Giovedì 27 maggio si è tenuto il terzo e ultimo appuntamento del Salotto dell’Accademia impegnato nella lettura del romanzo La primavera perfetta di Enrico Brizzi. La terza parte del romanzo, dal titolo “Benedizioni per viandanti”, ha commosso alcuni salottieri fino alle lacrime, in altri, invece, ha suscitato un sentimento più pacato, in virtù del titolo di copertina che preannuncia in parte le sorti del finale.

La Milano-Sanremo: la tappa della vita

Luca e Olli, ognuno con la propria vita e il proprio destino, cercano di scrivere un finale degno da prima pagina. Al bivio, in questa loro ultima occasione d’oro, devono restare concentrati sui loro obiettivi al passo degli eventi, per poi scattare al posto giusto, al momento giusto. È l’ultima tappa, quella del riscatto, dove ognuno di noi sogna di tagliare il traguardo e alzare le braccia al cielo.

Tornanti, salite, solitudini, imprecazioni, sgomitate con la concorrenza, imprevisti, pianti e maledizioni, la Milano-Sanremo è la nostra vita: un percorso, un viaggio, una tappa che ci scalfisce per farci diventare quello che probabilmente eravamo destinati a diventare, ovvero persone migliori, capaci di donare tenerezze e amore.

“Forse (l’amore) è davvero un essere, spirito o Dio come lo pensavano gli antichi, che acconsente a mostrarsi solo quando abbiamo portato a termine un cammino solitario, e torniamo a offrirci alla vita purificati da quel rituale, nuovi, altri.”

La trasformazione del personaggio

Agli occhi dei lettori, sembra quasi che a Luca piaccia sguazzare nei guai provocati dalle sue decisioni scellerate, in cui anche la sfortuna pare, a tratti, non dargli tregua. Luca rischia di deteriorare irreparabilmente i rapporti con le persone a cui vuole più bene: i suoi figli Nic e Gaia e suo fratello Olli. Ma un’energia inaspettata, maturata tramite nuove conoscenze ed esperienze, porta Luca a essere un uomo più empatico e allo stesso tempo anche più cauto e accorato.

“Ci stringiamo l’uno all’altra in un abbraccio senza parole, santo e sincero come le speranze che nutrivamo da ragazzi, e per la prima volta da molti anni sento di essere tornato a casa.”

In conclusione

La lettura di questo terzo libro è stata entusiasmante non solo perché si differenziava dal genere delle letture precedenti, ma anche per la quantità variegata dei temi trattati dall’autore e per l’ironia ben dosata nei momenti più delicati del romanzo. Molte sono anche le immagini di vita, evocate da Brizzi attraverso la musica, che hanno suscitato l’attenzione dei salottieri.

Prossimamente si terrà un incontro con l’autore a cui chiederemo di svelarci alcuni retroscena di questo suo ritorno al romanzo puro. Non mancheranno domande più a carattere personale, per capire se e quanto ci sia di vita “vera” all’interno di questo romanzo, ma anche a livello professionale, discorrendo della sua varietà di produzioni letterarie. Ci apprestiamo anche noi a vivere la nostra personale “primavera perfetta”.

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