ideologia tradizionale la figura del cerchio è comunemente associata alla concezione dell’esistenza intesa come percorso perfetto e finito, che, iniziando da un punto esatto, si conclude in un altro al fine di “chiudere il cerchio”. Attraverso quest’immagine ci si illude di poter dare un senso a tutto ciò che fino a quell’istante non si è stati in grado di spiegare, convincendosi di avere tracciato la linea esatta che unisce tutti i punti. Lo stesso meccanismo si mette in moto quando ci si sofferma a leggere il termine tenet, verbo di origine latina che vuol dire tenere, reggere. È infatti evidente che, da qualsiasi capo lo si legga, ha sempre lo stesso significato, come se ogni lettera fosse il singolo puntino di un cerchio che si chiude.

L’ultimo film di Nolan riesce a sorprendere

E quindi quale miglior modo per inaugurare la stagione cinefila dopo il lungo periodo di lockdown se non proprio con Tenet, l’ultimo film di Christopher Nolan? L’impatto è immediatamente diverso: dimentichiamoci del cinema che abbiamo sempre vissuto, del profumo inebriante del pop-corn ancora caldo e della lunga fila per accaparrarsi il posto migliore di fronte al maxischermo. Prepariamoci, invece, a vivere una serata piacevole, ma molto diversa da come eravamo abituati, imparando anche in quel luogo a prendere confidenza tra gel disinfettante, distanziamento e mascherina.

Ma mascherina o no, Nolan riesce ancora una volta a sorprendere. Sceneggiatore e regista di quest’ultima pellicola, il suo genio si conferma fuori dagli schemi e da qualsiasi regola cinematografica. Immerso in una profonda discontinuità narrativa tipica del suo estro, colmo di mistero e particolari talvolta indecifrabili, il film al contempo appassionante e criptico non delude gli spettatori che ritrovano in ogni minima sezione il tocco inconfondibile del regista.

Un trama complessa: le regole della fisica vengo rovesciate e riscritte

In una trama tanto complessa, i tempi e gli spazi si sovrappongono fino ad annullarsi e contemporaneamente a esistere in quella che è perfettamente pensata e messa in scena come una dimensione irreale in cui le regole della fisica vengono riscritte e rovesciate.

John David Washington, Robert Pattinson, Kenneth Branagh e Michael Caine sono i protagonisti di questa affascinante e travolgente avventura, i cui personaggi risultano chiaramente concatenati l’uno all’altro. Immersi in scenari particolari e mozzafiato che vanno dalla Costiera Amalfitana, agli Stati Uniti, alla Danimarca, gli attori diventano elementi essenziali affinché il piano del regista abbia successo. La minuziosa cura dei particolari, così come dei paesaggi, delle azioni, e ancora dei dialoghi è il chiaro segno di come Nolan desideri richiamare l’attenzione critica dello spettatore.

Unendo ogni singolo punto la linea può essere finalmente tracciata

Asserire che la narrazione abbia come obiettivo principale l’evitare una guerra apocalittica sarebbe un’offesa nei confronti dell’intricata meticolosità dello sceneggiatore, che decide di non rivelare apertamente il finale del proprio capolavoro. Molto è lasciato allo spettatore che, servendosi della propria interpretazione e deduzione, svela il grande mistero mai realmente spiegato.

È esattamente in questo momento e tramite questi meccanismi che tutto prende un senso: unendo ogni singolo punto la linea può essere finalmente tracciata, riuscendo a chiudere il famoso cerchio.

 

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