Doc – Nelle tue mani

Si è conclusa giovedì 19 novembre una delle fiction Rai più seguite negli ultimi tempi: Doc – Nelle tue mani. Un cast d’eccezione che vede alcuni tra i migliori attori presenti sul panorama italiano: Luca Argentero, Matilde Gioli, Silvia Mazzieri, Pierpaolo Spollon, Gianmarco Saurino, Alberto Malanchino, Simona Tabasco, Sara Lazzaro e Giovanni Scifoni. Loro e tanti altri hanno tenuto incollati agli schermi centinaia di spettatori che sono virtualmente entrati in un ospedale, seguendo casi clinici complicati, arrabbiandosi ed emozionandosi proprio come i protagonisti. 

Dal libro…

Cos’è Doc – Nelle tue mani? È una serie TV ispirata a una storia vera, tratta dalla biografia del dottor Pierdante Piccioni, Meno dodici (Mondadori). È il 31 maggio 2013 quando Piccioni, primario dell’ospedale di Lodi, resta vittima di un incidente stradale mentre percorre la tangenziale di Pavia. Viene subito trasportato in ospedale in stato comatoso e quando si risveglia, dopo qualche ora, i suoi ricordi sono fermi al 25 ottobre 2001, giorno del compleanno del figlio Tommaso. A causa di una lesione alla corteccia cerebrale, gli ultimi dodici anni della sua vita sono stati completamente cancellati e, all’improvviso, ha una quotidianità che non riconosce: la moglie ha un aspetto diverso, i figli non sono più due bambini ma universitari con la passione per lo sport e, cosa ancor più grave, l’uomo ha perso buona parte delle sue conoscenze mediche. 

In questo diario personale, il dottor Piccioni diventa un comunissimo paziente: due esistenze all’apparenza diverse accomunate e vissute dalla stessa persona, difficili da unire. Non si limita a descrivere la paura e la disperazione di un uomo che, irragionevolmente, viene catapultato in un’altra realtà ma anche la lenta e complicata riscoperta di se stesso. Grazie all’aiuto della famiglia, degli amici e dei colleghi riuscirà a recuperare i ricordi, a studiare e rimettersi in gioco, cominciando così una seconda vita.

…alla serie

Ed è così che Meno dodici si trasforma in una fiction targata Rai in cui, prendendo spunto dalla biografia, assistiamo al trauma cerebrale di Andrea Fanti (interpretato da Luca Argentero), che gli provoca una perdita di memoria. Ciò che è successo negli ultimi dodici anni, il divorzio dalla moglie, la morte del figlio più piccolo, l’esser diventato primario del reparto di medicina interna, la storia con Giulia (Matilde Gioli) e il brutto carattere unito al distacco dai pazienti, è come se appartenesse a un altro uomo.

La Direzione dell’ospedale in cui lavora consente al dottor Fanti, chiamato dai colleghi e dagli specializzandi “Doc”, di rimanere in reparto e tra studi approfonditi, complicati casi clinici e uno strano farmaco che ha provocato la morte di alcuni pazienti, Andrea ricomicia gradualmente la sua vita, osservandola da un altro punto di vista. Alla sua storia si uniscono quelle delle altre persone coinvolte per le quali Doc trova spesso una parola di conforto, spronandole al perdono, all’accettazione di sé e all’amore. 

Riflessioni

Abituati alle classiche serie TV in ambito medico, la trama si dava quasi per scontata ma Doc – nelle tue mani è stato qualcosa di più: ci ha permesso di entrare in un mondo guardato attraverso gli occhi di quelle persone che, giorno dopo giorno, mettono corpo e anima in una professione al servizio del prossimo, chiunque esso sia. Ci ha fatto vedere la sofferenza senza mai abbandonare la speranza. Ha mostrato il lavoro, la dedizione e il sacrificio che si celano dietro i camici bianchi, ponendo tutti sullo stesso piano.

È vero, questa è solo una fiction, ma forse mai come adesso qualcuno di noi ha avvertito la necessità di vedere e “toccare con mano” questo immenso universo, con la consapevolezza di fidarsi e affidarsi ancor di più a coloro che scelgono questa professione per una reale vocazione, perché la voglia di aiutare gli altri è più forte persino della loro stessa vita.

Il dottor Fanti e tutta la sua équipe hanno dato una dimostrazione fondamentale: prima di FARE i medici, bisogna ESSERE medici, con tutte le salite che questo percorso impone, avendo un solo grande obiettivo: salvare vite umane.

“Ci siamo noi. E c’è quella grandissima stronza della morte. Ci sono giornate come questa che sembra inarrestabile, lo so ma non è così perché ci siamo noi. Tutto lo studio, la teoria, la pratica è servito tutto a portarci qui oggi a guardarla in faccia e dirle: NON OGGI. Non importa quanto disperate siano le condizioni di un paziente: NON OGGI. Non importa se neanche i pazienti ci credono più: NON OGGI. Qualcuno di noi cederà, altri reggeranno bene la pressione ma voi dovete ricordare sempre perché siamo qui, per metterci in mezzo tra i pazienti e la stronza. Questo è essere medici.” 

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