“Sembravano grida. E un rumore basso, pauroso. Mi sono convinta che fosse il respiro della volpe, il verso che le usciva dai denti azzannando il collo delle galline. Mia zia diceva che non era possibile e che me l’ero sognato, ma me lo ricordo ancora oggi, chiarissimo: come un rimbombo. Quando mi mandavano in chiesa e il prete parlava del male, io pensavo sempre a quel rumore lì. Come l’acqua sottoterra, hai presente?”

Dopo La memoria della cenere, Chiara Marchelli torna con un romanzo costruito con rara maestria, un’indagine poliziesca intrecciata alle radici storiche della follia. In un racconto mozzafiato, dove il passato sboccia nel presente come un fiore velenoso, l’autrice si immerge nella fragilità dell’animo femminile, che nella fame di libertà e perfezione ha sempre cercato il riscatto dall’infelicità e dal male inflitto e subìto.

La storia e i luoghi

Tutto ha inizio il 1° luglio 2019 a Volterra: l’autrice trasporta sapientemente il lettore attraverso una natura incolta e affascinante fino a una anonima fossa in cui viene trovato il cadavere di una donna.

“Oggi invece la luce del mattino è una luce fioca, già stanca il 1° luglio, greve sopra il verde dei boschi. Scuri, folti: ha fatto un maggio freddo e piovoso, un giugno lento. La natura pulsa ed espira, non si vedrebbe molto attraverso le foglie di lecci e platani; si immaginerebbero i sentieri, i campi ancora rossi di papaveri. Non si riuscirebbe a distinguerlo. Bisognerebbe passare ai piedi delle Balze, uscire dai sentieri, infilarsi e tra erbacce e cespugli di ginestra, spostare rami, ragnatele e spine, graffiarsi le gambe, piegare la schiena, raggiungere il cumulo di rocce, scivolare sull’argilla e la sabbia per arrampicarsi fino in cima e poi ridiscendere, per trovarlo in fondo al fosso, rotto e rivoltato malamente su se stesso, manco si fosse accartocciato prima di cadere giù”.

L’ambientazione trasmette una Volterra intrigante, piena di vita e di mistero che fa da sfondo a una storia che ne segue le principali caratteristiche.

I protagonisti e le emozioni

L’indagine iniziale è seguita dal comandante dei carabinieri, Maurizio Nardi, un uomo introverso e taciturno, il tipico commissario che mette tutto se stesso nel lavoro e difficilmente si arrende. Per questo motivo, una volta risolto il caso d’omicidio che ha dato il via a questa storia, si fa coinvolgere nella scomparsa di Giorgia Sala, una giovane donna in vacanza a Volterra.

A fare da sfondo ai personaggi così ben caratterizzati, ci sono i sentimenti, tra cui il dolore che Chiara Marchelli riesce a catturare, modellare e raccontare meglio di ogni altra emozione dell’anima. Per esempio da una parte c’è Giorgia, che porta con sé a Volterra una delusione d’amore e un’anoressia da cui ancora non è guarita del tutto e dall’altra Malina, la sua nuova amica, una donna dal passato misterioso. Il suo modo di narrare le sofferenze e i turbamenti che sconvolgono l’animo umano risulta davvero affascinante.

“Ci sono così tanti equivoci intorno all’anoressia.. tanto per cominciare, lo sai che il significato di anoressia è sbagliato? Mancanza di appetito. In filosofia invece non descrive un’assenza di fame, ma di desiderio. E da una parte è così: diventi apatico, pensi solo a cosa mangiare e cosa non mangiare. Hai una fame incolmabile. Ma poi non è vero nemmeno quello: non è vero che non desideri. Desideri così tanto che non..”
Giorgia si osserva le mani, passa i polpastrelli sulle unghie scuotendo piano la testa.
“Ridursi a essere soltanto pensiero per impedire al mondo di devastarci di nuovo. Difendere chi siamo, cancellandoci. E, cancellandoci, gridare la nostra presenza. Assurdo, no?”

In conclusione

Chiara Marchelli, con un sapiente gioco di carte, decide di seguire quattro flussi temporali che scorrono inizialmente paralleli per poi incrociarsi e diventare un unico filone che lascia senza fiato fino al dipanarsi della matassa che sta al centro di Redenzione.

Dopo che l’indagine si sposta sulla scomparsa di Giorgia, molti tasselli iniziano a incastrarsi e un lettore esperto è così in grado di notare i piccoli indizi che l’autrice lascia lungo il cammino, come delle briciole di pane che conducono sempre più all’interno della storia fino a trovarsi così invischiati da non riuscire più a lasciarla andare.

Redenzione è un noir intrigante, la cui componente psicologica crea un mix perfetto per gli amanti del genere.

Articolo a cura di Roberta Artesani

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