“La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante

Dopo l’indiscutibile successo della saga L’amica geniale, Elena Ferrante torna con un nuovo romanzo, La vita bugiarda degli adulti, che si svela già dal suo titolo: i grandi mentono e fanno di tutto per tenere nascoste le loro bugie.

Una giovane protagonista alle prese con il mondo degli adulti

Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta”.

Così, in modo tagliente e rude, inizia la storia di Giovanna. La ragazzina tredicenne vive nella Napoli degli anni ’70 insieme a mamma e papà, entrambi insegnanti in due tra i migliori licei del capoluogo campano. Dalla città, però, i suoi genitori, acculturati, intellettuali dalle idee rivoluzionarie e libertarie, tentano a tutti i costi di prendere le distanze. Giovanna cresce tra i libri, la fame del sapere e la stima profonda con cui osserva i suo genitori, paragonandoli a due idoli a cui spera un giorno di assomigliare. Fino a quando non si scontra però con la frase pronunciata dal padre, ignaro del fatto che la figlia l’abbia sentita e che quelle parole la facciano scivolare giù, in un abisso pieno di domande, dubbi e dolore.

Scoperte spiazzanti che fanno crescere e mutare

La vita della protagonista sembra procedere tra le consuete incertezze e curiosità dell’età adolescenziale, condivise insieme alle sue due più care amiche, Angela e Ida, figlie di una coppia molto vicina ai suoi genitori, Mariano e Costanza. Ma le cose cambiano presto e lo fanno a causa di tanti piccoli dettagli che mettono disordine in quel quadro idilliaco che le si era sempre raffigurato davanti. Una sera, sul finire di una piacevole cena come tante, scorge le gambe di sua madre intrecciate con quelle di Mariano… E poi, d’un tratto, tutto prende forma, o meglio, si deforma. Il padre di Giovanna ha da anni una relazione non molto segreta con Costanza e tutti loro, più o meno a conoscenza di questi segreti, calzano noncuranti i loro ruoli di amici, mogli, mariti e genitori impeccabili.

Il mondo visto con gli occhi della ribellione e della rabbia

Le vicende si susseguono tra le pagine di una scrittura vivida e dettagliata nelle espressioni e nelle immagini di forte impatto. Giovanna sa di appartenere a una famiglia borghese, ma scopre che è tutta una finzione e che gli adulti sono bugiardi, così come bugiardo è il loro mondo. Per questo mette in atto una sorte di ribellione, esteriore e interiore, e decide di lasciarsi andare. Lo fa sia nel modo di vestire sia a scuola, non studiando più e prendendo brutti voti, ma anche nella sua relazione col mondo maschile, concedendo il suo corpo ai piaceri dell’altro sesso. Si abbandona a tutto quello che potrebbe infastidire i suoi genitori, così attenti a farla crescere secondo i loro valori.

Ma quali valori? Si domanda lei adesso, confusa e arrabbiata…

La figura predominante della zia Vittoria

E poi c’è la paura più grande: “Giovanna sta facendo la faccia di Vittoria”, confessa suo padre a bassa voce. Una zia fantasma, celata dietro mezze parole e un rapporto invisibile. Vittoria è la sorella di quel padre modello che Giovanna ama da quando era bambina e al quale poi serba solo rancore e risposte accidiose. Vittoria è la zia della Napoli comune, autentica, popolare, a tratti rozza, dalla quale i suoi genitori l’hanno sempre tenuta lontana.

Giovanna inizia a nutrire un’ossessione verso quella figura, al punto da volerla conoscere  e intrattenere con lei uno strano legame, carico di emozioni contrastanti. Ora unite, ora in continua combutta, Vittoria vuole sinceramente bene a Giannì. Gli eventi che ruotano attorno a zia e nipote svelano un intricato rapporto fatto di alti e bassi. Vittoria, coi suoi modi rudi, sfacciati e spesso volgari, vuole instradare nel mondo Giovanna, immersa in un limbo dal quale non sa venir fuori. È una lotta continua con il suo carattere, dolce e bisognoso di attenzioni, e la voglia di contravvenire ai dettami di una famiglia per bene, di strafare nei comportamenti e nel vestiario, di non essere diligente nello studio e di detestare i suoi genitori.

Un epilogo aperto verso l’età della maturità

Il romanzo della Ferrante lascia al lettore la facoltà di immaginare la vita di Giovanna, non più bambina, disillusa dalle verità che adesso le fanno compagnia. Più forte nella personalità, ma ancora da plasmare, per le strade di Napoli o da qualche altra parte per il mondo.

Il giorno seguente partii per Venezia insieme a Ida. In treno ci ripromettemmo di diventare adulte come a nessuna era successo”.

Il futuro è da costruire, con la consapevolezza che ognuno nasconde gelosamente i propri segreti, che sono parte di quel cammino che si crea giorno dopo giorno.

 

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