In questo secondo libro della trilogia che ha per protagonista l’ultimo imperatore della gens Giulia – Lucio Domitius Ahenobarbus ossia Nerone – Alberto Angela vuole farci conoscere meglio l’episodio funesto del grande incendio del 64 d.C. che distrusse molta parte della Roma dell’epoca.

Contrariamente a quello che ci è stato tramandato dagli storici latini, per molta parte avversi alla politica neroniana, il catastrofico rogo non è stato perpetrato per volere dell’imperatore, visto che, in quei primi fatidici giorni che vedono l’avanzata inarrestabile delle fiamme per le strette vie dell’Urbe, non si trovava a Roma ma ad Anzio, nella residenza estiva.

Dai reperti rinvenuti negli scavi archeologici si evince che l’incendio ha avuto origine nella notte, nel semicerchio nord-orientale del Circo Massimo, nel centro della città. La grande costruzione che ospitava le corse delle bighe era allora costruita in massima parte da strutture portanti  e gradinate in legno e accoglieva nella parte esterna molte botteghe e magazzini stipati di materiali facilmente infiammabili. Una scintilla, una distrazione, una lanterna caduta accidentalmente possono forse aver dato origine a una combustione che si è poi propagata velocemente diventando in poco tempo incontrollabile.

L’impegno dell’imperatore

In tutto questo sfacelo la posizione di Nerone appare molto diversa da quella tramandata. L’imperatore ha da sempre, nel popolo, il suo alleato principale, contrapposto all’avversione che il Senato nutre nei suoi confronti. Sono i romani, la sua gente, a motivare le sue decisioni, a costo anche di andare a ledere i poteri forti delle grandi famiglie senatoriali.

Nell’immediatezza dell’evento Nerone cerca di alleviare le sofferenze della cittadinanza, allestendo ricoveri di fortuna in Campo Marzio e nei suoi giardini privati, commissionando nuovi rifornimenti di grano, prendendo parte alle decisioni sul da farsi e cercando di incitare personalmente i vigiles e le milizie che stanno lottando contro  un irriducibile incendio e una immane devastazione.

Fonti storiche (Tacito) riferiscono di un imperatore che, con solo una guardia del corpo, si aggira per le aree urbane, cercando di portare conforto e di spronare con la sua presenza la reazione della gente. Quindi una figura ben diversa da come ci è stata narrata. Un autocrate certo, capace di uccidere e tramare, ma quasi certamente non l’incendiario pazzo che canta accompagnandosi con la cetra mentre la sua città brucia.

L’opera

Con la consueta accuratezza delle indagini storico-archeologiche e delle ricostruzioni, Alberto Angela ci offre uno spaccato sia della Roma di quegli anni sia delle probabili contromisure messe disperatamente in campo dai vigiles e dalle autorità militari per cercare di frenare l’aggressione della “belva”, che ha continuato ad aggredire il centro abitato per ben nove giorni.

Il corpo dei vigiles è all’epoca un’unità ben collaudata e presente, in una metropoli popolosa in cui gli incendi non erano cosa rara. Già ai tempi degli imperatori Tiberio e Claudio alcuni importanti roghi avevano in parte distrutto il centro abitato. Questa volta perizia e strenuo impegno nulla hanno potuto contro l’immediatezza e le proporzioni dell’incendio.

Seguendo due di loro, Vindex e Saturninus – personaggi realmente vissuti in quel tempo e già presenti nella prima parte della trilogia – nel libro si ripercorrono lo sviluppo e le circostanze che hanno permesso alle fiamme di dilagare inesorabilmente nella città.

La ben nota abilità di divulgatore di Alberto Angela si riconferma in quest’opera dove, a una ricostruzione scrupolosa e attenta ai documenti storici, affianca episodi ipotetici ma verosimili di una collettività aggredita e decimata da un nemico implacabile. Narrazioni toccanti di singole persone in fuga, atterrite, debilitate e straziate da un simile spaventoso evento si intrecciano con le vicende dei grandi monumenti e delle vestigia di un passato ormai perduto.

L’autore ci fa rivivere i fatti arricchendo le informazioni con dati tecnici, parallelismi, considerazioni che rendono vario e articolato il racconto, dandoci la possibilità di esplorare un episodio poco analizzato della storia dell’impero romano.

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