Il romanzo

È il 1945, la guerra è finita e la Germania esce danneggiata dalla Seconda guerra mondiale. Berlino è un cumulo di macerie – così come le vite degli abitanti – e le tensioni sociali agitano le strade della città. In questa atmosfera spiazzante c’è, però, chi nonostante tutto sta provando a ricostruire la propria vita. Le tre sorelle Thalheim – Rike, Silvie e Florentine – provengono da un’agiata famiglia di commercianti, il cui maestoso negozio è stato distrutto dai bombardamenti; anche per loro il 1945 è l’anno zero, in cui iniziare una nuova vita.

Il romanzo è il primo di una trilogia e mette al centro la storia di tre sorelle con un obiettivo comune: riaprire l’attività di famiglia. Amori, gioie e delusioni illuminano, l’autrice è abile nel mescolare i diversi ingredienti narrativi. L’opera è ricca di colpi di scena e le ultime pagine lasciano in sospeso il lettore.

Quali storie e segreti nasconde la trilogia?

Una città in macerie che rinasce

Interrogativi e misteri del passato inondano le pagine di questo romanzo e a fare da sfondo è la Berlino del dopoguerra, che appare come una città funestata. I grandi edifici luminosi e affascinanti, tipici degli anni ’30, sono solo un lontano ricordo e riemergono talvolta attraverso i ricordi di Rike, la protagonista.

La narrazione è caratterizzata dalla rinascita dei Thalheim distrutti dalla guerra, che, attraverso miseria e povertà, provano a farsi strada e a ricostruire i grandi magazzini. Le vicende famigliari sono inframezzate da fatti e avvenimenti reali del periodo storico: il mercato nero, la riforma monetaria, la divisione della Germania e il ponte aereo degli alleati; questi precisi riferimenti storici non ostacolano la narrazione, bensì arricchiscono il racconto di autenticità, stimolando l’interesse del lettore.

I grandi magazzini: un regno incantato

La Germania, prima della Seconda guerra mondiale, è la nazione per eccellenza che detta le tendenze: Berlino è meta di artisti e rappresenta una città all’avanguardia per tutti i fenomeni culturali.

La famiglia Thalheim possiede i grandi magazzini, strutturati in un edificio su tre piani colmo di abiti e colori. Storicamente, sono stati proprio i grandi magazzini a contribuire in modo massiccio allo sviluppo della moda così come la conosciamo noi oggi. Nati a metà dell’800, attraverso di essi la moda diventa “democratica”, si passa dal sarto di fiducia a dei veri e propri negozi dove gli abiti si possono anche solo guardare e toccare; la moda diventa così accessibile a tutti.

Luci così brillanti che quasi la accecano. Colori, un tripudio di colori. Al piano terra, proprio accanto a lei, una fontana di marmo da cui scaturiscono zampilli scintillanti. Le nuove scale mobili che scivolano silenziose su e giù, invece della faticosa scalinata. Ampie cabine di prova con tende bianche. Delicate fragranze diffuse a intervalli regolari dagli impianti di ventilazione. Un invito irresistibile all’acquisto sfrenato – solo per chi se lo può permettere, s’intende. Dappertutto appendiabiti carichi di vestiti, cappotti, pantaloni, camicette, giacche, sullo sfondo innumerevoli scaffali e in primo piano invitanti pile di camicie, calze, guanti e cinture sui banchi di vendita, insomma tutto l’indispensabile per la donna e l’uomo moderni. E poi manichini finemente abbigliati, così realistici che potrebbero mettersi a camminare o parlare da un momento all’altro.

Moda: specchio della realtà sociale

La moda degli anni ’40 rappresenta le esigenze sociali del periodo: gli uomini partono in guerra e le donne, rimaste sole, tengono in mano le redini della famiglia, così come hanno fatto le sorelle Thalheim. Il ruolo della donna cambia molto con la Seconda guerra mondiale e ciò si riflette sia nel mondo del lavoro sia in quello del vestire. Gli abiti femminili sono perlopiù tute da lavoro a cui si aggiungono accessori funzionali come le fasce per capelli; le scelte stilistiche degli anni ’40 sono dunque dettate dalla necessità e dalla comodità.

La povertà conseguente alla guerra rende più sobrio il vestiario, si tralascia lo stile appariscente tipico degli anni ’30, ma non si rinuncia mai alla bellezza e all’eleganza: laddove non vi è la disponibilità per nuovi acquisti – come per esempio i collant in seta – le donne si arrangiano come meglio possono, talvolta disegnandosi sulle gambe la riga dei collant; questa non è solo una scelta dettata dallo stile, rappresenta la voglia di fare e di ricostruirsi.

Il romanzo è la storia di questa rinascita e del ritorno alla vita. Il grigiore delle macerie viene colorato dalle stoffe degli abiti e dal piacere della moda. Significative sono le pagine dedicate alla sfilata organizzata dalle tre sorelle, in cui mostrano tutto il loro sex appeal: dalla bellezza degli abiti, al magnetismo dello sguardo e alla sensualità della voce.

L’autrice

Brigitte Riebe ha conseguito un dottorato in Storia prima di dedicarsi alla narrativa e ha lavorato come editor per una casa editrice. Ha pubblicato numerose opere di grande successo, in cui ripercorre le vicende dei secoli passati.

Una vita da ricostruire è il primo dei suoi romanzi a sfondo storico pubblicato anche in Italia. È inoltre autrice di thriller, scritti con lo pseudonimo di Lara Stern.

I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue.

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