La trama

Anita Palladio è la “signora dell’avventura” del titolo, autrice di best seller storici ad alto tasso di adrenalina, da cui sono stati tratti film campioni d’incassi, nonché vincitrice di prestigiosi premi letterari internazionali. Alla soglia dei quaranta, la Palladio, che di mestiere fa la reporter d’assalto e venera Oriana Fallaci, può legittimamente ritenersi soddisfatta di sé e del suo conto in banca.

Ma tutto ciò non basta alla sua agente, e non basta al suo editore. Perché nei romanzi della signora dell’avventura, seppur costruiti con perizia e profonda conoscenza delle fonti storiche e delle dinamiche geopolitiche mondiali, manca un ingrediente fondamentale per rendere perfetta la ricetta: il sesso.

L’avventura, la spy, non tirano più – le spiega la sua agente, al telefono – La gente vuole amore e sesso”.

Vi suona familiare? Ebbene sì, proprio quello che c’è, a profusione, nella serie “50 sfumature ecc.”, e soprattutto nel best seller di Vanessa Liberti, astro nascente della narrativa italiana. Rosa, o meglio, rossa di vergogna. Perché il romanzo della Liberti, ce lo fa intendere la nostra protagonista, è davvero di bassa lega, con l’unico pregio di descrivere con dovizia di particolari ogni possibile forma di pratica sessuale.

Anita Palladio, sgomenta, rifiuta l’idea di snaturare le trame dei suoi romanzi per includervi scene erotiche fuori luogo, e non solo per ragioni nobili. Lei, figlia del generale Palladio, cresciuta con educazione marziale, ha scelto per sé una vita nomade da inviata in zone di guerra, nei luoghi più pericolosi del pianeta, e di amore, e sesso sa poco, o nulla. Certo, ci sarebbe Mike, giornalista come lei, incontrato a Baghdad sotto le bombe, e mai dimenticato. Ma quanto al sesso… Per fortuna che arrivano le fide amiche Giulia e Paola, scrittrici come lei, che la trascinano in un esilarante weekend di (quasi) perdizione ad Amsterdam, giusto per “svegliarla” un po’.

Con tutta la sua buona volontà, però, Anita non può cedere alle imposizioni della sua Casa editrice, ma le balena l’idea per un romanzo cui si dedica con feroce determinazione. Intanto, con il supporto del papà generale e del di lui affezionato autista Pasquale, della sofisticata mamma fresca di divorzio da un baronetto inglese, e delle amiche, Anita accetta di confrontarsi in TV con la sua “rivale” letteraria: Vanessa Liberti, disinibita con la penna almeno quanto con l’abbigliamento.

Un confronto che, complice un bel cambio look, volge in favore di Anita, per la quale si apre, da quel momento in avanti, un’opportunità insperata grazie alla conoscenza di persone che, come lei, vogliono riportare il mondo editoriale a un primigenio e virginale afflato etico. E cosi, Anita Palladio, si scopre rivoluzionaria e ardita imprenditrice in onore delle Belle Lettere. Ma… e l’amore?

Perché leggerlo

Aspettatevi continui colpi di scena. Aspettatevi una protagonista brillante, colta, simpatica, candida e coraggiosa, con un’onestà intellettuale adamantina.  Una che nel delirio della febbre viene guidata dai fantasmi di Liala e di Oriana Fallaci, che le forniscono consigli d’amore, e che di solito veste in mimetica, ma quando la costringono a truccarsi e indossare un tailleur fa girare un bel po’ di teste.

Una che afferma di non sapere nulla di amore e di sesso, ma che al momento giusto ci sa dire con quale cervello ragioniamo, quando si tratta di sesso o d’amore. Una che ritiene se stessa più scientifica e razionale che passionale, ma che con la persona giusta sa come lasciar andare tutte le paure e le inibizioni. Una che l’amore sa suscitarlo, senza rendersene conto. Una che gioca con i doppi sensi, facendo giocare anche noi di rimando (e facendoci tornare adolescenti maliziosi).

Ma soprattutto, leggere questo piccolo romanzo arguto e (a tratti) spassoso, ci aiuta a ragionare sul senso della letteratura, o meglio, della narrativa, oggi. Viene prima il gusto del pubblico, o la buona editoria è in grado di educarlo e affinarlo, quel gusto? È lecito pubblicare anche opere di scarsa (o scarsissima) qualità, perché “tirano”? Si può scendere a compromessi pur di sfornare potenziali best seller?

La risposta – illuminante – la fornisce la nostra eroina, spiegando qual è la sua idea di letteratura, che non ha nulla a che fare con il genere, e con le mode del momento, ma con il talento.

“Mi batterò affinché i lettori non siano più presi in giro in questa sordida maniera, da editor incompetenti, Case editrici compiacenti e agenti letterari incapaci. La letteratura è una cosa seria. Che sia storica, d’avventura, thriller, noir, gialla, d’appendice, comica o erotica, non deve mai scadere a tal punto. I lettori non se lo meritano”.

Noi ci meritiamo della letteratura di qualità. A patto di saperla apprezzare. Ma questo, è un altro capitolo.

I punti deboli

Quello di Raffaella Bossi è un romanzo a tesi, ironico, esilarante, eccessivo, fatto per far riflettere in modo leggero su un tema più che pesante. Per questo tutta la trama risulta, a una seconda lettura più critica, assai inverosimile.

I personaggi sono privi di chiaroscuri, soprattutto alcuni sono dei cliché funzionali a dimostrare la tesi dell’autrice, e vengono diretti a tale scopo. Non ci sono persone reali(stiche) che interagiscono in modo credibile. Ci sono macchiette che interpretano dei ruoli su un palcoscenico, basandosi su archetipi precisi, un po’ alla Commedia dell’arte: c’è l’eroina senza macchia e senza paura, l’antagonista sordida e impostora, l’utile “servitore”, il cavaliere impavido dal cuore d’oro, e via discorrendo.

Tenendo conto di questi limiti, la lettura è consigliata a tutti coloro che pensano che la letteratura sia una cosa talmente seria, da poterci ridere su.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *