Noi siamo i protagonisti della nostra vita

E, attraverso storie e racconti, impariamo fin da piccoli che sarà una strada irta di ostacoli, una strada in salita che, una volta affrontata, ci permetterà di arrivare in vetta.

Avremo persone che ci saranno vicine e altre che ci metteranno in difficoltà, finché non raggiungeremo la meta del viaggio, l’obbiettivo finale dopo il quale non ci imbatteremo in nessun nuovo conflitto, e vivremo per sempre felici e contenti.

Peccato che questa struttura non rifletta affatto la vita reale, molto più simile a un susseguirsi di avvenimenti episodici non sempre legati da un nesso di causa-effetto: si tratta, piuttosto, del viaggio dell’eroe.

Di che cosa si tratta?

Il modello – detto anche “monomito” – prevede che l’eroe, inteso come il personaggio principale, s’imbarchi in un’avventura, venga aiutato e ostacolato lungo il cammino, superi le avversità e torni a casa come una persona nuova.

Introdotto da Joseph Campbell nel saggio “L’eroe dai mille volti” del 1949, e approfondito dallo sceneggiatore Christopher Vogler, l’archetipo dell’eroe si può ritrovare in miti, leggende, religioni, racconti, romanzi e film.

La struttura comprende diciassette fasi, ognuna con delle caratteristiche precise, ma che non devono susseguirsi per forza in maniera esplicita e nettamente separata. Si può dare maggiore attenzione a una fase anziché a un’altra.

Questi step sequenziali vengono raggruppati a loro volta in tre atti, andando a creare il seguente modello:

  1. Partenza
    • L’eroe è chiamato all’avventura…
    • … che inizialmente tenta di rifiutare.
    • Grazie all’aiuto del mentore, tuttavia, supera le sue paure e parte.
    • Varca la soglia, entrando in un mondo a lui estraneo…
    • … abbandonando il mondo conosciuto apparentemente per sempre.
  2. Iniziazione
    • Vengono affrontati i primi ostacoli, anche subendo qualche sconfitta.
    • Sono stabiliti i ruoli di aiutanti, oppositori e antagonisti, e…
    • … l’eroe viene tentato nell’abbandonare la sua missione.
    • Affronta, poi, una figura che ha potere su di lui…
    • … per arrivare all’apoteosi, il momento decisivo dove ci sono in ballo la vittoria o la sconfitta.
    • Infine, raggiunge il suo obbiettivo finale, la ragione per cui l’eroe si è messo in cammino.
  3. Ritorno
    • Raggiunta una nuova consapevolezza, l’eroe è riluttante a tornare a casa…
    • … ma che sia una decisione volontaria o meno, il rientro al mondo conosciuto è inevitabile.
    • Debilitato dal viaggio, l’eroe è accompagnato dai suoi alleati…
    • … e ricco di una nuova consapevolezza, che è di essenziale importanza in un ultimo, breve scontro.
    • Ora è maestro sia del mondo conosciuto che di quello sconosciuto…
    • … ed è libero di scegliere per il proprio futuro.

Il moto circolare

Come hai visto, vengono stabilite in questo contesto due macro-ambientazioni ovvero il mondo conosciuto e quello sconosciuto: la struttura del viaggio è spesso rappresentata come un moto circolare proprio perché l’eroe inizia il suo percorso in un ambito a lui famigliare, che abbandona al momento della chiamata inoltrandosi in terra ignota e a cui rientra al termine della sua avventura.

Prova a pensare

Quanti libri hai letto ultimamente in cui il protagonista, nel finale, torna al punto di partenza come una persona diversa, nel bene o nel male? E quanti film hai visto con un meccanismo simile?

Attenzione!

È un sistema classico, consolidato nel tempo, su cui si può costruire un intreccio con relativa sicurezza. Durante la sua carriera lavorativa sui set cinematografici, Vogler utilizzò il modello teorizzato da Campbell per stilare una breve guida per gli sceneggiatori di Hollywood, ampliata e pubblicata successivamente con il titolo “The writer’s jurney”.

Proprio per il fatto di essere uno schema di riferimento, però, il viaggio dell’eroe presenta anche delle difficoltà in termini di ripetizione: rischia di risultare in un “già visto e già sentito”, essendo stato impastato migliaia di volte da migliaia di mani.

Eppure, quando si riesce a dare un tono unico ai personaggi, all’ambientazione e alla storia in generale, questo viaggio rimane un solido alleato. Di fondamentale importanza è la crescita del protagonista stesso, l’evoluzione che avviene proprio alla luce del percorso che affronta.

In conclusione

Naturalmente, questa non è una formula magica per ottenere un risultato perfetto; piuttosto, è una linea guida da tenere a portata di mano nella stesura di un romanzo. Tieni poi a mente che le tappe del viaggio possono susseguirsi in maniera non del tutto rigorosa, e che i tre atti possono – anzi devono avere una durata diversa.

Sono tante le piccole sfaccettature che possono rendere unico un viaggio, ed è proprio nel saperle differenziare e dosare che sta la bravura di un autore.

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