Paolo Rossi e Diego Armando Maradona: il diverso modo di essere un fuoriclasse

Paolo Rossi e Diego Armando Maradona hanno segnato un’epoca con i loro gol e le loro vittorie, vivendo il calcio in modo completamente diverso, rappresentando per molti ragazzini un modello da imitare e una via di uscita dal grigiore di tutti i giorni.

Nel Mondiale di calcio del 1982, per la prima volta allargato a 24 squadre, per una maggiore partecipazione delle Nazionali dei paesi asiatici e africani, si vivono le imprese di due campioni: Paolo Rossi e Diego Armando Maradona.

Pablito

Paolo Rossi viene convocato, malgrado le opinioni contrari di molti esperti e giornalisti sportivi, tra i ventidue in partenza per i Mondiali di Spagna. Dopo alcune prove poco positive, esplode contro il Brasile segnando tre reti, due in semifinale alla Polonia e una nella finale contro la Germania. L’Italia è campione del mondo, lui vince il titolo di capocannoniere e a dicembre il Pallone d’Oro, primo italiano dopo Gianni Rivera.

È la rivincita di un ragazzo semplice cresciuto tra sani valori, che ha subito tre gravi infortuni ai menischi. Nella sua breve carriera diventa l’emblema della vittoria in Spagna e dell’amore per la Nazionale, grazie ai suoi guizzi e alla sua capacità di leggere le mosse dei suoi avversari.

El Pibe de Oro

Diego Armando Maradona è un ragazzino nato in uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires e il calcio diventa la sua sola ragione di vita e di successo. Fin da subito attrae l’interesse di vari club, ma è nel Napoli che trova la sua definitiva consacrazione vincendo trofei e portando la squadra avanti in diverse competizioni calcistiche. Nel 1986 trascina la Nazionale argentina alla vittoria della Coppa del Mondo in Messico, segnando anche un gol frutto della furbizia più innata, da cui nasce il termine “mano de Dios”.

Esce dalla scena calcistica a causa di una squalifica per doping e nella sua seconda vita diventa amico di Fidel Castro e di Chavez, vivendo sulla sua pelle le sue contraddizioni, le sue paure, le sue ambiguità e la sua grande generosità. Inferiore o uguale soltanto a Pelé.

Vite da copertina

La vita e le imprese di questi due fuoriclasse hanno dato vita a racconti, a pièce teatrali, graphic novels e molto altro. Da segnalare i libri autobiografici: Ho fatto piangere il Brasile e Quanto dura un attimo su Paolo Rossi, Io sono El Diego e La mano di Dio su Maradona. Vengono redatti anche diversi romanzi, tra cui La partita. Il romanzo di Italia Brasile di Piero Trellini e Mondiali 1982 – La Rivincita di Francesco Core, Maradona, il sogno di un bambino di Stefano Ceci e Il Napoli di Maradona di Marco Bellinazzo e Gigi Garanzini.

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Un 2020 calcisticamente funesto

Paolo Rossi e Diego Armando Maradona sono entrambi scomparsi lo scorso anno, a distanza di qualche settimana l’uno dall’altro. La loro morte è stata diversa come la loro vita.

Paolo Rossi si è spento, a causa di un male incurabile, in silenzio, circondato dall’affetto dei suoi cari, con la partecipazione discreta dei suoi compagni di Spagna, nella sua Vicenza, dove aveva scelto di vivere.

Maradona è invece morto da solo, in una stanza vuota, e il suo funerale è stato un evento mediatico accompagnato da una folla oceanica. La sua scomparsa ha generato diverse manifestazioni pubbliche, anche nella sua amata Napoli.

“Ecco mi piacerebbe si ricordassero di me con un solo fotogramma: maglia azzurra addosso, braccia aperte.”

Paolo Rossi

 “Potevo trovarmi a una festa di gala vestito di bianco, ma se vedevo arrivare un pallone infangato lo avrei stoppato con il petto.”

Maradona

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