Oriana Fallaci: un nome che ancora oggi fa tremare perché ricorda una figura brusca, senza peli sulla lingua e pronta a sfidare il mondo intero. Ma l’Oriana era molto di più.

Vita

Nasce a Firenze il 29 giugno 1929 e fin da subito mostra un lato coraggioso e forse anche un po’ ribelle, diventando staffetta partigiana per aiutare il padre e i compagni nella lotta per la liberazione dal nazi-fascismo.

Come lei stessa afferma, appartiene a una modesta famiglia con pochi soldi e pochi vestiti, ma culturalmente ricca, grazie a una casa stracolma di libri che avvicinano la Fallaci alla scrittura.

Desidera a tutti i costi diventare una scrittrice ma lo zio, il grande giornalista Bruno Fallaci, cerca di dissuaderla. Nei primi anni Cinquanta viene assunta da L’Europeo e da lì spicca il volo, diventando una delle più grandi firme del giornalismo italiano.

Il giornalismo e la scrittura

Proprio da L’Europeo, Oriana Fallaci dà il via alla sua straordinaria e invidiabile carriera attraverso una serie di interviste, mettendo a nudo personaggi famosi come Catherine Spaak, il calciatore Gianni Rivera e il torero Antonio Ordòñez.

La sua scrittura colpisce immediatamente il lettore e l’impressione è quella di leggere un romanzo, invece che un articolo di giornale. Nonostante lo spettacolo non sia il suo mondo, la Fallaci sprigiona tutta la passione racchiusa in quel piccolo corpo: ha una visione generale della realtà e delle persone che le consente di cogliere anche il più piccolo particolare. Con profondo intuito racconta personaggi complicati come Henry Kissinger – consigliere per la sicurezza nazionale e Segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Nixon e Ford – o Hailé Selassié, ex imperatore d’Etiopia.

Col trascorrere degli anni, migliora (anche se secondo altri peggiora) l’approccio e la tecnica narrativa: il suo non è solo un botta e risposta ma, attorno alla figura verso cui punta il suo inseparabile registratore, costruisce storie avvincenti. L’Oriana si prepara a un’intervista fino allo sfinimento, leggendo, studiando, approfondendo ogni singolo elemento e non arrivando mai impreparata.

La reporter

Sono davvero molteplici le esperienze vissute dalla Fallaci: documenta, in prima linea, la Rivoluzione ungherese del 1956; vola più volte in America per ottenere quella tanto agognata intervista a Marilyn Monroe (che non si farà mai trovare); compie il giro del mondo per documentare la condizione delle donne fuori dall’Europa, approdando in Turchia, Pakistan, India, Indonesia, Malesia, Giappone, a Hong Kong e alle Hawaii.

Ma è con la guerra in Vietnam che diviene, a pieno titolo, la reporter di guerra più famosa a livello internazionale e da questa esperienza nascono le opere Niente e così sia e Saigon e così sia, edite da Rizzoli.

Nel novembre 1967, parte per Saigon chiedendo di documentare il conflitto in prima linea, fianco a fianco con i soldati: scopre così la brutalità dell’essere umano, sia esso americano o vietcong. Riesce a intervistare persino il generale Loan, regalando un’immagine diversa da quella passata alla storia.

Amore e politica

Mentre assiste ai massacri di Hanoi e Dak To, a migliaia di chilometri di distanza, un uomo, chiuso in una cella minuscola, viene interrogato e torturato, rischiando più volte di morire: è Alexandros Panagulis, attivista e rivoluzionario greco, arrestato per il fallito attentato a Papadopoulos, leader del regime dei colonnelli.

Quando Alekos racconta alla Fallaci di quegli anni duri, lei riconosce in lui la figura di suo padre, eroe della Resistenza. I due ben presto si innamorano e vanno a vivere insieme in Toscana. L’anima di Alekos però è tormentata: si rivela essere un uomo solitario, incline all’alcol e dal carattere scontroso. Con la fine della dittatura, desidera rientrare ad Atene per candidarsi alle elezioni e smascherare la corruzione dei politici e della magistratura, gli stessi che avevano preso parte al regime. Ma non farà in tempo: muore in un attentato il 1° maggio 1976. Da questo amore, Oriana dà vita a Un uomo (Rizzoli), un romanzo crudo, ma che rappresenta anche un inno alla libertà.

Una vita a metà

L’amore caratterizza la vita della Fallaci: intelligente, bella e consapevole di esserlo, attira uomini diversi, più o meno interessanti. I più importanti sono François Pelou, corrispondente durante la guerra in Vietnam e Alekos Panagulis. Nonostante la sua vita e il suo carattere, prova spesso ad avere una stabilità sentimentale ma il concetto di libertà e, soprattutto, il suo lavoro hanno un ruolo centrale nelle sue scelte.

Vista la sua forte personalità, cerca di non farsi coinvolgere troppo dai sentimenti e il suo unico rimpianto è la maternità. Nel corso della sua esistenza, Oriana rimane più volte incinta, senza riuscire mai a portare a termine la gravidanza; forse il troppo lavoro, lo stress o la salute cagionevole le hanno strappato via l’unica cosa che, probabilmente, desidera con tutta se stessa. Dalla maternità mancata, crea il romanzo Lettera a un bambino mai nato (Rizzoli). La Fallaci dà voce ai pensieri più intimi di tutte quelle donne che, divorate dalle incertezze, non sanno quale strada intraprendere, consigliando loro di “dare caccia alla felicità”, qualunque essa sia.

Un silenzio assordante

A partire dagli Novanta, Oriana Fallaci decide di vivere definitivamente a New York per curarsi dal tumore che, purtroppo, la porterà via. Sono anni duri, sofferti, fatti di solitudine assoluta. Non scrive per alcun giornale, si dedica soltanto alla stesura del romanzo sulla sua famiglia che si intitola Un cappello pieno di ciliegie ma che si interrompe al 1944.

Torna a digitare sui tasti della macchina da scrivere solo in un momento storico ben preciso: l’11 settembre 2001, la caduta delle Torri Gemelle. L’articolo, pubblicato sul Corriere della sera porta il titolo “La rabbia e l’orgoglio” che diventa un libro seguito da La forza della ragione e Oriana Fallaci intervista se stessa: l’apocalisse. Questi testi rappresentano un urlo disperato misto alla rabbia e all’incredulità che la divorano, portandola a scrivere parole dure contro l’Islam.

La sua forza e la sua determinazione hanno ispirato generazioni di donne e, sebbene in forma diversa, la Fallaci continua a essere presente col suo sguardo fiero e curioso. Di lei rimangono a testimonianza le tante opere redatte, assieme alle interviste e a quella voglia di vivere a testa alta e di dare la caccia alla verità, fino in fondo.

“Non annoiatevi mai: il dolore è meglio del nulla. Il dispiacer, l’angoscia, la rabbia, la sconfitta, qualsiasi cosa è meglio del nulla. E la noia è il nulla”.

 

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