Martedì 6 aprile si è tenuto il primo incontro relativo alla lettura del secondo libro affidato al Salotto dell’Accademia. Dopo Questo giorno che incombe, il romanzo selezionato per i “salottieri” è Il grande me, pubblicato da Fazi Editore, scritto da Anna Giurickovic Dato. L’autrice, nata a Catania nel 1989, è avvocato, oltre che sceneggiatrice. Ha esordito con il romanzo La figlia femmina, con cui è arrivata finalista al Premio Brancati nel 2018.

La trama

A causa di un male incurabile, Simone ha pochi mesi di vita. Viene raggiunto a Milano – città in cui si è trasferito da Catania dopo la separazione dalla moglie – dai tre figli: Carla (protagonista e voce narrante), Mario (primogenito) e Laura (ultimogenita).

La sentenza di morte diventa, per loro, un modo di ricostruire un rapporto con il padre che, nel corso degli anni, hanno frequentato poco; ma è anche l’occasione di scoprire un segreto che Simone ha tenuto loro nascosto. L’uomo ha una veloce decadenza fisica e mentale, è sempre più debole e inizia a perdere la lucidità; per questo motivo, i figli devono accudirlo in tutto e per tutto, diventando a loro volta i genitori del padre.

Riflessioni

Abbiamo iniziato con l’analizzare alcuni aspetti del romanzo. In primis lo stile di scrittura che cambia a seconda che si tratti della voce narrante, dei pensieri intimi della protagonista o dei dialoghi tra i personaggi: in quest’ultimo caso il ritmo è più incalzante. Si presume che le variazioni del modo di scrivere siano volute, per permettere al lettore di distinguere facilmente le tre situazioni.

Vista l’intensità, la delicatezza e la mancanza di frasi fatte sull’argomento focale della storia, ci siamo domandati se i fatti narrati siano frutto di pura fantasia, oppure se siano stati vissuti direttamente dalla stessa autrice o da persone a lei molto vicine. Questo sarà probabilmente tema di dibattito durante l’incontro con la scrittrice, per scoprire le sfumature che si nascondono dietro alla costruzione di una storia e se e quanto la realtà l’abbia intaccata.

Siamo normali solo qui dentro; appena ci troviamo là fuori chi non ci conosce ci giudica, chi ci ama non ci comprende e pensa di doverci usare attenzioni e delicatezze eccessive, senza per questo coinvolgerci nelle proprie attività quotidiane; si avvicinano a noi spaventati, ci parlano con troppo rigore, ci offrono lacrime che non vorremmo versare, ci compiangono e, così, non ci sentiamo più soli.

La morte

Inevitabilmente è venuto fuori il tema della morte, alcuni membri del salotto, che si rispecchiano nei fatti del romanzo per reali coinvolgimenti personali, hanno raccontato in particolar modo le loro reazioni a tali avvenimenti.

Quando ci si immedesima o comunque si “entra in un libro” le sensazioni e le emozioni che magari nella vita di tutti i giorni tendiamo ad assopire esplodono con prepotenza. La bellezza sta anche in questo, lasciarsi andare e far sì che una storia con protagonisti del tutto sconosciuti liberi in parte quello che invece è il nostro vissuto. È il potere intrinseco delle parole. Il confronto poi con i “salottieri” aiuta e spinge ad aprirsi senza pregiudizio alcuno. È incredibile come solo alcuni capitoli possano dare il la (usando un’esclamazione musicale visto che la musica ha un ruolo all’interno del romanzo) a una discussione che si spalanca a tutto tondo e coinvolge ben oltre i confini della narrazione.

Il segreto del padre

Perché confessarlo proprio ora? È più legato alla volontà del padre di rendere partecipi i figli per amore o più per “scaricarsi la coscienza”? E soprattutto, c’è da credere a un uomo in preda ai deliri legati non solo alla malattia ma anche alle terapie? Il dubbio attanaglia, la curiosità e la voglia di approfondire avranno la meglio sulla volontà di non “torchiare” il genitore di domande scomode e forse inopportune? Tante sono le domande legate a questa parte del libro, che invoglia quindi a continuare la lettura.

Il rapporto con la madre

Se la madre dei tre figli non ha un ruolo così fondamentale, lo stesso non si può dire della mamma di Simone, che è spesso nei pensieri del figlio.

“Per la prima volta credo che sia una fortuna che non ci sia più. Se mi vedesse adesso, proverebbe una sofferenza lacerante.” […]

“Quanto sarebbe infelice oggi mia madre, se sapesse che sto così male.

Perché, in quell’ultimo periodo della sua vita, l’uomo pensa alla madre che potrebbe soffrire? Probabilmente per la predominante personalità della stessa, così come ingombrante è anche Simone nei confronti della protagonista e dei suoi fratelli.

A questo ci siamo agganciati, alla figura del padre, ben definito sia nella descrizione fisica che caratteriale: una persona che ha una certa somiglianza con Omar Sharif,  con una grande forza di volontà e con un bisogno continuo di essere apprezzato e di imporre la sua personalità.

In conclusione

Abbiamo letto metà dell’opera, c’è chi ha apprezzato la delicatezza della scrittura, chi non si sente del tutto in sintonia con la storia e chi, come detto prima, invece è particolarmente coinvolto. Ci chiediamo già come sarà il nostro stato d’animo al prossimo e ultimo incontro, visto che a breve finiremo di leggere il romanzo. Il giudizio sarà uguale? Ci sarà una svolta decisiva? Avremo delle risposte soddisfacenti alle nostre domande? Seguiteci nella prossima puntata del #diariodibordo!

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