Elena Ferrante: la scrittrice nascosta dietro l’anonimato

È il novembre 2014 quando Elena Ferrante viene inserita, dalla rivista Foreign Policy, nella lista dei cento pensatori più influenti al mondo. Nel dicembre 2015 L’amica geniale è considerato come uno dei dieci romanzi migliori dell’anno, un successo iniziato già nel 2012, data di pubblicazione del primo volume della quadrilogia dedicata alla vita di due ragazzine di un rione di Napoli.

Il successo della serie L’amica geniale e degli altri romanzi

L’autrice non ha conquistato solo le classifiche italiane e d’oltreoceano, ma anche e soprattutto il cuore dei suoi lettori e dei critici di tutto il mondo. Con oltre 150 mila copie vendute solo in Italia, è stata poi tradotta in varie lingue facendo breccia principalmente negli Stati Uniti, dove la casa editrice Europa Editions ha dato voce alle giovani protagoniste Lila ed Elena.

Oltre a L’amica geniale si sono susseguiti Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta e Storia della bambina perduta. Una catena di parole e un filo conduttore da far perdere il fiato; un intreccio narrativo che si snoda tra le strade impolverate della periferia napoletana, mischiandosi con le vicende di due bambine che pian piano diventano grandi.

Una scrittura emozionante ed empatica

Ma Elena Ferrante è anche la mente di altri romanzi, come L’amore molesto, I giorni dell’abbandono e La vita bugiarda degli adulti. Le sue pagine hanno entusiasmato e smosso gli animi dei critici letterari, che si interrogano su un tale veloce successo. Ciò che principalmente attrae è il suo modo di scrivere semplice ma particolare, sembra che la scrittrice sia dotata di grande empatia che riesce a trasmettere a tutti coloro che leggono le sue opere. I personaggi dialogano col lettore che, stupito e trascinato in un vortice di emozioni, si immedesima con passioni e dolori, attraversandone i loro mondi e perdendosi all’interno. È una lettura esperienziale, carica di pathos e termini in dialetto che riportano alla genuinità delle proprie radici.

La scelta di tenere nascosta la propria identità

Dietro tutto ciò si cela una penna dall’animo poliedrico e a tratti sfuggente ed è anche per questo che si è alimentata, nel corso di questi anni, una questione che rimane ancora irrisolta: chi è davvero Elena Ferrante?

La scrittrice ha deciso infatti di perseguire l’anonimato assoluto, optando dunque per questo nome che altro non è che uno pseudonimo. Già nel 1991 l’autrice dichiarava: “Non parteciperò a dibattiti e convegni, se mi inviteranno. Non andrò a ritirare premi, se me ne vorranno dare. Non promuoverò il libro mai, soprattutto in televisione, né in Italia né eventualmente all’estero. Interverrò solo attraverso la scrittura”.

La scrittura, così superba che le permette in totale libertà di librarsi in alto e superare qualunque classificazione di sé, nasconde anche un’ulteriore domanda: a celarsi dietro a quello pseudonimo è una donna o un uomo?

Della sua biografia si ipotizza soltanto che il suo anno di nascita sia il 1945 e che abbia origini campane. Nel volume La frantumaglia sono raccolte le lettere dell’autrice al suo editore, le rare interviste concesse e le sue corrispondenze con alcuni lettori, proprio per soddisfare la curiosità del pubblico nei suoi confronti. Con quest’opera, l’autrice cerca di far comprendere i motivi che la spingono a non svelare la propria identità; la scrittrice stessa parla del desiderio di autoconservazione del proprio privato, del mantenere una certa distanza e del non prestarsi alla spinta, che alcuni scrittori hanno, di mentire per apparire come ritengano che il pubblico si aspetti. Elena Ferrante esprime il suo essere attraverso l’arte dello scrivere, plasmando sogni e paure e mettendoli nero su bianco, là dove chiunque possa vederli e sentirli.

Le ipotesi che hanno condotto ad alcuni nomi

Il mistero letterario si infittisce quando, qualche anno fa, il giornalista Claudio Gatti conduce un’inchiesta per Il Sole 24 ore ripresa poi da giornali e riviste internazionali quali la statunitense The New York Review of Books, la tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung e la francese Mediapart. Dopo alcune indagini sui movimenti finanziari della casa editrice E/O, che pubblica i romanzi della Ferrante, gli indizi porterebbero ad Anita Raja, traduttrice di origine napoletana e collaboratrice della stessa casa editrice. La pista si è però rivelata una fake news, anche se desta ancora alcuni sospetti tra i più dubbiosi, che non si arrendono a questa “caccia a tutti i costi” alla scrittrice fantasma.

Tracce di sé attraverso la scrittura

D’altro canto, la reazione della casa editrice è stata particolarmente decisa: “Pensiamo che questo genere di giornalismo sia disgustoso”, ha dichiarato Sandro Ferri, l’editore di Elena Ferrante, al The Guardian.

Se l’autrice ha preso la decisione di non rivelarsi è perché poco interessata ai riflettori e ad accontentare necessariamente le esigenze di un mondo editoriale che sente distante. Anche molti utenti dei social network si sono indignati davanti a una violazione così palese della privacy, difendendo il diritto all’anonimato dell’autrice. In un’epoca in cui è più importante apparire che essere, Elena Ferrante lancia, ai colleghi scrittori e non, una lezione importante: venire giudicati per il talento e la passione che si mette nel proprio lavoro batte qualunque apparizione sui grandi schermi.

Una cosa è certa: le storie che Elena Ferrante sta lasciando in eredità riescono ad affascinare intere generazioni e per fare questo, al di là di quale sia il suo vero nome, le bastano solo carta e penna.

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