Quando parliamo, pur senza rendercene conto per la maggior parte del tempo, usiamo un tono ben preciso. Prova a pensarci: scommetto che riesci a individuare almeno un momento della tua vita in cui hai vissuto sulla pelle un litigio o una discussione causati dal tono “sbagliato”. Che si trattasse di un’inflessione volontaria o di un malinteso, poco importa: il danno è stato fatto.

Proprio come noi, i personaggi di ogni forma narrativa hanno una voce unica, che li caratterizza e li accompagna per tutto il racconto. È molto importante che questa voce sia coerente con il personaggio stesso, che non “stoni” con il suo essere.

Oltre al tono, anche il lessico e il registro utilizzati sono determinanti per stabilire con chiarezza il tipo di voce, come pure il ritmo e la cadenza con cui le frasi e i pensieri vengono espressi.

Le parole giuste

Di tono, lessico e registro ho parlato anche nell’articolo “Il target – prendere la mira è meglio”. Nel contesto generale di un’opera, questi tre fattori definiscono a chi è destinata, cioè per quale tipo di lettore è stata scritta: la voce narrante, quindi, avrà caratteristiche precise in base al tipo di narrazione e alla sua destinazione. Anche le voci dei singoli personaggi, però, devono avere caratteristiche ben definite, e ciò è possibile giocando proprio su questi parametri.

Riassumendo:

  • Il tono è l’atteggiamento con cui il narratore si pone nei confronti del lettore, o i personaggi si pongono nei confronti di altri personaggi.
  • Il lessico è il vocabolario che si sceglie di utilizzare.
  • Il registro è dato dalle variabili del contesto in cui il soggetto si esprime, quindi dalle circostanze.

Le parole da scegliere per caratterizzare ogni voce sono strettamente legate alla tipologia del personaggio, al suo background, al contesto socioeconomico in cui è cresciuto e quello in cui si trova ad agire.

Ad esempio, è più facile che uno scaricatore di porto usi un lessico più colloquiale e volgare rispetto a un Lord, o che una Madre Superiora si esprima in modo più solenne rispetto a un semplice frate.

Ma a variare considerevolmente il modo in cui una persona parla è anche la sua età, per cui un bambino non potrà conoscere tutti i termini che potrebbe invece utilizzare una persona anziana, e, viceversa, un adolescente userà lo slang della sua generazione, quasi incomprensibile agli adulti.

L’intonazione

Tra le parole, però, si insinua un aspetto più sottile e talvolta trascurato, cioè quello del tono. È uno degli elementi della comunicazione non verbale, e ha il potere di dare un certo significato a una frase piuttosto che un altro tramite dei parametri sonori che applichiamo sia consciamente che inconsciamente.

Nel linguaggio, oltre alle parole stesse, attribuiamo anche un significato a tutto quello che è “sottotesto”, cioè il “non detto”, e l’inflessione della voce è uno degli aspetti da tenere in considerazione.

Ma come possiamo rendere un suono con la scrittura? Ci sono diversi modi, ad esempio:

  • Con la punteggiatura – “Stai scherzando?!
  • Con i movimenti, i gesti e le espressioni del volto – “Stai scherzando?” disse lui, sgranando gli occhi e indietreggiando di un passo.
  • Con un’indicazione diretta – “Stai scherzando?” chiese lui con tono brusco.

È bene che queste modalità vengano alternate in modo da creare il giusto equilibrio, senza fissarsi su una tecnica sola.

Proprio grazie ai malintesi che, come detto, possono scaturire da un tono frainteso, la voce, oltre a caratterizzare i personaggi, permette di creare tensione e conflitto.

Ribadisco come sia fondamentale, però, che il tono rimanga coerente con il personaggio, o che un’eventuale incoerenza sia giustificata. Ad esempio, un protagonista molto quieto e timido potrebbe sbottare, alzando la voce, solo dopo diverse peripezie che lo hanno portato al limite della sua pazienza, come un antagonista solitamente chiacchierone e disinvolto potrebbe rimanere senza parole di fronte a un’inaspettata e inesorabile sconfitta.

