In narrativa, il punto di vista, o focalizzazione, è l’angolo di visuale da cui il narratore racconta la vicenda.

 

In ambito editoriale, viene detto pov, abbreviazione di “point of view”, e nell’articolo userò sia questo termine sia la sua forma estesa.

La scelta del punto di vista è fondamentale quando si struttura una storia, perché in base a ciò può cambiare il livello di immedesimazione del lettore. È indispensabile capire quali sono le emozioni che la storia vuole veicolare e come, e quali sensazioni devono arrivare al lettore.

Attenzione, però: il narratore è un’entità diversa dall’autore. Anche se a volte possono coincidere, si tratta, solitamente, di una figura inventata dall’autore stesso per narrare la vicenda.

In base alla prospettiva da cui la storia è narrata, si riconoscono diversi pov.

Prima persona

  • Prima persona al presente: per tutto il racconto la narrazione sarà dal punto di vista del protagonista. Chi racconta è limitato alla sua visione dei fatti, e ne viene a conoscenza man mano che si svolgono.

Una sua variante è la prima persona con punto di vista multiplo: la narrazione assume il punto di vista di diversi personaggi. Questo tipo di scelta può servire per far partecipare il lettore alla storia, per fargli notare somiglianze e differenze tra le versioni. È importante che le prospettive non siano ridondanti, ma che offrano sguardi diversi.

In entrambi i casi, si tratta di un pov molto immersivo, perché il lettore si può immedesimare completamente con il protagonista e/o con l’io narrante.

Apro la porta e vedo Silvia coricata nel letto, addormentata. Trattenendo il fiato, cammino in punta di piedi e mi sposto verso l’armadio vicino alla finestra. Silvia respira piano, il suo volto è sereno e rilassato. Io invece sono tesa, e il battito del mio cuore rimbomba nelle orecchie. Non posso fare a meno di chiedermi: Dove l’avrà nascosto?

  • Prima persona al passato: il narratore e il protagonista sono la stessa persona, ma la vicenda è raccontata come qualcosa accaduto in precedenza. È possibile, quindi, che in questo caso il narratore sappia più di cosa dice – seppure senza essere onniscente, perché non conosce tutti gli aspetti della storia, come ad esempio i pensieri degli altri personaggi.

Aprii la porta e vidi Silvia coricata nel letto, addormentata. Trattenendo il fiato, camminai in punta di piedi verso l’ armadio vicino alla finestra. Silvia respirava piano, il suo volto era sereno e rilassato. Io, invece, ero tesa: ricordo il battito del mio cuore che mi rimbombava nelle orecchie. Non potevo fare a meno di chiedermi dove l’avesse nascosto.

Seconda persona

  • Seconda persona: il narratore si rivolge al lettore dandogli del “tu“. Attenzione: non parla a se stesso, quindi narratore e lettore sono, a differenza della prima persona, due entità diverse. A diventare il protagonista è il lettore stesso.

Apri la porta e vedi Silvia coricata nel letto, addormentata. Trattenendo il fiato, cammini in punta di piedi verso l’armadio vicino alla finestra. Silvia respira piano, il suo volto è sereno e rilassato. Tu, invece, sei tesa, e il battito del tuo cuore ti rimbomba nelle orecchie. Non puoi fare a meno di chiederti dove l’avrà nascosto.

Terza persona

  • Terza persona: il narratore e il protagonista sono due entità separate. Anche in questo caso è possibile sia avere un punto di vista multiplo, sia raccontare la storia al presente o al passato.

Se si utilizza la terza persona, il narratore può essere:

  • Onniscente, cioè sapere già sia come si svolgerà la vicenda, sia i pensieri, gli obbiettivi e le motivazioni di tutti i personaggi. Può fornire informazioni sul contesto, informare il lettore su eventi futuri, può commentare la storia.
  • Oggettivo, cioè imparziale e non onniscente. Tutto viene rivelato attraverso dialoghi e azioni. Il narratore è un testimone che espone i fatti come accadono.

Marta aprì la porta e vide Silvia coricata nel letto, addormentata. Trattenendo il fiato, camminò in punta di piedi verso l’armadio vicino alla finestra. Silvia respirava piano, il suo volto era sereno e rilassato. Lei, invece, era tesa, e il battito del suo cuore le rimbombava nelle orecchie. Continuava a chiedersi: Dove l’avrà nascosto?

Non poteva immaginare di trovarsi più lontana che mai dal suo obbiettivo.

Nell’esempio che hai appena letto, riesci a capire se il narratore è onniscente o oggettivo?

Quando si sceglie di adottare il punto di vista è in terza persona, con un narratore esterno alla vicenda, è sempre bene decidere a priori se chi racconta la vicenda è onniscente o meno, e mantenere costante questa scelta.

Ad esempio, in una storia corale, cioè con più personaggi principali, raccontata in terza persona, il narratore potrebbe non essere onniscente ma neanche oggettivo. Potrebbe commentare ciò che racconta solo in relazione al dato personaggio che sta seguendo in quel momento, come una telecamera che sceglie di accompagnare un protagonista ma che inquadra dettagli e soggetti non direttamente osservati da lui.

Marta aprì la porta e vide Silvia coricata nel letto, addormentata.

Nella stanza accanto, Andrea lavorava alacremente, preso dalla stesura del suo romanzo.

Trattenendo il fiato, Marta camminò in punta di piedi verso l’armadio vicino alla finestra.

Fuori, un merlo prese il volo, attirato da un insetto qualche ramo più in là.

Silvia respirava piano, il suo volto era sereno e rilassato. Lei, invece, era tesa, e il battito del suo cuore le rimbombava nelle orecchie. Continuava a chiedersi: Dove l’avrà nascosto?

Riassumendo

Colui a cui appartiene la voce narrante può essere:

  • Interno, o omodiegetico, quando è uno dei personaggi che vive la vicenda a raccontare la vicenda stessa;
  • Esterno, o extradiegetico, quando è un “io” al di fuori della vicenda, qualcuno che non l’ha vissuta. A sua volta, questo può essere nascosto, cioè oggettivo e imparziale, o palese, quindi presente, a volte addirittura onniscente.

Nel caso in cui il narratore ne sa più dei personaggi parliamo di focalizzazione zero (terza persona onnisciente).

Quando il narratore ne sa meno dei personaggi parliamo di focalizzazione esterna (terza persona oggettiva).

Se il narratore ne sa quanto il personaggi, allora la focalizzazione è interna (terza o prima persona con pov singolo o multiplo)

Quale scegliere?

Ciasun tipo di focalizzazione ha vantaggi e svantaggi, e ogni autore deve essere in grado di scegliere il punto di vista più adatto sia al suo stile personale, sia al tipo di storia che si vuole raccontare.

Se la narrazione prende forma di un diario, in cui il protagonista descrive le vicende che gli capitano, una focalizzazione interna in prima persona può essere adatta.

D’altra parte, nel caso di un racconto in cui il protagonista è il peggiore nemico di se stesso nella sua scalata verso il successo, potrebbe essere divertente avere un narratore esterno e onniscente che lo prenda bonariamente in giro.

Con un protagonista catapultato in un mondo a lui totalmente nuovo ed estraneo, un narratore esterno ma oggettivo aiuterebbe il lettore a immedesimarsi nel personaggio principale, lasciando un po’ di spazio per raccontare aspetti di quel mondo che lui non conosce ancora.

 

 

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