Michael Grandage, conosciuto per le sue regie teatrali a Broadway e nel “west end” londinese, ci regala la sua prima opera dietro a una cinepresa, che risulta gradevole, affascinante e ricca di poesia.

Il film, basato sulla biografia Max Perkins. Editor of Genius di Scott Berg, si discosta dai classici biopicin quanto si sviluppa attorno a tre figure. Tre personaggi, a modo loro tutti protagonisti, che vivono il tema del talento applicato alla scrittura in maniera diversa e, in certi casi, diametralmente opposta.

Maxwell “Max” Perkins

Max Perkins (Colin Firth) è l’editor principale della casa editrice Scribner’s Son. È un uomo dal carattere apparentemente duro, integerrimo e, potremmo dire, tutto d’un pezzo. È sempre vestito in maniera impeccabile, con perennemente in testa il suo amato cappello dal quale non si separa neppure quando è a tavola.

Nella prima scena in cui compare, Max è seduto alla scrivania completamente assorbito dal suo lavoro: di fronte a una risma di carta, armato di matita, scorre le righe del testo sottoponendolo a una attenta revisione.

William Maxwell Max Evarts Perkins è stato un editore statunitense, ricordato per aver scoperto autori come Ernest Hemingway, F. Scott Fitzgerald e Thomas Wolfe.

Una ricerca della perfezione della pulizia del testo, la sua, che lo porta a pensare quasi sempre in funzione del suo lavoro. Anche in treno, mentre rincasa, rimugina sulle parole che gli hanno tenuto compagnia per tutta la giornata. Quasi le rimastica per essere sicuro di non aver commesso errori.

Il tempo che dedica a sua moglie e alle cinque figlie, pur amandole moltissimo, sembra essere una semplice parentesi tra le righe che ogni giorno viviseziona e corregge.

L’improvvisa irruzione in ufficio di Thomas Wolfe scombussola la routine di Max ma non il suo aplomb: chissà quanti autori in cerca di fortuna avrà visto nella sua carriera! E un tipo bizzarro e strano come Thomas non può certo disturbarlo perché quello che è veramente importante per lui è solo il manoscritto che porta con sé.

Thomas Wolfe

Thomas Wolfe (Jude Law), giovane scrittore squattrinato in cerca di fortuna, sotto la pioggia battente di una New York frenetica e distratta, guarda con speranza mista a rassegnazione l’insegna della Scribner’s Son sapendo benissimo che quella casa editrice è forse l’ultima carta da giocare per poter diventare ciò che già da tempo desidera: uno scrittore affermato che può vivere del suo lavoro.

Thomas Clayton Wolfe è stato uno scrittore e poeta statunitense.

È così che Thomas appare ai nostri occhi, proprio all’inizio del film, dandoci, erroneamente, l’idea di trovarci davanti alla figura stereotipata dell’aspirante artista maledetto, che cerca finalmente di cogliere i frutti del suo presunto talento.

Durante lo scorrere della storia ci si accorge che la prima impressione era sbagliata. Sì certo, Thomas è una persona irruenta, egocentrica (ma quale artista non lo è?), a volte dissoluta, concentrata quasi esclusivamente su se stessa e che troppe volte dà la sensazione di usare i rapporti umani e interpersonali per un secondo fine, ma è al tempo stesso uno scrittore di talento che non si è mai arreso davanti alle innumerevoli porte sbattute in faccia. Un ragazzo che, perso prematuramente il padre, sgomita e lotta per affermarsi in un mondo che, allora come oggi, forse non sembra dare grande spazio agli artisti.

L’incontro con Max è la chiave di svolta della sua vita: sotto la sapiente guida dell’editor newyorkese pubblicherà il suo primo manoscritto O Lost e, a distanza di alcuni anni, il secondo romanzo Il tempo e il fiume.

Con il trascorrere del tempo tra i due uomini nasce un legame che va ben oltre il semplice rapporto di lavoro. Forse Thomas ritrova in Max quella figura paterna che tanto gli è mancata e Max vede, nel giovane, quel figlio maschio desiderato ma mai arrivato.

Aline Bernstein

Per il ruolo che le viene riservato nel film può sembra un azzardo includere Aline Bernstein (Nicole Kidman), compagna del nostro Thomas, tra i protagonisti della pellicola. Tuttavia, proviamo a immaginare una donna, alla fine degli anni Venti, sposata con un marito che non ama più (e che forse non ha mai amato) che intrattiene una relazione clandestina con un uomo di vent’anni più giovane, mantenendolo anche economicamente: quanti tabù ha infranto pur di inseguire la felicità? Già questo può essere sufficiente per considerarla una protagonista non solo della storia del film, ma anche dei nostri tempi.

Il rapporto con lo scrittore è ambiguo. Thomas è grato per l’appoggio – non solo morale -, ma i sentimenti che prova per la donna non possono limitare la sua libertà e la sua creatività: ama veramente Aline o gli fa comodo avere accanto una “mecenate”? E lei è davvero innamorata di Thomas o la voglia di essere ancora desiderata la spinge inesorabilmente verso l’artista?

La relazione tra i due va in cortocircuito nel momento in cui Thomas incontra Max: ora è l’editor al centro del suo mondo e Aline ne soffre tremendamente. Si sente tradita e usata ed è così disperata che arriva persino ad affrontare Max in maniera “violenta” pur di cercare di recuperare il “suo” Thomas.

Chi è il “Genius”?

Il “Genio” del titolo è Max Perkins, celeberrimo editor che negli anni Venti curava autori del calibro di Hemingway e Scott Fitzgerald, o è Thomas Wolfe, autore emergente e ricco di talento che proprio Perkins scopre e accompagna lungo la strada del successo?

Il focus è senza dubbio sulla figura di Perkins, che il regista esalta mostrando come il talento di un curatore editoriale possa fare la differenza. Questa figura professionale, spesso trascurata e dimenticata, non si limita solo ad apportare correzioni, ma entra in sintonia con il testo e, con l’autore, è in grado di comprendere le potenzialità e le lacune del manoscritto, rielaborandole e dando così alla luce un testo sicuramente migliore di quello iniziale.

La forza e il senso delle parole, di cui l’editor può ritenersi il custode, sono il segreto e il motivo per cui, a distanza di anni o decenni, certi libri si continuano a leggere.

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