Musica per le orecchie

Un altro aspetto da tenere a mente quando si dà voce a un personaggio è quello del ritmo, cioè la velocità e/o la lentezza con cui ci si esprime.

La narrazione stessa ha un ritmo attentamente cadenzato dall’autore. A volte veloce, a volte lento, ottenuto con l’alternanza di scene descrittive, di dialogo e di azione, l’obbiettivo è quello di creare l’equilibrio ideale che induca il lettore a rimanere incollato alla pagina.

Anche chi parla ha una sua personale musicalità, che è riconoscibile in quanto unica. In questo caso, però, non è necessariamente equilibrata: un personaggio può esprimersi sempre e solo con frasi brevi e coincise oppure, al contrario, può parlare esclusivamente con lunghi periodi articolati.

 

Quando un personaggio prende la parola, ma soprattutto durante uno scambio di battute, è essenziale fare attenzione a non cadere nel monotono: sebbene questa parola richiami il tono, in realtà è legata altrettanto strettamente al ritmo. Evitare la monotonia nella voce dei personaggi è una delle maggiori sfide che un autore possa incontrare.

Il dialogo

I dialoghi costituiscono quella parte del testo in cui è possibile mettere alla prova la voce dei personaggi.

Tieni sempre a mente che un dialogo, in narrativa, deve essere verosimile e mai vero: non deve ricalcare la realtà, ma deve ricordarla. Questo perché i dialoghi reali spesso non hanno un fine, sono riempitivi, e sono costituiti da frasi spezzate, suoni, monosillabi… nulla di adatto a essere riportato in un testo, se non volutamente iperrealistico. Gli scambi di battute, come ogni elemento narrativo, devono avere come scopo l’avanzamento della trama o la caratterizzazione di personaggi, ambiente e atmosfera.

Se la voce dei personaggi è ben definita, idealmente non dovrebbero servire dialogue tag e action tag (o beat), cioè quegli elementi che ci dicono chi sta parlando: disse lui, esclamò Giulia, Luca mormorò, ecc. Questo non vuol dire che non si debbano utilizzare! Rimangono essenziali per la scorrevolezza del testo. Senza di essi, però, dovrebbe comunque essere facile seguire uno scambio di battute, riuscendo a collegare una voce a un personaggio senza che ci venga detto esplicitamente.

È qui, dunque, che emergono davvero il tono, il lessico, il registro e il ritmo che caratterizzano ciascun personaggio rendendolo unico. Attenzione, però: se un testo è scritto in prima persona, seguendo il punto di vista del protagonista, la sua voce emergerà fin dall’inizio! Il tono del narratore, quindi, sarà molto simile (se non identico) a quello con cui il protagonista si esprimerà nei dialoghi. O, nel caso di un narratore onnisciente e di un’opera in terza persona, se vengono espressi i pensieri dei vari personaggi, questi dovranno riflettere la loro voce.

La scheda del personaggio

Da tenere a portata di mano durante l’intera stesura di un testo, una scheda personaggio ben fatta costituisce un tool fondamentale per mantenere adeguata e coerente una voce. È lì, infatti, che vengono definiti fin dall’inizio il carattere, il background, le caratteristiche comportamentali che devono emergere dai dialoghi e dai pensieri (oltre che dalle azioni e dagli atteggiamenti). È un reminder costante che può fare da cartina tornasole.

Per ogni scambio di battute è utile prendere la scheda dei personaggi coinvolti e chiedersi: lui/lei parlerebbe in questo modo? Questa frase è coerente con il suo essere? Queste parole riflettono l’emozione che sta provando – e che voglio trasmettere al lettore?

Se vuoi sapere come preparare una scheda del personaggio utile e completa, fatti seguire da un tutor dell’Accademia della scrittura! Per informazioni, scrivici a info@accademiadellascrittura.com o lascia un commento qui sotto!

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