“Ma come lui chi? […] Il capitano! […] Ma come quale capitano… C’è solo un capitano!”

È così che inizia Speravo de morì prima, la serie TV su Francesco Totti basata sul romanzo Un capitano (Rizzoli 2018) e il cui titolo è preso da uno striscione esposto all’Olimpico nel giorno dell’addio al calcio del capitano.

 

Pietro Castellitto interpreta Francesco Totti, non solo il calciatore, ma soprattutto l’uomo.

Siamo a Roma nel periodo antecedente a quelle che sarebbero state le ultime stagioni di Totti con la maglia giallorossa. Una carriera nata ed esplosa assieme alla sua spasmodica passione per quei colori. Un sogno che si mescola alla realtà, Francesco non è solo il capitano della Roma, ma è anche una delle poche “bandiere” rimaste di un calcio – italiano e non – purtroppo sempre più in balia di mercenari, procuratori e ingaggi milionari.

Il viaggio del campione

Speravo de morì prima rappresenta in primis il viaggio nella vita di un campione, ma anche quello di un marito, figlio e padre, che deve affrontare l’ennesima sfida della sua vita. Lo spettatore si ritrova così catapultato in una realtà che spesso da fuori viene minimizzata con un “eh ma i calciatori hanno i soldi, che problemi dovrebbero avere?”. Certo, probabilmente, la vita di questi atleti è ben diversa da tante altre, eppure quelle piccole sfumature, che rendono le persone umane, si scorgono anche nei grandi campioni che sono uomini e donne, con sogni, speranze e anche paure.

Il capitano non è pronto come dovrebbe o forse come vorrebbe. Il suo quarantesimo compleanno si avvicina e lui sa che deve iniziare seriamente a pensare che la sua carriera da calciatore professionista sia ormai agli sgoccioli. È un uomo, come tanti, alla fine di un percorso e ha paura. Per una vita intera ha vissuto con e attraverso il pallone, e ora, che ne sarà di lui?

“I miei anni erano sempre là, come un avvoltoio. Ero ancora il re sì, ma sul trono mio ce sta scritta la scadenza.”

Il cast

Pietro Castellitto è Francesco Totti, Greta Scarano è Ilary Blasi e Gianmarco Tognazzi interpreta Luciano Spalletti. Panni non certo facili da indossare, perché i veri volti dei protagonisti sono lì che affiorano e il paragone risulta inevitabile. Lo spettatore, però, è coinvolto fin da subito nella narrazione e prende confidenza con quei tratti capaci di rendere autentiche anche le realtà, sconosciute ai più, vissute tra spogliatoio e mura domestiche. Ci si trova così a ridere con e grazie al capitano e a vivere esperienze dall’alto tasso emotivo.

Greta Scarano interpreta la presentatrice tv Ilary Blasi.

Gli appassionati di calcio – e ancora di più i tifosi romanisti – ben ricordano le ultime stagioni di Totti, il rapporto “burrascoso” con mister Spalletti, le agognate panchine e anche quell’episodio in cui Francesco aveva “palleggiato” con un bimbo raccattapalle sul campo del Sassuolo, a partita in corso. Polemiche, dichiarazioni sui giornali e in TV e quel “maledetto” tempo che, nonostante tutto e tutti, inesorabilmente scorreva.

L’hai già fregato una volta il tempo Francè, qualcosa puoi ancora rosicchià…”

28 maggio 2017: l’ultima partita di campionato giocata all’Olimpico al termine della quale Totti ha dato l’addio al calcio.

Quando si vive una bella avventura – un viaggio, un lavoro, un amore o altro – la si vorrebbe prolungare, ancora e ancora. Eppure, c’è sempre un punto in cui ci si deve fermare, perché le cose non possono più continuare in quel modo. Fa male, ma è necessario cambiare e andare avanti. Bisogna vivere appieno la consapevolezza di aver raggiunto tanti bei traguardi ed esserne orgogliosi, anche per rispetto di coloro che, per un motivo o per l’altro, non ci sono riusciti.

E quindi, perché Totti nonostante le grandi soddisfazioni calcistiche che ha vissuto nella sua città si sente pressoché un uomo finito? La risposta a questa domanda è da ricercare proprio nella sua vita, vissuta quasi come un sogno. Quanto è difficile, quindi, ora dire un semplice basta?

“Tanto lo so che se non è oggi è domani, ma almeno il finale me lo voglio scegliere io. E io voglio il finale col botto amò!”

Il calcio, quello vero, unisce e non divide

La serie offre spezzoni di immagini reali di repertorio, di partite e calcio vissuto e, guardandole, quello che più mi ha colpita è stato rivedere gli stadi gremiti. Da un anno a questa parte ci siamo adattati a osservare questi enormi “raccoglitori di tifosi” completamente vuoti, senza cori, coreografie, bandiere e persone di tutte le età e classi sociali mescolate insieme. Sentire di nuovo la voce dello speaker e gli inni diffusi a tutto volume – nel pre-partita e dopo aver segnato un gol – scalda l’animo, ma al contempo lo rattrista: a chi più, a chi meno, gli stadi e tutto quello che orbita loro intorno mancano infinitamente.

Con gli impianti sportivi vuoti si perde un pezzo di vita, di collettività, di spontaneità e di aggregazione, una parola inflazionata in quest’epoca storica che ricorderemo a lungo. Gli spalti con i tifosi stipati sono l’elemento imprescindibile del calcio e degli sport in generale. Quella curva sud dell’Olimpico, più volte inquadrata nella serie, gremita di gente e colori, è invece ora lì, vuota, ad aspettare nuovamente di accogliere le persone e le storie che si portano appresso, senza emettere giudizio alcuno. Allo stadio, in fondo, le differenze non contano.

Una storia infinita

L’inconfondibile simpatia di Francesco (seppur con il volto di Pietro Castellitto) arriva e colpisce, così come il suo sentimento – che non si può descrivere neanche con i migliori aggettivi – che lo lega alla Roma, la sua Roma.

Il culmine di tutto è certamente il 28 maggio 2017, dalla sera precedente fino ad arrivare agli ultimissimi minuti vissuti a calciare quell’erba e a sentirne il profumo inconfondibile. E il calore della gente, quella gente che anche se sconosciuta ha saputo regalare a Totti emozioni indescrivibili, osannandolo come un re, l’ottavo re di Roma.

Totti è stato determinante con la maglia giallorossa anche in quell’ultima partita e ha visto la sua squadra qualificarsi in Champions per la stagione successiva, la prima senza di lui.

Grazie Francesco, lo so che è anche merito tuo se io, il 10 aprile 2018, ho potuto essere lì, seduta nella tua amata curva sud, a tifare una squadra che non è la mia – ma vista la mia compagine famigliare romanista è un po’ come se lo fosse – e a vivere un’esperienza calcistica tra cori, bandiere, lacrime e incredulità.

In quel Roma-Barcellona che ha portato i giallorossi alla semifinale di Champions, tu in campo non c’eri, ma nello stadio tutto parlava di te. E io lo posso testimoniare. Io l’ho vissuto. Per questo ti dico che tu e la Roma sarete uniti come nelle favole, per sempre…

“Ora è finita veramente, mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai.”

2 pensieri su “La serie Sky su Francesco Totti: “Speravo de morì prima”

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      Ileana Cavurina dice:

      Gentilissimo Francesco, grazie per il commento. In effetti l’idea è proprio quella di cercare di coinvolgere il lettore tramite le parole per avvicinarlo a una nuova opera, che sia letteraria o come in questo caso una serie TV. Grazie ancora per le gradite parole

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