È importante quanto il protagonista, ma non ci deve piacere per forza

Nei precedenti tips abbiamo parlato molto dei nostri protagonisti, e di come andrebbe costruita la scheda del personaggio. Ci siamo soffermati sulle caratteristiche più importanti, e abbiamo stilato un identikit con gli elementi che lo rendono verosimile.

Eppure non hai la sensazione di esserti dimenticato di qualcosa? Anzi, di qualcuno!

Come spesso accade in questi articoli, faccio una previsione: scommetto che hai compilato la scheda personaggio del tuo/oi protagonista/i ma non quella dell’antagonista.

Eh già, anche se è qualcuno (o qualcosa) che proprio non ci piace, anche l’antagonista merita le nostre attenzioni.

Col Writing Tips di oggi voglio parlarti di questa figura chiave dei romanzi, soprattutto quali rischi corri se la trascuri dandola per scontata, o accostandola ai personaggi secondari.

Evitiamo la strega di cenerentola

Andiamo subito al punto: “il rivale” ha la stessa importanza del personaggio principale, merita altrettanta cura al dettaglio, e deve essere dotato, in eguale misura del protagonista, di profondità e motivazioni forti.

Se credi che stia dicendo banalità ti stoppo subito, posso assicurarti che molti autori trascurano del tutto l’antagonista, e con quale rischio? Di presentare al lettore una figura stereotipa, gettata su carta come una comparsa sottopagata e superflua. Nel migliore dei casi sembrerà di lottare contro la strega di Cenerentola, un cattivo randomizzato dall’errata idea che debba essere per forza una figura maligna, priva di sogni, speranze ma anche di paure.

Certo, “il cattivo” è qualcuno con cui difficilmente simpatizzeremo, e forse è proprio per questo che ci curiamo poco di lui. Chi mai proverebbe a capire le ragioni di un serial killer? Di un dittatore, un demone dell’inferno o una divinità malvagia? Cercare di entrare in empatia con queste figure è un processo talvolta doloroso, specie se stiamo scrivendo un romanzo biografico, tuttavia… Tuttavia non dobbiamo dimenticare che siamo scrittori, e abbiamo il dovere di navigare anche in acque torbide, di scendere in profondità dell’animo umano, per quanto malvagio e distorto.

«Il crimine non esiste. Solo gli atti esistono, atti cui spesso vengono attribuiti diversi significati all’interno di differenti strutture sociali. Gli atti e i significati loro attribuiti sono i nostri dati. La nostra sfida è quella di seguire il destino di questi atti attraverso l’universo dei significati. In particolare, quali sono le condizioni sociali che incoraggiano o prevengono l’attribuzione a questi atti del significato di crimine?»

“Una modica quantità di crimine” di Nils Christie

Solo così sono potuti venire alla luce personaggi come Hannibal Lecter, Jack Torrance (Shining) o Anton Chigurh (Non è un paese per vecchi).

Qual è, pertanto, l’errore più grave che potresti fare?

Anche i cattivi hanno un sogno nel cassetto

L’antagonista per antonomasia, si tratti della strega di Cenerentola, di uno squalo o una calamità naturale, è sempre qualcuno/qualcosa che si frappone tra il protagonista e il suo obiettivo. Questo, tuttavia, non significa che a sua volta non possa avere degli obiettivi.

L’errore più grande che potresti fare è quello di privarlo di uno scopo forte, o credere che l’opporsi indiscriminatamente alle azioni del personaggio principale, sia una “missione” sufficiente.

Anche i malvagi hanno sogni nel cassetto da realizzare, e anche i malvagi possono avere delle paure che devono affrontare. Pensiamo all’evoluzione del personaggio di Anakin Skywalker di Guerre Stellari. Da bambino “prescelto”, diventa un eroe prima di tramutarsi nel signore del male, Dart Fener. Durante questa discesa (o ascesa, dipende dai punti di vista) coltiva prima il sogno di diventare un pilota di sgusci, per guadagnare soldi e migliorare la propria vita e quella di sua madre. Poi intraprende la via dei Jedi, nella lotta contro i Sith (setta devota al lato oscuro della forza). Sposa la donna che ama, Padmé, e ha due figli (i noti Luke Skywalker e la principessa Leila). Si avvicina al lato oscuro per trovare un modo di salvare Padmé dalla morte (quindi spinto dalla paura). Si schiera con l’impero, e lotta per la sua supremazia. Quando Padmé muore abbraccia del tutto il lato oscuro, ma nell’atto finale del suo arco narrativo si immola per salvare il figlio Luke.

