Martedì 13 aprile si è tenuto il secondo e ultimo incontro de Il Salotto dell’Accademia relativo a Il grande me e, come era prevedibile, il libro ha suscitato sentimenti contrastanti all’interno del gruppo di lettura: a qualcuno è piaciuto molto mentre qualcun altro è come se fosse rimasto un po’ in sospeso.

Lo stile

Un tratto che tutti noi abbiamo apprezzato è il modo di scrivere dell’autrice attraverso stili differenti per facilitare il lettore nell’alternanza tra la voce narrante e l’esternazione dei pensieri della protagonista Carla. In alcuni punti, il testo è contraddistinto da monologhi belli e coinvolgenti. Questa peculiarità ci ha dato la sensazione di assistere a una scena teatrale o cinematografica, caratteristica che evidenzia l’attività di sceneggiatura che la Giurickovich svolge in parallelo.

La morte

C’è stato uno scambio di vedute sul tema principale trattato nel libro e cioè la dipartita di un genitore, esperienza purtroppo già vissuta direttamente da qualcuno di noi. Come già detto la scorsa volta, era inevitabile affrontare l’argomento, visto che la lettura di un buon libro stimola e talvolta impone di prestare attenzione a tematiche che la vita di tutti i giorni – forse per protezione – fa accantonare in un angolo della memoria.

Tra di noi c’è chi ha parlato della percezione del vuoto che ha provato e che prova tuttora e c’è anche chi ha dovuto combattere con la sensazione di impotenza legata alla morte. Non sono mancati poi anche i racconti sui sensi di colpa per aver avuto un atteggiamento evasivo nei confronti di un lutto.

Un gruppo di lettura, di fronte a tematiche “forti” come in questo caso, si plasma fino a diventare a tratti un gruppo di sostegno. Sembra una parola non idonea vista l’attività che il Salotto dell’Accademia svolge, ma la realtà è che quando le parole lette scatenano emozioni e sensazioni personali diventa del tutto naturale condividere i propri pensieri con coloro che si sono scontrati con le stesse parole nel medesimo momento. È un atto di crescita personale e collettivo.

Il finale

Per quanto riguarda il finale, anche qui ci sono state delle opinioni contrastanti: da una parte chi sosteneva che fosse quello più indicato per questo romanzo, dall’altra chi avrebbe preferito un epilogo diverso. La discussione ha tenuto banco a lungo, considerando anche l’attitudine personale di ognuno di noi di fronte a un’opera.

Il segreto

Il segreto è, a nostro avviso, un modo per far bilanciare le emozioni del lettore: se nel libro si parlasse solo della malattia del padre l’opera risulterebbe – probabilmente – troppo angosciante. Il mistero, invece, ha la peculiarità di distogliere l’attenzione, seppur momentanea, da una situazione tragica. Di sicuro non l’alleggerisce, però porta quella suspense che dà un motivo in più per proseguire nella lettura.

In conclusione

Quella della lettura del secondo libro è stata un’altra bella esperienza. Siamo un gruppo formato da persone diverse – con età, lavori, vissuti differenti – ma unite dall’amore della lettura.

È stimolante conoscere le opinioni altrui riguardo lo stesso romanzo, ma non solo, l’intervento di ogni membro del gruppo arricchisce e soprattutto approfondisce l’analisi di un’opera, portando alla condivisione di pensieri o dettagli che magari qualcun altro non avrebbe formulato o notato.

Prossimamente organizzeremo l’incontro con l’autrice: non vediamo l’ora di saperne di più, di dare qualche risposta a domande rimaste in sospeso ma soprattutto di conoscere quelle sfumature – personali e editoriali – che l’hanno portata a redarre questo romanzo.

Vi terremo aggiornati, intanto seguiteci, Il Salotto dell’Accademia continua!

 

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