Montreux (Svizzera), primo marzo 2012: il cuore di Lucio Dalla smette di battere lontano dalla sua Bologna, dalla sua Italia e da alcuni dei suoi più stretti collaboratori e amici. Sembra ieri, ma sono quasi trascorsi dieci anni dalla dipartita di uno dei grandi geni della musica italiana: un uomo capace di guardare al futuro, di rendere possibile l’impossibile e di trasformare in pura arte qualsivoglia guizzo di follia.

Una vita per la musica

Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare/ Parlava un’altra lingua però sapeva amare/ E quel giorno lui prese mia madre sopra un bel prato/ L’ora più dolce prima d’essere ammazzato

La vita di Lucio Dalla è scandita da date, incontri, passioni: tutto ciò che gravita attorno al suo universo è il cuore pulsante della sua variegata e proficua produzione discografica.

Lucio nasce il 4 marzo 1943, figlio di Iolanda Melotti – casalinga e abile sarta bolognese – e di Giuseppe Dalla, uomo bellissimo e ambito, che però non riesce a godersi appieno le gioie della paternità. La perdita prematura del padre, a causa di un cancro alla schiena, è uno dei macigni più pesanti per il cantautore, che ricorre alla musica per sopperire alla mancanza della preziosa figura genitoriale.

Ragazzo vivace, spiritoso e dalla fisicità quasi caricaturale, Lucio si avvicina al mondo delle sette note iniziando a suonare il clarinetto: riesce addirittura a “fare le scarpe” a un giovanissimo Pupi Avati, allora componente della Rheno Dixieland Band. Per Dalla, l’esordio ufficiale nell’universo musicale arriva negli anni Sessanta quando, notato da Gino Paoli, viene incoraggiato a intraprendere la carriera da solista. Una carriera, la sua, partita in salita, ma successivamente esplosa grazie a piccoli grandi gioielli come 4/3/1943 e Piazza Grande, quest’ultima scritta da Sergio Bardotti e Gianfranco Baldazzi e curata nelle musiche dallo stesso Dalla insieme a Ron – con il quale forma un grande sodalizio.

Uno sguardo al futuro

Grande scopritore di talenti, Dalla è una figura determinante per l’esplosione di tantissime carriere musicali, come quelle di Samuele Bersani, Luca Carboni e gli Stadio. Il cantautore bolognese possiede la capacità innata di guardare avanti, immaginando un futuro quasi fantascientifico per il resto del mondo.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno/ porterà una trasformazione/ e tutti quanti stiamo già aspettando/ sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno/ ogni Cristo scenderà dalla croce/ anche gli uccelli faranno ritorno

L’anno che verrà, Il motore del 2000, Libera, Futura sono solo alcuni dei brani nei quali il cantautore e musicista scorge un avvenire che la maggior parte dei suoi colleghi non riesce neanche a mettere a fuoco.

Artista poliedrico, coinvolto in mille interessi – dal cinema alla lirica, dall’opera al teatro, senza dimenticare la passione smodata per lo sport – Lucio Dalla ama soprattutto osservare la gente, da Bologna a Napoli, dalla Sicilia alla Lombardia. La gente comune è la sua principale fonte di ispirazione, specialmente nelle ore notturne, quelle nelle quali le vie di Bologna si popolano di cocomeraie e musicisti, di prostitute e uomini disillusi.

La grande famiglia di Lucio

Chiunque abbia avuto l’onore di incrociare il proprio cammino con quello di Lucio Dalla non è mai riuscito totalmente ad allontanarsene. Il cantante possedeva l’innata capacità di amare chiunque, anche quando qualche “stella” da egli stesso scoperta e lanciata cercava di allontanarsi dalla sua orbita. L’ultima in ordine cronologico è stata Pierdavide Carone, giovane cantautore uscito dal talent show “Amici”, che ha partecipato nel Sanremo 2012 proprio in coppia con Dalla. Il brano, intitolato Nanì, ha visto il cantante e pigmalione vestire i panni di Direttore d’Orchestra, lasciando il palco proprio a Carone, l’ennesima dimostrazione della sua incommensurabile generosità.

Il 14 febbraio del 2012 Lucio Dalla tornò sul palco del Teatro Ariston di Sanremo per accompagnare il giovane Pierdavide Carone sulle note di Nanì, il singolo si è classificato al quinto posto.

Carone, De Gregori, Pavarotti, Roversi, Morandi: sono tanti i parolieri, musicisti, cantanti che hanno goduto del privilegio unico e irripetibile di affiancare Lucio Dalla nel lavoro in sala di registrazione e durante i concerti dal vivo. Anche dopo la sua improvvisa morte, avvenuta proprio nella stessa località che tanto cara fu a un’altra pietra miliare della musica mondiale – Freddie Mercury (coincidenza?) – Dalla ha continuato a commuovere il grande pubblico con Almeno pensami, singolo postumo portato a Sanremo nel 2018 dall’amico Ron.

Almeno pensami/ Senza pensarci pensami/ Se vai lontano, scrivimi/ Anche senza mani scrivimi/ Se è troppo buio, chiamami/ Prendi il telefono, parlami/ Io e la notte siamo qua

E noi, caro Lucio, anche nell’anno che verrà, in ogni giorno che sia o no il quattro marzo, ti penseremo e ti ritroveremo nelle tue splendide canzoni senza tempo.

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