Riassumendo, quindi, possiamo dire che anche l’antagonista ha avuto:

  • Obiettivi
  • Sogni
  • Paure
  • Speranze
  • Sentimenti

Con questo non voglio suggerirti che anche il tuo “cattivo” debba scoprire il proprio lato buono/scuro, ma deve avere sufficienti motivazioni che lo spingono a contrastare il protagonista.

Luca e Simone

Proviamo a fare un altro esempio.

Stai scrivendo una storia in cui il personaggio principale è un bambino di nome Luca, che vuole imparare ad andare in bicicletta senza rotelle. Luca viene trattato male dai compagni di classe per via del suo peso, e imparare ad andare in bici è un modo per dimostrare che può fare le loro stesse cose. Ogni pomeriggio, pertanto, scende in cortile col suo papà, che lo aiuta a mantenere l’equilibrio sul sellino.

Anche il suo vicino di casa, Simone, lo prende in giro, perché lui è già in grado di andare in bicicletta, e ogni pomeriggio scende in cortile da solo per imparare a usare i pattini a rotelle. Simone vorrebbe tutto lo spazio in giardino per sé.

Luca sa che l’amichetto dice agli altri ragazzi del cortile che è un pisciasotto, perché ha sempre bisogno dell’aiuto del papà. Un giorno, quindi, vuole mostrare a Simone che si sbaglia, e che è in grado di pedalare senza l’aiuto degli adulti.

Luca sale sulla mountain bike e quando inizia a pedalare, Simone lo fa cadere. Luca finisce in mezzo a un cespuglio di rose, e si taglia dappertutto. Decide che non andrà mai più in bicicletta, anzi, che non andrà mai più in cortile. Da quel giorno rimane a osservare dalla finestra Simone che impara a usare i pattini a rotelle.

Ora, è abbastanza evidente che Luca sta subendo le angherie dell’amichetto, che si frappone fra lui e il suo obiettivo di ad andare in mountain bike senza rotelle.

Fino a qua pensiamo tutti la stessa cosa del vicino di casa, che è un bambino cattivo, addirittura un bullo, ma…

Una mattina Luca vede la mamma di Simone che sta parlando in salotto coi suoi genitori. La mamma di Simone dice che il suo papà è malato da diverse settimane, che è stato male proprio il giorno del suo compleanno, quando gli ha regalo un paio di pattini a rotelle. Simone vuole imparare a usarli prima che il suo papà torni dall’ospedale.

Iniziamo a capire, dunque, che anche l’amichetto sta vivendo una situazione conflittuale, e che anche lui ha motivazioni forti, addirittura più forti di Luca, per andare in cortile coi pattini a rotelle.

A questo punto della storia sentiamo di poter simpatizzare anche per lui, perché impari a pattinare, e perché il suo papà guarisca.

Forse Simone rappresenta un’etica dove, davanti alle difficoltà, ce la si prende col più debole. Probabilmente è lontano da come affrontiamo noi l’esistenza, dalla nostra maniera di ragionare, eppure potremmo sentire per lui comunque il desiderio che, in un certo modo, ce la faccia.

Dare un senso agli atti

Riuscire a empatizzare anche con l’antagonista ti aiuterà a creare dei conflitti complessi, e in generale renderà la storia molto più interessante.

Un metodo per farlo è sicuramente utilizzare la stessa scheda del personaggio che abbiamo visto nel tips precedente. Quando sei bloccato chiediti sempre come gli altri autori hanno reso più umano il loro “malvagio”, e in generale impara, prima di giudicare una persona, a domandarti perché abbia compiuto determinate azioni.

Mi rendo conto che quando il romanzo tocca tematiche delicate è difficile, a volte doloroso, mettersi nei panni di un individuo che magari ha fatto del male a noi, o a qualcuno che conosciamo.

Talvolta, tuttavia, cambiare punto di vista, cercare di capire le motivazioni che spingono le persone, può aiutarci ad avere nuove prospettive, non solo come autori, ma anche come esseri umani.

“[…] una volta organizzati come storie, gli atti divengono portatori di senso e suscitano in chi ascolta le più svariate connessioni; nei racconti è possibile costruire nuovi significati condivisi e confrontare esperienze personali e collettive rese meno evidenti dall’indebolimento dei legami sociali.”

“Una modica quantità di crimine” di Nils Christie

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