“Ah, tu leggi romance? Io preferisco libri seri”

Purtroppo non è raro sentire commenti del genere quando si rivelano le proprie preferenze di lettura. In Italia ci sono molti, troppi pregiudizi riguardo i generi letterari, causati da eccessiva ignoranza e un certo snobismo.

In molti, infatti, reputano che gli unici veri libri siano i classici, i saggi, i mattoni polacchi o comunque romanzi pesanti. Lettori che fanno parte – o reputano di far parte – di una élite culturale che eleva i libri più corposi. Per queste persone solo le letture impegnate sono degne di essere definite letteratura. Il resto è serie B o addirittura Z e loro, dall’alto della loro cultura, si arrogano il diritto di giudicare chi legge questa tipologia di libri.

Quali sono i generi più discriminati?

Al primo posto sicuramente c’è il romance in tutte le sue sfumature (erotico, dark romance, chick-lit…), un genere considerato di nicchia, ma una nicchia così ampia che rappresenta il genere più letto in Italia. Il romanzo rosa, infatti, occupa la porzione più grande dell’editoria italiana anche se non sono molte le case editrici che se ne occupano (e ci sono anche molti autori in self-publishing che vendono tantissimo!).

A seguire ci sono i libri di avventura, fantasy e sci-fi e poco dopo gli young adult, generi tra i più venduti eppure ritenuti robetta da molti.

Ma perché questi pregiudizi?

Bisognerebbe chiedere in giro quali siano i motivi di queste discriminazioni, ma è probabile che siano legati alla tipica struttura che questi libri possiedono.

Secondo alcuni sono sempre scontati, scritti male, non insegnano nulla al lettore mentre un libro dovrebbe avere sempre una morale. Ma chi l’ha deciso? Ci sono sicuramente testi che devono insegnare qualcosa a chi li legge, trasmettere dei messaggi più o meno velati, ma è davvero necessario che ci siano sempre? Per me, assolutamente no. E poi siamo davvero sicura che un romanzo d’amore sia privo di significati?

La letteratura è sì cultura, ma anche intrattenimento. Un lettore ha il sacrosanto diritto di leggere un libro per distrarsi, rilassarsi dopo una lunga giornata, passare del tempo e divertirsi. Un libro può essere semplicemente puro svago, non tutti i lettori ritengono sempre interessante una storia ambientata nella Russia dell’Ottocento con tante descrizioni, troppi nomi e drammi familiari.

È sbagliato dividere i lettori in fasce e giudicare i gusti altrui, anche perché l‘importante dovrebbe essere leggere, a prescindere da cosa, e portare avanti l’editoria. O no? Sembra quasi che per questi lettori snob sia più importante vantarsi delle proprie letture.

Ma poi, c’è qualcosa di vero in queste maldicenze?

Sì, no, dipende. Si parla di generi letterari, non del singolo libro, quindi come si fa a giudicare in modo così generico? Ci sono testi scritti bene e altri scritti male, prevedibili o no, ma se svolgono il loro compito di intrattenere sono titoli meritevoli. Anzi, in alcuni casi, il pubblico si aspetta una determinata struttura e bisogna capire che certi elementi, un certo registro e certe copertine sono adatti al genere che si tratta. Prima di giudicare, quindi, occorrerebbe dare un’opportunità e rendersi conto che ogni libro ha un suo target. Se non ci piacciono non significa che questi siano brutti, per non dire altro.

“Hai mai pensato di scrivere qualcosa di serio?”

Non solo i lettori vengono offesi e giudicati, ma anche gli autori stessi.

Solitamente chi scrive romance o fantasy, per dirne due, viene considerato “scarso”, perché visti come qualcosa di semplice e superficiale. Alcune volte è vero, gli autori emergenti più inesperti non fanno troppa ricerca o worldbuilding e finiscono per dare vita a libri mediocri. Ma non si può certo fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono tantissimi autori che scrivono in modo curato, studiano, lavorano tanto sulle loro opere e considerarle di serie B solo per l’argomento trattato è una grave offesa.

L’autrice del genere romance – o, se vogliamo essere precisi dark romance –  Monique Scisci, ci ha parlato della sua esperienza e dei commenti ricevuti. Ci ha spiegato che, al contrario di quanto si possa pensare, il processo creativo dei romance è lo stesso di qualunque altro genere: “Pensi a una trama, butti giù la bozza, la sinossi e mappa concettuale, pianifichi il lavoro, fai ricerche, costruisci i tuoi personaggi, crei l’intreccio, scrivi, cancelli, riscrivi, perfezioni e infine consegni”.

Inoltre, nonostante il genere sia considerato leggero, non significa che non possa includere temi difficili (vedi violenza, lutto, malattia mentale, pedofilia…). È più facile trovarli in questi libri che in altri, a dirla tutta.

L’invito di questi autori è quello di non condannare un intero genere solo per sentito dire ma di informarsi e magari fare un tentativo, soprattutto però smettendola di giudicare le letture altrui.

 Ognuno legga quello che gli pare!

 

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