Enrico Vanzina, in libreria con Una giornata di nebbia a Milano edito HarperCollins, una storia abilmente raccontata, senza fronzoli con quel tocco di ironia ben calibrata, ci racconta come è nata l’idea del romanzo.

Da dove è partita l’idea di scrivere questo romanzo ambientato a Milano, una città completamente diversa in termini di paesaggio e di atmosfera rispetto a Roma, dove è nato e ha vissuto?

Avevo scritto un “giallo” ambientato a Roma (La sera a Roma, Mondadori). Mi ha dato grandi soddisfazioni. E mi sono detto: adesso ne scrivo uno ambientato a Milano. Perché Milano? Perché amo Milano, la conosco, ci ho vissuto per lunghi periodi. È così differente da Roma che mi obbligava a cambiare passo e stile. L’ho fatto. Spero in maniera egregia.

A cosa si è ispirato per creare i personaggi: pura fantasia o persone che esistono nella realtà? E a quale di loro si sente più simile?

Questo è un romanzo di pura fantasia. Ma, si sa, la fantasia si nutre di realtà. Nel romanzo ci sono cose, personaggi, atmosfere che si ispirano a un mondo che conservo nella memoria. L’unico personaggio che è ispirato in qualche modo a una persona vera è il co-protagonista, lo scrittore Finnekens. Mi sono liberamente e affettuosamente ispirato a Andrea Pinketts.

Il protagonista, dopo aver appreso la notizia dell’uccisione del padre, decide di svolgere un’indagine per conto suo. Che cosa l’ha spinta ad affiancargli Finnekens, un suo amico giallista?

Una giornata di nebbia a Milano è un giallo dove non esiste, o quasi, la Polizia. Chi svela il mistero è la Letteratura. Quindi mi sembrava naturale affiancare al protagonista un letterato. Anche se speciale, anticonformista e immerso nella vita quotidiana.

Una giornata di nebbia a Milano

Nel romanzo, specie attraverso il protagonista, fa riferimento a romanzi, opere teatrali e film: è un modo per dare più credibilità al personaggio – un giornalista che si occupa di cultura – o fornisce dei suggerimenti letterari/cinematografici al lettore?

Ripeto, questo è un romanzo che vuole suggerire una cosa: è più vera la realtà o la Letteratura? Vale anche per il cinema. Quindi, i riferimenti letterari e cinematografici non sono dei consigli, sono riflessioni che stanno al centro della trama.

Oltre a Una giornata di nebbia a Milano, ha scritto altri romanzi gialli: di quali, tra questi, le piacerebbe realizzare un film o una serie TV?

Se volessi che una mia storia diventasse film la scriverei direttamente per il cinema o la TV.

Che consigli darebbe a chi si vuole cimentare nella scrittura?

Di leggere. E rileggere. E di capire se ha davvero talento. Se quando rilegge quello che ha scritto è deluso, deve lasciar perdere… scherzo. La scrittura è un dono. Non si impara a scrivere. Si nasce, credo, scrittori. Ma si può imparare a scrivere sempre meglio. Questo sì. Insisto, leggendo.

La sua vita, insieme alla sua carriera cinematografica è stata legata a suo fratello Carlo, in che cosa vi completavate nel privato e nella professione (oltre al fatto che lei è uno sceneggiatore, mentre Carlo era un regista)?

Diversi nella vita e nel carattere. Ma uniti dalla stessa visione del mondo. Con lui era tutto facile.

Enrico e Carlo Vanzina (foto: Twitter @ciakmag)

Qual è stata la sceneggiatura che le ha dato più soddisfazione e quella che le ha recato più problemi nella stesura?

Non lo so. Non la cerco nella memoria. Mi ha dato soddisfazione fare cinema. E fare il giornalista. E scrivere libri. Insomma, scrivere. Sono stato fortunato. Faccio quello che desideravo fare. Anche quando sbaglio.

Scrittore, giornalista, sceneggiatore, in quale di questi ruoli si trova più a suo agio? C’è qualcosa, e se sì quale, che modificherebbe del suo passato professionale?

Forse alcune ospitate in televisione. Sono molto esuberante ma in fondo anche molto riservato. Quando diventi pubblico è talvolta faticoso. Potevo stare più nascosto…

Grazie ancora per aver soddisfatto le curiosità dei lettori del blog dell’Accademia della scrittura, le facciamo i nostri migliori auguri per la sua ultima opera.

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